Banca Mps, entro febbraio via libera alla cartolarizzazione?

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di Stefano Fossati 21 Gennaio 2020 | 10:30

Si preannunciano settimane importanti per Banca Mps (circa 2 miliardi di capitalizzazione a Piazza Affari, dove stamane il titolo cede circa un punto oscillando a 1,69-1,70 euro), che ai primi di febbraio dovrebbe ricevere, presumibilmente entro il 7 del prossimo mese quando è in calendario un Cda per approvare i conti del quarto trimestre 2019, il via libera della Commissione Ue al piano di dismissione di un pacchetto di crediti deteriorati (Npe) da 11-12 miliardi di euro lordi. Dismissione che il Tesoro, socio al 68% dell’istituto senese dopo la ricapitalizzazione precauzionale costata al Tesoro stesso 5,4 miliardi del 2017, prevede possa avvenire cedendo i crediti ad Amco (l’ex Sga) ma che dovrà avvenire a prezzi di mercato.

Nel 2017, si ricorderà, una maxicartolarizzazione di 26 miliardi di crediti deteriorati vide l’intervento del Fondo Atlante che rilevò le tranche mezzanine e junior della cartolarizzazione (nell’ambito della quale i crediti ceduti furono valutati al 21% del loro valore nominale ossia a circa 5,5 miliardi in tutto) per circa 1,6 miliardi, mentre il Tesoro iniettò 3,9 miliardi a titolo di aumento di capitale e 1,5 miliardi come ristoro degli investitori al dettaglio che detenevano le passività subordinate di Mps oggetto di conversione in azioni nell’ambito del “burden sharing” previsto dalla normativa.

Una volta ottenuto il via libera, l’operazione vedrebbe Mps cedere il portafoglio in questione ad una Newco che secondo ipotesi circolate in questi giorni potrebbe essere dotata da Mps di un capitale di un miliardo di euro ed essere poi essere ceduta ad Amco. Per gli analisti di Equita Sim ciò sarebbe “equivalente a ipotizzare che il trasferimento avvenga con coverage del 66% (rispetto al 53% dei nove mesi)”, ovvero un prezzo di trasferimento implicito pari al 28% del valore lordo di libro.

Una volta completata l’operazione i “maxi derisking” la Npe ratio di Mps calerebbe sotto il 5% (attorno al 4,8% secondo i calcoli di Equita Sim, rispetto al 12,8% di fine settembre), mentre il Cet1 risulterebbe pari a circa l’11,1%. Ma oltre al problema del prezzo (che non potrà essere troppo basso per evitare di gonfiare la minusvalenza e far scendere nuovamente i requisiti patrimoniali troppo vicino o sotto i minimi regolamentari), alcuni analisti hanno fatto notare che Rocca Salimbeni deve anche risolvere il nodo al rischio legato ai contenziosi legali, ad oggi pari a circa 4,7 miliardi di euro di “petitum” ossia di richieste di risarcimento (per 2,3 miliardi ritenuti dalla banca “rischi probabili” a fronte dei quali sono già stati accantonati 500 milioni di euro).

Il giudizio degli analisti su Mps

Anche se si arrivasse allo scorporo di tali rischi per gli uomini di Equita Sim Mps avrebbe ancora bisogno di essere ricapitalizzata, “eventualmente da un partner di M&A”. Per gli analisti tuttavia questa seconda operazione presenterebbe tuttora un esito più incerto, cosa che rende incerte eventuali fusioni e acquisizioni che coinvolgessero Mps anche “post derisking 2.0”. Nel frattempo, aiutato anche dal re-rating da parte di Moody’s (che pochi giorni fa ha alzato il rating “standalone” della banca senese da “caa1” a “b3” con un outlook portato da “negativo” a “positivo”) il titolo Mps ha recuperato il 5% nell’ultima settimana, portano a +40% circa il risultato nell’ultimo anno.

Il consensus degli analisti prevedeva, senza considerare la revisione delle Dta (che avrà un impatto negativo sui conti 2019 da 1,2 miliardi, pur non avendo “alcun impatto sull’andamento della gestione caratteristica del gruppo Mps” come sottolineato da Moody’s), un utile netto di 213,6 milioni di euro. Per il 2020 l’utile netto dovrebbe invece calare a 147,2 milioni per poi risalire a 295,2 milioni nel 2021 e a 388 milioni nel 2022. I giudizi sul titolo senese restano al momento del tutto neutrali, anche perché le quotazioni sono allineata al prezzo obiettivo di consenso (1,69 euro).

Più ottimisti gli analisti tecnici che segnalano come il trend di breve periodo resti positivo, anche se mostra qualche segnale di indebolimento (in particolare il calo dei volumi dopo gli ultimi rialzi) che porta gli esperti a suggerire a chi ha il titolo in portafoglio di iniziare ad alleggerire le posizioni, mentre chi non avesse il titolo si consiglia di attendere. A medio-lungo termine il trend è ugualmente positivo, come confermano quotazioni che restano sopra la media mobile sia veloce sia lenta.

Che la fase di congestione in cui Mps sembra essere entrato da qualche seduta possa concludersi con prese di profitto è ipotesi per ora non confermata dallo Stocastico, nella parte bassa dell’area superiore di oscillazione, mentre trova una conferma dai valori dell’indicatore di forza relativa (Rsi), tuttora in ipercomprato. In giornata i supporti sono indicati poco sotto i livelli correnti, a 1,64 euro per azione e poi eventualmente in area 1,59, mentre le resistenze sono leggermente più distanti, a 1,79 euro prima e a 1,84 euro poi.

 

L’andamento in Borsa di Mps negli ultimi 12 mesi

A cura di Luca Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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