Comitati al lavoro in casa Unicredit

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di Camilla Gaiaschi 9 Dicembre 2009 | 09:00
Giornata calda per il gruppo in vista del Cda del 15 dicembre. In giornata sono previste le riunioni del comitato strategico (per l’esame al piano di fattibilità del bancone) e del comitato nomine (che proporrà il successore di Dario Frigerio).

Giornata decisiva in casa Unicredit dove oggi si riuniranno sia il comitato strategico che quello nomine in vista del Cda del 15 dicembre. Il primo è chiamato a esaminare il piano di fattibilità al progetto “One4C” (il così-detto “Bancone”), con cui il gruppo guidato da Alessandro Profumo intende accorpare almeno 5 controllate territoriali in un’unica legal entity. Il secondo a proporre la nomina per il successore di Dario Frigerio, vice direttore generale del gruppo nonché ad di Pioneers, dopo le sue recenti dimissioni.

Stando alle indiscrezioni degli ultimi giorni, per la nuova guida dell’asset management i vertici starebbero optando per un manager anglosassone (forse scozzese?). Dopotutto, la scelta sarebbe coerente con le strategie del gruppo, volte a ridurre il peso delle componenti territoriali (che con la superbanca verrebbero meno dal punto di vista societario, per essere sostituite da un referente territoriale) a favore di una maggiore internazionalizzazione, anche in un settore, come quello del risparmio gestito, bisognoso di una vigorosa exit strategy dopo i primi timidi segnali di miglioramento. La proposta del comitato verrà approvata martedì prossimo in consiglio.

Per lo stesso giorno è previsto anche il via libera al piano di fattibilità al progetto di banca unica che verrà esaminato oggi. Dopo l’ok alla versione definitiva da parte dell’assemblea di bilancio il piano dovrebbe entrare in vigore in autunno del prossimo anno. Il progetto prevede lo scioglimento di Unicredit Banca, Unicredit Private Banking, Unicredit Corporate Banking, Unicredit Banca di Roma e Unicredit Banco di Sicilia le quali andranno a confluire all’interno della holding. Dopo le proteste dei sindacati (in particolare in Sicilia), il piano non dovrebbe comportare ulteriori riduzioni di personale (rispetto a quelle già in corso e previste con il piano di fusione con Capitalia), quanto piuttosto una ridefinizione delle divisioni già esistenti (con particolare attenzione alle Pmi).

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