Dalla Francia piovono emissioni. Che colpo il corporate ecologista

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di Redazione 2 Dicembre 2009 | 10:15
C’è forte crisi fra le agenzie di rating, e a noi non resta che ribadire l’importanza di valutare con la propria testa gli investimenti che vengono proposti.

di Paolo Brambilla (www.actionnews.it)

Le metodologie di rating applicate finora da Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch sono state ampiamente criticate sia dagli investitori, sia dalle istituzioni: è di pochi giorni fa la dura presa di posizione ufficiale del Senate Banking Committee americano contro le società di rating. Ma non è finita: da gennaio 2010 l’organismo di controllo australiano impedirà a Standard & Poor’s (e in generale a tutti gli altri) di fornire le proprie valutazioni al mercato retail, pena forti responsabilità in caso di informazioni errate, evidentemente allo scopo di tutelare i privati investitori portandoli a non delegare ad altri il compito di valutare la validità dei propri investimenti.

Torniamo in Europa. I nostri cugini francesi, ben capitanati in questo settore dal loro presidente Nicolas Sarkozy, hanno deciso di investire in Ricerca e Università 16 miliardi di euro, sembrerebbe a beneficio delle energie rinnovabili. Ma non basta: un’altra cifra analoga è stata intelligentemente destinata alla crescita del settore industriale nel suo complesso. Come finanziare tali iniziative? Semplice, cavalcando il successo mondiale delle emissioni obbligazionarie governative. Se ne parlava da giugno scorso, ma ora siamo giunti al dunque: importi, remunerazioni e altre caratteristiche di questa grande massa di bonds in arrivo verranno comunicati ai primi di dicembre. E, statene certi, non saranno solo i risparmiatori francesi a finanziare le industrie francesi. Oui, allons enfants, ma l’Italia quando si desta?

A dire il vero l’Italia, con Grecia, Irlanda e Spagna, fa parte dei cosiddetti “mercati periferici”: mercati che hanno sì un ruolo abbastanza importante nell’emissione di bonds, ma che non costituiscono una priorità per gli investitori internazionali. Eppure anche noi stiamo vivendo un buon momento, soprattutto con i corporate bonds in euro: Fiat (rating Ba1/BB+) ha collocato 1,5 miliardi a tasso 6,875% scadenza 2015 il 10 novembre scorso, Intesa Sanpaolo (rating Aa2/AA-) un altro miliardo e mezzo al 3,75% scadenza 2016, ora Enel (un po’ meno conveniente, rating A2, A-) 250 milioni al 3,532% scadenza 2019. Anche società di dimensioni minori si muovono abbastanza bene, come ad esempio Buzzi Unicem che ha deliberato l’emissione di un prestito obbligazionario di circa 300-400 milioni, rivolto però ai soli investitori qualificati.

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