I payrolls

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di Redazione 4 Dicembre 2009 | 08:26
Il nostro commento quotidiano non può prescindere dal partire dalla decisione della Bce di mantenere il tasso di rifinanziamento per l’eurozona fisso al 1%, il tasso di rifinanziamento sulle operazioni di rifinanziamento all’1.75% e quello sui depositi presso l’Istituto Centrale allo 0.25%.

Ma, come sempre, il momento più atteso è stato quello della conferenza stampa di Mr. Trichet, che in un bell’abito gessato, è riuscito a spingere l’EurUsd a 1.5140 per poi vederlo ritracciare sotto la figura.

Le sue dichiarazioni questa volta non sono sembrate puramente “di rito”, anche se la cautela e la prudenza che trapelano dalle nuove stime su crescita e inflazione, la fanno da padrone.

E non potrebbe essere altrimenti. La vera protagonista dell’economia globale risulta essere la grande incertezza che governa indisturbata da un anno a questa parte, e anche allo stato dell’arte attuale risulta praticamente impossibile lanciarsi in previsioni che superino il trimestre.

Questo è il motivo per il quale le stime sulla crescita sono state riviste dal precedente range -0.5% / +0.9% all’attuale +0.1% / +1.9%, mentre quelle sul Pil si attestano a +0.2% / +2.2%. Forchette dunque molto ampie e rappresentative di stati di ripresa economica assolutamente differenti (per esempio se il GDP si mantenesse a +0.2% significherebbe quasi stagnazione, di contro un +2% sarebbe rappresentativo di un livello del Pil sostenuto). L’inflazione dovrebbe riprendersi ma mantenersi tranquillamente sotto il target della Bce pari al 2%.

Le novità arrivano dal comparto exit strategies: il prossimo 16 dicembre ci sarà l’ultima asta dell’anno per operazioni di rifinanziamento di lungo termine presso l’Istituto Centrale, ed il tasso a quale sarà possibile effettuare l’operazione non sarà più fisso all’1%, ma tornerà ad essere variabile. Questo può essere interpretato come un primo segnale di abbandono della totale politica espansiva adottata dalla Bce. Ma è soltanto una prima indicazione…

EurUsd – grafico 60 min

Sul fronte macro oggi, occorre spostarsi in America, dove verranno rilasciati quelli che, forse, sono gli unici dati che sono riusciti a mantenere lo status di market movers (anche se di breve termine).

Stiamo parlando naturalmente dei payrolls, che sono attesi a -120k unità contro i precedenti -190k. L’ADP, che solitamente ci dà una buona indicazione di come potranno uscire i dati sull’occupazione, ha fatto registrare un -169k, contro un previsto -150k ed un rivisto -195k per il mese precedente. Secondo noi, nessuna sorpresa avverrà ed il mercato continuerà la sua strada incurante di questi dati che dipingeranno una situazione sicuramente non rosea.

Difficile concludere la sezione dedicata all’analisi tecnica, questa settimana, senza parlare del cambio eurodollaro e del livello raggiunto ieri. Per la precisione stiamo parlando di 1.5140, preciso test del massimo precedente e quindi livello si sicuro interesse, anche perché abbiamo notato un rapido deprezzamento della moneta unica di 110 punti esatti, giungendo a 1.5030 e testando il minimo della giornata precedente.

Il pensiero che si evince da questa configurazione tecnica è che sono presenti grossi interessi a livello di “doppio massimo” toccato ma che il restringimento ulteriore del range di prezzi, coperto dal cambio, non lascia scelte… uno dei due livelli deve essere superato, a breve, e sino a che i prezzi non dovessero oltrepassare la resistenza data dalla trendline di supporto di lungo, ora passante nei pressi di 1.49, crediamo che il superamento avverrà a rialzo.

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