Cina fra coronavirus, imperialismo e opportunità di investimento

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di Stefano Fossati 3 Febbraio 2020 | 14:30

A cura di Giacomo Calef, Country Manager di Notz Stucki

Qualche giorno fa è subentrato un fattore di rischio significativo per l’andamento dell’economia e dei mercati nei prossimi mesi. Un’epidemia polmonare, causata dal coronavirus, ha colpito una città della Repubblica Popolare Cinese, Wuhan, causando oltre 200 vittime e numerosi contagi. Tale situazione ha costretto il Governo ad allungare i festeggiamenti del Capodanno cinese fino al 2 febbraio, in modo da limitare il più possibile gli spostamenti all’interno della Regione asiatica.

Ma oltre a ciò, i cinesi stanno già prendendo dei provvedimenti. Il 23 gennaio è stato imposto il divieto di intraprendere viaggi interni e Wuhan è stata messa in quarantena. Molti villaggi hanno chiuso le strade, mentre in molte città le autovetture devono avere un permesso speciale per muoversi. Ad esempio a Wuhan vi sono alcuni volontari della comunità locale che stanno aiutando a garantire che gli ordini online di cibo e di altri beni di prima necessità vengano consegnati alle famiglie. Inoltre, sta crescendo l’utilizzo di una delle app di social media più utilizzate dai cinesi, ovvero Wechat, che consente alle persone di avvisare per tempo chi presenta sintomi del virus, in maniera tale da essere prontamente visitati a domicilio. In caso di virus, gli infettati vengono trasportati in ospedale per essere messi in quarantena tramite dei veicoli speciali che sono stati autorizzati a viaggiare.

L’impatto immediato delle notizie sui mercati è stato evidente la scorsa settimana. Lunedì le Borse europee hanno chiuso la seduta lasciando sul terreno più di due punti percentuali, mentre i principali indici americani hanno ceduto un punto e mezzo circa. La volatilità è aumentata, si veda l’indice Vix nel grafico sopra riportato, che a inizio settimana si è avvicinato a quasi 20 punti. Inoltre, per molti aspetti l’epidemia che si sta diffondendo è stata paragonata alla Sars, che nel 2003 aveva ridotto il Pil cinese dello 0,8%.

Si consideri che se tale virus dovesse contrastare la crescita economica come nel caso della Sars, le conseguenze sarebbero peggiori, in quanto nel 2003 il peso dell’economia cinese rispetto a quella globale era pari al 6%, ma ad oggi è pari al 19% circa. Infatti, la Fed nella riunione di mercoledì ha dichiarato di essere preoccupata per l’impatto del virus sulla crescita globale, tanto che potrebbe portare a una revisione della politica monetaria. In ogni caso, ci si attende che nel primo semestre il virus possa danneggiare molte aziende, legate in particolare alle attività turistiche e alla ristorazione.

Tuttavia, alcuni settori potrebbero trarre vantaggio da questa situazione. Ad esempio, l’epidemia ha reso indispensabili molti business online in Cina, tra cui l’assistenza sanitaria online, formazione online e streaming, con numerosi utenti che si stanno iscrivendo su queste piattaforme. Infatti, proprio come la Sars ha preceduto il boom del commercio elettronico, il virus può anche accelerare l’adozione di vari modelli di business online. Un altro settore che ne uscirebbe avvantaggiato potrebbe essere quello farmaceutico. Alcune società potrebbero ottenere dei profitti significativi, in quanto hanno già ricevuto cospicui finanziamenti per poter sviluppare vaccini contro il virus, sperando in tempi brevi.

Xi Jinping è il primo Presidente cinese ad avere adottato una politica estera di grande impatto globale. Infatti, sotto la sua guida la Cina ha adottato una visione economica imperiale con l’attuazione del progetto “Belts & Roads” (La nuova via della seta), che mira a collegare strategicamente la Cina all’Eurasia, diventando così sempre più protagonista nel commercio globale. Ma per finanziare tutte le infrastrutture previste da questo progetto è stato necessario reperire le risorse da un centro finanziario molto importante, che la Cina ha avuto la fortuna di ereditare dagli inglesi, ovvero Hong Kong.

Tuttavia, il ruolo di Hong Kong potrebbe essere stato compromesso dalle elezioni politiche di novembre, quando, con una grande affluenza, la popolazione ha votato a stragrande maggioranza per i partiti democratici: di fatto, il 70% degli elettori ha votato contro Pechino. Di conseguenza la Cina potrebbe promuovere Shanghai e Shenzhen come alternative, ma non sarebbero credibili come centri finanziari alla pari di Hong Kong, quindi il colosso asiatico dovrà aprire il mercato dei capitali all’estero, rimuovendo le attuali barriere imposte agli investitori stranieri. Come conseguenza di ciò, le ultime dichiarazioni ufficiali dalla Cina stanno cambiando paradigma. Ora sono meno focalizzate sul voler svalutare la valuta domestica (il renminbi) e più incentrate sul promuovere una moneta forte.

Quindi, dato il contesto, come si comporterà il Governo cinese per sostenere l’economia e le sue ambizioni?

1) Mantenere il controllo sui capitali e stimolare l’economia svalutando il renmimbi.
In questo caso verrebbe adottata una politica monetaria espansiva e probabilmente la valuta domestica verrebbe svalutata, col rischio di irritare Trump e di danneggiare i rapporti commerciali, su cui ora si è posta una tregua. Ciò potrebbe impattare negativamente sulla crescita economica mondiale e quindi gli investitori potrebbero essere indirizzati verso i beni rifugio e gli asset denominati in dollari, in particolar modo i Treasury americani.

2) Aprire il mercato dei capitali all’estero e mantenere una valuta domestica stabile.
L’atteggiamento della banca centrale cinese sarebbe meno accomodante e il fatto di non svalutare la moneta per attrarre investitori stranieri gioverebbe ai rapporti con Trump. Tuttavia, soprattutto ora che si è diffuso il coronavirus, la Cina potrebbe essere costretta a deprezzare la moneta per far fronte al probabile peggioramento dei dati economici. Ma se ciò non dovesse accadere, allora si aprirebbe un’opportunità interessante verso l’obbligazionario cinese, che ad oggi su scadenza decennale rende circa il 3%, a fronte di un contesto di tassi azzerati nei mercati sviluppati.

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