L’importanza del pricing power, da Intel ad Amazon

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di Stefano Fossati 22 Gennaio 2020 | 19:00

A cura di Martyn Hole, Investment Director di Capital Group

Le nubi temporalesche che incombono sull’orizzonte economico a volte portano pioggia, ma le società innovative e ben gestite sanno adattarsi a circostanze mutevoli, prosperando indipendentemente dalle previsioni. Si prenda per esempio il settore dei semiconduttori. Storicamente caratterizzato da numerosi concorrenti soggetti a cicli di espansione e contrazione volatili, oggi le poche aziende di questo settore specializzate nella produzione di chip, tra cui Taiwan Semiconductor e Intel, godono di una relativa solidità.

Tale consolidamento ha contribuito ad aumentare il potere di determinazione dei prezzi, del volume e dei margini di profitto, in quanto ha coinciso con una forte domanda di chip particolari per alimentare gli smartphone e i progressi nell’intelligenza artificiale. Il fabbisogno di questi chip probabilmente si amplierà e, grazie a una migliore disciplina tra i concorrenti, al rallentamento della domanda non è corrisposto un crollo dei prezzi. Questo potere di determinazione dei prezzi può avere un impatto ancora maggiore in un periodo di tassi storicamente bassi.

Altri settori che potenzialmente beneficiano di tale potere sono i giganti delle calzature e dell’abbigliamento sportivo Nike e Adidas, che stanno capitalizzando la crescente domanda in Cina e in altri mercati, e il settore delle vendite al dettaglio online, dove aziende di piattaforme come Amazon e la cinese Alibaba possono richiedere prezzi più bassi ai fornitori e trasferirli ai consumatori.

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