Azionario, ripararsi dalla volatilità costa troppo?

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Avatar di Stefano Fossati 23 Gennaio 2020 | 16:45

A cura di Kent Hargis e Sammy Suzuki, Co-Chief Investment Officers delle strategie Strategic Core Equities, e Chris Marx, Senior Investment Strategist Equities di AllianceBernstein

Gli investitori azionari hanno affrontato un percorso accidentato nel 2019. L’indice Msci World ha chiuso l’anno con un rialzo del 27% in valuta locale, a dispetto del clamore a proposito di tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, rischio politico globale e timori macroeconomici. Gli utili, però, sono stati tutt’altro che stabili. Nel corso degli ultimi due anni, il mercato ha perso o guadagnato oltre l’1% in 71 sedute, segnando un forte incremento rispetto al 2017, quando i casi così estremi erano stati appena cinque.

Molti investitori hanno dunque deciso di puntare sulle azioni a volatilità minore, che intendono cogliere il potenziale di rendimento azionario con un andamento più stabile. Stando ai dati di Morningstar, gli Etf che promettono bassa volatilità o una volatilità minima, esplicitando tale caratteristica nella propria denominazione, hanno raccolto 28,2 miliardi di dollari di afflussi nel 2019, chiudendo l’anno con un patrimonio di 106,8 miliardi.

Questa popolarità ha generato una nuova sfida: oggi le azioni a bassa volatilità appaiono costose. Alla fine di dicembre, l’indice Msci World Minimum Volatility (Min Vol) offriva un rapporto prezzo/utili pari a 23,9, ovvero un premio del 20% rispetto all’Msci World, muovendo verso i massimi della sua gamma di valutazioni proprio rispetto all’Msci World, considerando il periodo a partire dal 2003. A detta di molti, è un prezzo alto da pagare per ottenere stabilità.

Scegliere la qualità al giusto prezzo

I benchmark, tuttavia, possono rivelarsi fuorvianti. Dal momento che si concentrano su una ristretta selezione di caratteristiche a volatilità minore e non prendono in considerazione le valutazioni, gli indici possono facilmente risultare sbilanciati verso le azioni e i settori più costosi.

Oltretutto, alcuni di questi settori non offrono la qualità che ci si aspetterebbe da un’allocazione orientata verso una minore volatilità. Ad esempio, la redditività di comparti come le utility, le telecomunicazioni e i beni di prima necessità è molto bassa in confronto al rispettivo andamento storico dal 2003. Tuttavia, l’indice Min Vol presenta una forte ponderazione in ciascuno di essi rispetto al più ampio indice Msci World. Per contro, la redditività dei titoli azionari nel settore della tecnologia è molto elevata in termini storici, eppure in questo caso il Min Vol esibisce un sottopeso.

Ciò che è essenziale considerare è che le valutazioni devono essere contestualizzate. Gli investitori sono chiamati a esaminare attentamente i singoli titoli per determinare se questi offrono cash flow di qualità in grado di favorire un andamento stabile dei rendimenti. Talvolta, vale la pena pagare un po’ di più per investire in imprese di qualità particolarmente elevata, mentre alcuni titoli azionari costosi in settori tradizionalmente difensivi non possiedono la qualità sottostante necessaria a giustificarne il prezzo.

I portafogli a bassa volatilità non sono tutti uguali

I portafogli a bassa volatilità possono essere molto diversi tra loro. Perché raggiungano l’obiettivo, noi riteniamo che debbano puntare a titoli azionari con valutazioni ragionevoli offerti da imprese di qualità elevata che possono generare solidi cash flow a prescindere dalla mutevolezza delle condizioni di mercato.

Gli investitori hanno ragione a preoccuparsi per le valutazioni. Se i mercati azionari arretrassero dopo un anno in forte rialzo, i titoli con le valutazioni più elevate potrebbero essere penalizzati. Ma questa, a nostro avviso, non è una buona ragione per escludere le azioni dai portafogli. Essendo quasi impossibile cogliere esattamente i punti di inversione del mercato, un’allocazione azionaria a bassa volatilità con una forte propensione a individuare valutazioni interessanti può essere un buon antidoto contro la volatilità futura e consentire agli investitori di rimanere investiti traendo così vantaggio dal potenziale di rendimento più elevato che le azioni possiedono nel lungo termine.

Le strategie passive non tengono conto delle valutazioni quando effettuano un’allocazione su titoli azionari a bassa volatilità. Inoltre, un indice o i portafogli passivi non possono escludere o regolare le ponderazioni di singoli titoli con valutazioni elevate. A nostro parere, gli investitori attivi che prestano attenzione alla convenienza delle valutazioni possono invece costruire portafogli con un andamento stabile delle performance, capaci di sostenere una pressione maggiore in condizioni burrascose rispetto alle loro controparti passive.

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