Dietro l’andamento dell’oro lo StreetTraks Gold Shares

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Avatar di Redazione 4 Dicembre 2009 | 10:00
Esattamente cinque anni fa sul mercato americano faceva il suo debutto un nuovo e rivoluzionario Etf chiamato StreetTracks Gold Shares. Si trattava di una una piccola rivoluzione copernicana nel campo degli investimenti,…

di Marco Mairate

dato che per la prima vola veniva data la possibilità a qualsiasi investitore di acquistare direttamente oro e seguire così i saliscendi del metallo prezioso. Oggi questo Etf, lo SPDR Gold Shares (ticker GLD), è il secondo più importante Etf sul pianeta subito dopo lo SPY (l’Etf che replica l’andamento dell’indice S&P500). Il tracker sull’oro più famoso al mondo infatti possiede ‘fisicamente’ metallo per 1.117 tonnellate/metriche pari un controvalore di oltre 41 miliardi di dollari. Questa piccola “banca centrale” è stata alimentata negli anni dalla passione degli investitori per la diversificazione del portafoglio, e più di recente, dalla paura del mercato per un tracollo dell’economia mondiale (oggi scongiurato, sembra).
Ancora i numeri danno l’idea delle dimensioni di questo fenomeno dorato: l’Etf GLD oggi rappresenta, per oro detenuto, il sesto soggetto al mondo e da solo il tracker possiede più oro delle banche centrali di Cina, Svizzera, Giappone, Russia, Europa e India messe insieme. Una follia a prima vista ma capace da sola di influenzare il corso del metallo prezioso più delle decisioni delle banche centrali, che in questo momento, con il fixing in dollari di oltre i 1.100 dollari/oncia, si guardano bene dal cedere oro sul mercato. Anzi. Questa seconda febbre dell’oro viene costantemente alimentata da report catastrofici diffusi da analisti ed esperti economici, che puntualmente sottolineano l’importanza di detenere oro in un momento così poco trasparente in termini di investimenti finanziari. Per ultima ci ha pensato la francese Société Générale, che in un suo rapporto intitolato “Worst Case Debt Scenario” ha dichiarato che nell’ultimo anno i pacchetti di salvataggio statali hanno solamente trasferito i debiti privati sulle spalle degli stati, creando una nuova serie di problemi. Il rapporto di 68 pagine, curato dal responsabile degli asset Daniel Fermon, delineano alcuni scenari ‘difficili’ per l’economia mondiale. Uno di questi profili (quello più nero appunto dove il dollaro scivolerebbe ulteriormente, i capitali globali sperimenterebbero di nuovo i minimi di marzo e i prezzi dell’immobiliare precipiterebbero un’altra volta) l’oro salirebbe sempre più in alto, sfruttando la sua nomea di bene rifugio e salvagente dalla moneta a corso forzoso.

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