Profit taking e banche centrali

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di Redazione 10 Dicembre 2009 | 08:10
Ieri soltanto le borse americane hanno tirato un respiro di sollievo, chiudendo di poco positive, mentre le europee e quelle asiatiche hanno continuato la correzione del rischio mediamente perdendo l’1%.

Insieme ad esse le materie prime ed i mercati emergenti hanno ripiegato mentre dollaro e yen (soprattutto quest’ultimo) hanno beneficiato, o meglio, stanno beneficiando della situazione.

Quello che si prospettava da tempo, alla fine, sta avvenendo. Un ribasso delle borse che può essere attribuito al profit taking che potrebbe farla da padrone in questo finire d’anno.

Voi cosa fareste se foste lunghi da marzo? Non tirereste i remi in barca qualche tempo prima della fine dell’anno per prendere un periodo di pausa e consolidare qualche bel profittino? Il rischio che vediamo è che questa correzione possa rendersi più importante. In tutto questo arrivano delle notizie che danno una mano al processo in atto, quali il downgrade da parte dell’agenzia Fitch alla Grecia e le preoccupazioni circa gli Usa e UK – Irlanda Compresa – che potrebbero seguire la strada ellenica.

Dalla Nuova Zelanda non arriva nessuna notizia che va a disattendere le aspettative dei mercati, con i tassi che sono rimasti fermi al 2.50%, mentre dall’Australia arrivano buone notizie sul lato occupazione, con il tasso di disoccupazione sceso di un decimo di punto percentuale da 5.8% a 5.7% (circa trentamila persone giusto per dare un’idea).

Oggi giornata importante per SNB, che sul lato operativo non dovrebbe cambiare nulla mentre sul lato speech potrebbe dire qualcosa di interessante, anche se non crediamo si pronuncerà sui suoi precedenti interventi a mercato di vendite di franchi, mentre sarà interessante vedere cosa succederà nell’Asset Purchase Target della BoE (ricordiamo che l’ultima volta è stato incrementato il piano di stimolo).

Qualunque espansione del QE potrebbe impattare negativamente sulla sterlina in quanto, con l’aria di ripresa che piano piano si sta respirando, e con il fatto che molti analisti abbiano cominciato a disquisire sui tempi di uscita dalle exit strategies, un intervento del genere sarebbe foriero di ulteriori preoccupazioni circa lo stato di salute dell’economia inglese (oltre che andare ad aumentare ulteriormente il debito UK).

EurUsd – grafico 10 min

Sembra oramai solo una questione di tempo, parlando di eurodollaro, affinché il cambio possa arrivare al minimo di 1.4630, suggerito negli ultimi giorni di inversione della storica tendenza primaria. Osservando un grafico a 10 minuti si può notare un ulteriore livello di supporto alla discesa fornito dall’area di congestione molto prossima a 1.47 figura.

Rotto il livello chiave di 88 figura, ovviamente sul cambio UsdJpy, siamo rientrati di diritto in una tendenza ribassista. Questa ipotizziamo possa avere un primo livello di supporto a 87.40, oltre il quale teoricamente sino a 85 figura, vi sarebbe spazio libero.

Dopo un minimo a 1.6170 il cable si è riportato al livello chiave di 1.6250. Il posizionamento degli stocastici più di lungo periodo potrebbe lasciar presagire un approfondimento del movimento di discesa nei pressi d 1.61 figura per le prossime ore. Questo inoltre confermerebbe il potenziale raggiungimento del minimo degli ultimi mesi  a 1.5715.

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