Amplifon, l’invecchiamento della popolazione sostiene il titolo

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di Luca Spoldi 3 Febbraio 2020 | 10:30

Tra i pochi ad aprire con un buon rialzo quest’oggi, dopo aver limitato i danni la scorsa settimana (-4%, cosa che ha limato a +11% il guadagno degli ultimi 3 mesi e a +64% quello a 12 mesi), il titolo Amplifon (5,8 miliardi di capitalizzazione a Piazza Affari) sembra poter trarre beneficio non solo dall’appartenere a un settore, quello della salute, finito giocoforza sotto i riflettori con l’esplodere dell’epidemia del coronavirus e il conseguente panic-selling sui principali mercati azionari mondiali, ma anche per le previsioni di ulteriore invecchiamento della popolazione.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti ribadito come la maggior parte degli abitanti del pianeta abbia una aspettativa di vita superiore ai 60 anni e come entro 5 anni gli over 60enni dovrebbero superare come numero i bambini di età inferiore ai 5 anni. Se oggi i primi sono 900 milioni in tutto il mondo (circa l’11,7% della popolazione mondiale, pari ormai a 7,76 miliardi di persone), nel 2050 saranno quasi 2 miliardi (il 20,6% della popolazione mondiale che dovrebbe essere salita a 9,73 miliardi).

Se la Cina si avvia a essere il Paese col maggior numero di anziani al mondo (nel 2050 si prevede vi abiteranno 120 milioni di over 80enni su un totale di 550 milioni in tutto il mondo), l’Italia si conferma il paese con l’età media più elevata d’Europa, il secondo in assoluto dopo il solo Giappone. Cosa che comporterà non pochi problemi di tenuta del sistema previdenziale, ma intanto dovrebbe consentire ad Amplifon, già leader mondiale del retail nel settore dell’udito con una quota di mercato dell’11% grazie a una catena distributiva che può contare su 11mila negozi in 28 paesi, di veder crescere ulteriormente i suoi numeri.

Il giudizio degli analisti su Amplifon

Ciò nonostante la visione prevalente da parte egli analisti fondamentali su Amplifon è neutrale (10 giudizi “hold” a fronte di 2 “outperform” e 1 “underperform”), anche perché il prezzo è già salito molto tanto che le quotazioni correnti di poco superiori ai 26 euro sono pari a quasi 42 volte le previsioni di consenso per un utile di circa 167 milioni di euro ante imposte, ovvero 62 centesimi per azione, mentre il rendimento da dividendo (che il consenso indica possa essere di 15 centesimi, uno in più dell’anno scorso) è di poco superiore al mezzo punto percentuale, su livelli da titolo “growth” più che da titolo “value” come pure Amplifon andrebbe classificato.

Perplessi anche gli analisti tecnici che parlano di trend neutrale sul brevissimo periodo, senza particolari indicazioni direzionali dati anche i volumi ridotti delle ultime sedute (negative) e la discesa dello Stocastico e dell’indicatore di forza relativa (Rsi), che però non sono ancora in zona di ipervenduto. A breve-medio termine il trend, robusto fino a prima della crisi da coronavirus, appare in via di peggioramento essendo le quotazioni scese sia sotto la media mobile veloce sia sotto quella lenta (entrambe sono ora impostate al ribasso e procedono distaccate).

Se il prezzo si manterrà sopra i 25,5 euro, potrebbe tuttavia essere possibile un rimbalzo sino verso l’obiettivo di 27,5 euro (ed eventualmente di 29 euro in caso di un più deciso ritorno d’interesse da parte degli investitori), mentre se fosse forato il supporto in area 25-24,8 euro, il successivo raggiungimento di quota 24 euro farebbe scattare le stop loss. In questo caso la discesa potrebbe poi proseguire fino a 23 euro prima e 21,5 euro poi, livello cruciale per mantenere in vita la possibilità di un rimbalzo tecnico di breve periodo che verrebbe definitivamente negato alla rottura dei supporti statici di 20-19,9 euro dove sono posizionate ulteriori stop loss.

Da notare infine come di recente S&P Ratings abbia attribuito sia ad Amplifon sia al bond che il Cda a fine gennaio ha deliberato di emettere, in base alle condizioni di mercato e comunque entro luglio prossimo, per un massimo di 350 milioni e durata massima di 7 anni, un rating “BB+” con outlook stabile, pur prevedendo per il prossimo biennio un margine Ebitda ricorrente tra il 20% ed il 25% (post Ifrs16), un flusso di cassa operativo tra 130 e 150 milioni l’anno e un rapporto debito netto/Ebitda ricorrente inferiore alle 3 volte.

S&P ha inoltre ribadito come il principale rischio per Amplifon sia l’esposizione mono-settoriale e regolamentaria più che geografica o alla possibilità di concorrenza da parte di produttori “low cost” (che si rivolgono per lo più a una clientela differente da quella di Amplifon). Come dire che, passata la tempesta, Amplifon potrebbe valere una scommessa soprattutto in ottica di medio-lungo termine, tanto più se il prezzo dovesse flettere moderatamente rispetto ai livelli attuali.

L’andamento in Borsa di Amplifon negli ultimi 12 mesi

A cura di Luca Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

 

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