Coronavirus, l’impatto sull’economia e sui mercati

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Avatar di Stefano Fossati 4 Febbraio 2020 | 19:00

A cura di del Team Investimenti di Pramerica Sgr

Per quanto riguarda il possibile impatto sull’economia cinese e mondiale derivante dalla diffusione del coronavirus 2019-nCoV, si può considerare, per avere un riferimento, l’impatto che ebbe la diffusione del coronavirus nel 2003, il Sars-CoV. I tassi di contagio dei due coronavirus sono infatti per ora ritenuti simili dall’Oms, anche se il tasso di mortalità stimato fino a ora per il 2019-nCoV è molto più basso, intorno al 2,2% in base ai dati ufficiali. L’impatto della Sars è stato stimato in circa un punto di Pil cinese nel 2003 e in una perdita cumulata, anche negli anni successivi, pari al 2,34% del Pil. Dato il tasso di crescita degli infettati del 2019-nCoV, è ragionevole attendersi un impatto sulla crescita cinese almeno in linea con quanto registrato ai tempi della Sars. Nel 2002 il Pil cinese rappresentava il 4% del Pil mondiale, contro il 16% nel 2018.

La gestione dell’emergenza sanitaria generata dal nuovo coronavirus da parte della autorità cinesi appare molto diversa da quanto avvenne nel 2003, quando intercorsero circa quattro mesi tra l’individuazione del primo probabile caso di Sars in Cina e la comunicazione ufficiale del problema all’Oms da parte delle autorità sanitarie cinesi. Nel caso del 2019-nCoV la comunicazione delle autorità sanitarie cinesi di casi sospetti di polmonite sembra essere stata molto tempestiva; inoltre gli scienziati cinesi hanno isolato rapidamente l’agente patogeno, individuato la sequenza genomica e ne hanno condiviso le informazioni con la comunità scientifica mondiale che è al lavoro per la ricerca di un vaccino. In generale, la risposta della comunità sanitaria internazionale è stata più pronta di quanto non fosse stata all’inizio degli anni 2000, con la Sars.

Se da un lato la prontezza e la drasticità degli interventi dei policy maker cinesi che hanno interrotto alcune attività (voli aerei e trasporti) nelle aree più colpite potrebbero avere ripercussioni più decise sull’attività economica nel breve periodo, un’eventuale individuazione di un vaccino in termini più rapidi rispetto a quanto avvenne per la Sars potrebbero limitarne significativamente l’impatto economico nel medio-lungo termine.

Dopo il rallentamento della crescita economica globale fatto segnare nel 2019, le attese per il 2020 erano per un miglioramento anche se non in misura tale da sostenere le attuali aspettative sugli utili nei mercati azionari. Tali aspettative assumevano un ruolo particolarmente importante all’interno di un contesto nel quale le attuali valutazioni degli asset rischiosi apparivano elevate e al di sopra delle medie storiche. All’interno di questo scenario, il coronavirus rappresenta un ulteriore elemento di incertezza, soprattutto nella misura in cui può rallentare ulteriormente la crescita dell’economia cinese e mondiale, con le conseguenti ripercussioni sui mercati azionari. Si ritiene, a tal merito, che gli effetti non si siano ancora dispiegati sulle aspettative sugli utili.

Sui portafogli, di conseguenza, si agirà con prudenza, con il mantenimento di posizioni di sottopeso sull’azionario in attesa di poter ricostruire posizioni in maniera opportuna sulle correzioni. Alla luce di tale contesto, inoltre, è opportuna una riduzione della sottoesposizione della duration dei portafogli obbligazionari. Tale riduzione avrà una valenza tattica in quanto non varia la previsione secondo cui i rendimenti saliranno da qui alla fine dell’anno.

Allo stato attuale, vista l’elevata incertezza anche sulle informazioni disponibili, è impossibile anticipare sviluppi a meno di basarsi su previsioni ipotetiche. Il nostro compito rimane, soprattutto in fasi come quella attuale, quello di monitorare con attenzione l’evoluzione dei rischi nel loro complesso ed effettuare le scelte di investimento ritenute più opportune.

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