Bond, le nuove emissioni governative e corporate sotto la lente

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Avatar di Carlo Aloisio 31 Gennaio 2020 | 09:29

Prevedere l’andamento dei mercati finanziari è una delle cose più complesse che ci siano, poiché sono davvero tante le variabili ed i fattori che influenzano le piazze finanziarie. Il compito degli analisti, a inizio dell’anno è stilare un rapporto su quelli che, secondo le loro rilevazioni, saranno i trend più probabili nei successivi dodici mesi. La lettura delle principali case internazionali nei primi giorni del 2020, sottolineava come sarebbe stato difficile ripetere le performance del 2019 sia per i listini azionari che per il mercato obbligazionario arrivato ai minimi storici dei rendimenti, con molti emittenti stabilmente in rendimento negativo su una grossa parte della curva.

I “market mover” nello scenario internazionale erano incentrati soprattutto nell’evoluzione della guerra dei dazi tra Usa, Cina e resto del mondo e successivamente sulle elezioni presidenziali americane del prossimo novembre.

Pochi giorni dopo è piombata sui mercati la notizia imprevedibile, ossia il virus scoppiato in Cina che sta condizionando i mercati con speculazioni e volatilità che non si vedevano da tempo. Il tutto in positivo e negativo con i listini, tra cui anche Piazza Affari che si sono mossi con percentuali importanti. Molti trader sono in attesa di segnali dal comparto farmaceutico cercando d’individuare quale potrà essere la società che riuscirà a generare un vaccino efficace, con conseguenze positive immediate se la società fosse quotata. Peraltro qualche azienda americana ed australiana sono già sotto la luce dei riflettori, tra cui una sconosciuta clinica specializzata nel settore immunologico di San Francisco, le cui azioni da inizio anno sono salite quasi del 100% perché si vocifera sia vicino al vaccino.

Per ora però si valuta quali saranno le ripercussioni sulla crescita sia della Cina che degli altri paesi, poiché il protrarsi della situazione attuale, con le relazioni economiche ed industriali sospese, si farà sentire nei prossimi numeri delle trimestrali, con effetti nella seconda metà dell’anno.

Non ci sono stati impatti particolari per la parte governativa, anzi il trend dei nostri titoli di Stato è stato positivo dopo il risultato elettorale nelle regionali, che è stato letto dai mercati come un allontanamento alla minaccia di caduta del governo con l’apertura di una crisi politica e nuove elezioni. Lo spread contro Bund sulla curva decennale ha recuperato in area 135, il che ha significato una drastica riduzione dei rendimenti che hanno rotto anche la barriera dell’1% con livelli minimi dallo scorso autunno.

Di rilievo anche la riunione della Fed dove continua lo scontro tra il governatore Powell, attento lettore dei dati macro che vedono sempre una crescita buona intorno al 2% e bassa disoccupazione ed il presidente Trump che vorrebbe ridurre il debito Usa attraverso l’abbassamento dei tassi.

Le nuove emissioni governative sotto la lente

Tante e con successo le emissioni governative, tra queste la Grecia che è tornata ad emettere su scadenza 15 anni (codice Isin GR0128016731), dopo il forte guadagno nel corso dell’ultimo anno, portando i rendimenti su alcune scadenze a superare anche i Btp, lasciandoci la “maglia nera” dell’eurozona per i rendimenti, peraltro ai minimi storici. Su questa emissione di 2.5 miliardi con tagli retail da mille euro con multipli di mille, le richieste hanno superato i 19 miliardi permettendo di scendere dall’iniziale ms+175 ad ms+165 con cedola del 1.875%. Rating B1/BB-/BB.

La Repubblica d’Austria ha collocato 3 miliardi di euro sulla scadenza a 10 anni. Il titolo (Isin AT0000A2CQD2) ha scadenza il 5 febbraio 2030 e offre un rendimento di -0.111%, 12 punti base sotto il tasso midswap. La cedola è pari a zero. Rating Aa1/AA+ e lotto minimo di mille euro con multipli di mille.

Successo nelle aste Bot per il Tesoro con tutti i 6.5 miliardi a sei mesi collocati a rendimento ancora in calo a fronte di richieste per oltre 11 miliardi. Ottimi riscontri anche per le aste Btp di medio lungo periodo che hanno visto collocati 8.75 miliardi di titoli al massimo della forchetta con il Btp decennale benchmark 1.35% aprile 2030 (Isin IT0005383309) al livello più basso di rendimento dallo scorso settembre, allo 0.94% di rendimento.

La caccia di rendimenti premia anche la Colombia, che si è affacciata sui mercati internazionali con l’emissione di bond a dieci e 30 anni in dollari, riscontrando domanda elevata e segnando rendimenti abbastanza bassi. Si tratta di due bond con scadenza a dieci e 30 anni; il primo è stato offerto per un importo di 1.543 miliardi di dollari, il secondo per appena 300 milioni. Bogotà è riuscita a rifinanziarsi sulla decennale a un rendimento del 3.128%, prezzando il bond a 98.908, 135 punti base sopra il treasury di pari durata, mendo dei 140-155 attesi dalla guidance iniziale (Isin US195325DR36). Quanto al trentennale, in scadenza nel 2049, la cedola del 5.20% ha attirato gli investitori che non si sono fatti sfuggire l’occasione di puntare su un’emissione in dollari a lungo termine e con rating investment grade. Il titolo è stato pezzato a 121.025, garantendo un rendimento annuo del 3.968%, 173 punti baase sopra il corrispondente treasury, ben sotto i 200 punti della guidance iniziale (Isin US195325DQ52). La domanda per le due emissioni è stata di 12 miliardi, di cui 7,5 miliardi per la tranche a dieci anni e 3.5 miliardi per quella a 30 anni. Rating della Colombia Baa2/BBB-, entrambi i titoli hanno taglio da 200mila dollari con multipli di mille.

La Repubblica del Cile ha emesso obbligazioni in dollari per 750 milioni, il titolo (Isin US168863DN50) è stato prezzato alla pari e reca cedola pari a 2.55%, in scadenza nel 27 gennaio 2032, per un rendimento di circa 80 punti base sopra il corrispondente Treasury. Il titolo è negoziabile per importi minimi di 200.000 dollari. Il rating del paese è molto elevato: A+/A1.

La Banca Mondiale ha collocato il suo primo bond denominato in franchi ruandesi per un controvalore di 37 miliardi di euro. Il titolo in scadenza in data 20 gennaio 2023 e con cedola 9.25% (Isin XS2107448941) è stato emesso alla pari ed è quotato alla London Stock Exchange. Si tratta della settima emissione che l’organismo sovranazionale denomina in una valuta sub-sahariana. I ricavati dell’operazione saranno utilizzati per sostenere gli investimenti dello stato africano. Investendo in questo bond, il rischio di credito che si corre è praticamente nullo, in quanto la Banca Mondiale gode del rating AAA. Resta però l’esposizione alla valuta emergente, che resta l’unico fattore di rischio che non va sottovalutato. Il franco ruandese ha perso il 40% contro il dollaro nell’ultimo decennio, cioè tende a indebolirsi a un ritmo annuo del 3.4%.

I nuovi corporate sotto i riflettori

Sono continuati i flussi importanti sul primario corporate e finanziario, tra questi la compagnia spagnola di telecomunicazioni Telefonica ha emesso obbligazioni per un controvalore di 1.5 miliardi di euro, di cui 1 miliardo attraverso un senior bond a 10 anni, con scadenza 3 febbraio 2030, e 500 milioni in green ibridi perpetui. Il bond senior (Isin XS2112289207) ha ricevuto ordini per 2.5 miliardi, la cedola è stata fissata a 68 punti base sopra il midswap, pari a un tasso cedolare dello 0.644%, meno dei 90 punti base della guidance. Il bond perpetuo green non ha scadenza, ma è stata fissata una data per una prima call nel maggio 2027. Il suo rendimento è del 2.502%, meno del range 2.75%-2.875% ipotizzato nella fase iniziale di collocamento. Anche in questo caso l’alta domanda ha permesso la riduzione dei costi, gli ordini per questo bond sono stati di due miliardi (Isin XS2109819859). Quanto alle finalità del green bond, esse consistono nel contribuire al perseguimento della strategia globale di limitare l’aumento della temperatura terrestre. A tale fine, Telefonica aveva emesso il suo primo green bond già un anno fa, ma quello di questi giorni è il primo ibrido di questa natura per il comparto delle telecomunicazioni.

Acea ha collocato un prestito obbligazionario senior per un importo complessivo di 500 milioni di euro, a tasso fisso e con scadenza 2029. Le obbligazioni sono riservate esclusivamente ad investitori istituzionali italiani e esteri. Il bond senior (Isin XS2113700921) paga una cedola annua fissa dello 0.50%, 63 punti base sopra il tasso midswap, prezzo di emissione 99.20. Rating del bond Baa2/BBB+, lotto minimo 100mila euro con multipli di mille.

Il gruppo media-radio tv romeno Digi ha emesso due titoli per un totale di 850 milioni di euro con scadenza 5 ed 8 anni, callabili entrambi rispettivamente dopo il secondo ed il terzo anno. Il primo per 450 milioni con scadenza 5 febbraio 2025 ha cedola del 2.5% e taglio minimo da 100mila euro con multipli di 100mila (Isin XS2107451069); stesso taglio minimo per il secondo con scadenza 2028 emesso per 400 milioni con cedola del 3.25% (XS2107452620). Il rating atteso dovrebbe essere B1/BB-.

Erste Group Bank AG, una banca austriaca è riuscita nell’impresa di emettere 500 milioni di euro di un bond subordinato del tipo AT1 (Isin XS2108494837) offrendo una cedola di appena il 3.375%, la seconda più bassa di sempre in questo genere di debito a rischio. La domanda è stata di 10 volte superiore, tutta proveniente dagli istituzionali, dato il taglio minimo di 200.000 euro. Il titolo è perpetual, cioè privo di scadenza, ma con una call esercitabile dall’emittente fissata al 15 aprile 2027.

Amplifon infine ha dato mandato per collocare 300 milioni di euro con un’obbligazione senior a sette anni. Rating BB+.

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