L’avversione al rischio degli investitori azionari globali è vicina ai minimi pluriennali

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di Stefano Fossati 22 Gennaio 2020 | 14:30

“Pur in presenza di evidenti rischi geopolitici, vi sono diversi fattori positivi a sostegno di una maggiore esposizione azionaria. In primo luogo, le aspettative sugli utili societari appaiono abbastanza basse da farci ritenere che i risultati della prossima stagione degli utili saranno facili da battere”. Ne è convinto Patrick Moonen, principal strategist di NN Investment Partners.

“In secondo luogo – prosegue Moonen – negli ultimi mesi sono aumentate le evidenze di una ripresa della produzione globale. Con la fine dell’escalation del conflitto commerciale Usa-Cina, l’incertezza per le aziende manifatturiere di tutto il mondo dovrebbe diminuire un po’ nei prossimi trimestri”. Questo, secondo l’esperto, probabilmente sosterrà la ripresa dell’attività manifatturiera e a un certo punto aiuterà anche il Capex (le spese in conto capitale) a riprendersi.

“In NN IP notiamo che diversi indicatori sono a sostegno delle azioni globali, tra cui gli indici di sorpresa economica che si sono spostati più in alto, evidenziando che i dati macroeconomici globali sono in gran parte più forti del previsto”, sottolinea Moonen.

Che conclude: “Una ulteriore conferma arriva dal Risk Aversion Index di NN Investment Partners che è vicino al minimo storico, nonostante le tensioni geopolitiche. Tale indice – che misura l’avversione al rischio degli investitori azionari globali su una scala da 0 a 100 – il 13 gennaio si attestava a 27, il valore più basso da gennaio 2018 e vicino al minimo di 20 anni fa, inferiore a 20, raggiunto nel primo trimestre 2005″.

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