Fed, tassi invariati e operazioni Repo: l’impatto sull’asset allocation

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Avatar di Stefano Fossati 30 Gennaio 2020 | 19:00

A cura di Unigestion

Le aspettative del mercato emerse nel meeting Fomc di ieri sera erano in gran parte legate a un mantenimento della politica monetaria e a un ulteriore rafforzamento del messaggio lanciato a dicembre – in altre parole, un meeting non market-moving. Dati i recenti meeting di Norges (Norvegia) e BoC (Bank of Canada), che hanno mostrato una chiara propensione verso l’accomodamento monetario, l’incontro Fomc di ieri non è stato, in una certa misura, così sorprendente.

La Fed ha mantenuto invariati i tassi, ma ha annunciato che estenderà le sue operazioni Repo almeno fino ad aprile. Ha anche aumentato il tasso Ioer di 5 punti base all’1,6% e il Repo overnight reverse all’1,5%. La Fed ha inoltre confermato che l’attuale politica monetaria è adeguata a favorire e sostenere l’espansione dei mercati del lavoro e l’inflazione. Durante la conferenza stampa, Jerome Powell ha affermato che la Fed sta monitorando i rischi legati al coronavirus.

Impatto sul mercato

L’impatto sui mercati è stato estremamente limitato e le varie asset class non hanno registrato grandi movimenti. Durante la conferenza stampa, i rendimenti statunitensi a 10 anni sono scesi al di sotto dell’1,60% e l’azionario si è lievemente contratto.

Conseguenze per l’asset allocation

Le operazioni repo della Fed, che hanno di fatto iniettato un’enorme quantità di liquidità nel sistema finanziario, sono state una delle ragioni chiave della performance stellare degli asset orientati alla crescita verso la fine dello scorso anno. Il fatto che la Fed continuerà a fornire tale supporto nei prossimi mesi dovrebbe contribuire a sostenere i mercati. Di recente abbiamo assistito a un incremento della dinamica della crescita macro, come indicato dai nostri Nowcaster. Tuttavia, il sentiment e le valutazioni ci spingono ora ad essere più cauti.

Il posizionamento è elevato in alcuni mercati e asset class e, soprattutto, azioni e credito sono attualmente costosi. Abbiamo quindi recentemente abbassato il beta complessivo dei nostri portafogli. In un orizzonte di medio termine, non abbiamo modificato il nostro scenario di base, che rimane positivo rispetto al comparto azionario per tutto il 2020, sulla base di un miglioramento della dinamica macro e del continuo accomodamento da parte delle banche centrali a livello globale. La nostra valutazione rimarrà dinamica e monitoreremo attentamente i rischi geopolitici, così come i rischi elettorali negli Stati Uniti.

In questa prospettiva, la nostra attuale valutazione dinamica si articola intorno a tre fattori di rischio.
Macro: di recente abbiamo assistito a un aumento dello slancio della crescita trainato, in particolare, dagli Stati Uniti. La dinamica di crescita globale rimane quindi per il momento favorevole e le banche centrali hanno confermato il loro posizionamento accomodante, dato che le pressioni inflazionistiche rimangono molto deboli. Per il momento, rimaniamo quindi per il momento positivi per quanto riguarda la situazione macroeconomica.
Sentiment del mercato: verso la fine dello scorso anno abbiamo assistito ad una vera e propria ripresa di sentiment grazie all’accordo commerciale di Fase 1, siglato tra Stati Uniti e Cina, e anche grazie alla forte diminuzione del rischio hard Brexit, a seguito delle elezioni britanniche. Siamo però diventati più cauti, in quanto il posizionamento ha recentemente raggiunto livelli elevati in alcuni mercati, soprattutto da parte della comunità finanziaria, che ha un’elevata esposizione azionaria, soprattutto nei mercati emergenti.
Valutazione: la maggior parte delle asset class sono attualmente costose, in particolare le azioni e il credito, e questo ci ha portato ad essere più cauti nella nostra valutazione a breve termine. La discriminazione tra gli asset e all’interno degli stessi diventa quindi fondamentale.

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