Unicredit sorprende con dividendi e la vendita del 12% di Yapi

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Luca Spoldi di Luca Spoldi 6 Febbraio 2020 | 10:30

Unicredit (28,7 miliardi di capitalizzazione) sotto i riflettori di Piazza Affari, dopo che già ieri il titolo ha chiuso la giornata segnando un rialzo del 2% a 12,832 euro per azione (+29,6% rispetto a 12 mesi prima) per poi annunciare la cessione, tramite book building accelerato, del 12% della banca turca Yapi. Operazione che ha portato nelle casse della banca guidata da Jean-Pierre Mustier 440 milioni di euro (tenuto conto di uno sconto del 4% rispetto al prezzo di chiusura di ieri del titolo concesso agli acquirenti). Dopo l’operazione, Unicredit rimane socio dell’istituto con una residua quota del 20% (che se seguirà il destino di Pekao e FinecoBank potrebbe essere dismessa entro fine anno, essendo il lock-up concordato sui titoli di 180 giorni).

L’operazione, che sarà contabilizzata in questo trimestre, comporterà peraltro un impatto negativo sul conto economico consolidato di circa 820 milioni a causa sia dalla differenza tra prezzo e valore di carico a cambi correnti, sia dalla componente relativa alle riserve valutative (inclusa la riserva oscillazione cambi, negativa per circa 850 milioni, che peraltro risulta neutra ai fini del Capitale Primario di Classe 1 in quanto già precedentemente rilevata). L’impatto sul Cet1 ratio consolidato di Unicredit nel trimestre è previsto positivo per circa lo 0,5%.

Il giudizio degli analisti su Unicredit

A far correre il titolo ieri avevano provveduto i conti del 2019, apparsi leggermente sopra le attese di consenso grazie in particolare ad una buona performance operativa e a minori costi “one off”, e la decisione di migliorare il dividendo (0,63 euro per azione contro gli 0,27 euro dello scorso anno) e il riacquisto di azioni proprie per 0,5 miliardi. Annunci che hanno sorpreso positivamente alcuni broker come Equita (che ha pertanto alzato il peso consigliato del titolo in portafoglio), che sul titolo al momento esprime un “buy” con target price a 16,5 euro per azione.

Nel complesso il 2019 si è chiuso per Unicredit con un utile di 3,4 miliardi di euro (ovvero di 4,7 miliardi senza poste straordinarie) a fronte di ricavi calati a 18,8 miliardi, complice un calo del margine di interesse del 3,5% e delle commissioni dello 0,4%. Sotto il profilo patrimoniale, a fine 2019 Unicredit presentava un Cet1 pro forma pari al 13,09% a fine 2019, mentre il Mda buffer è di 300 punti base. Infine l’esposizione a crediti deteriorati si è ridotta del 33,7% rispetto all’anno precedente, con un’incidenza sul totale dei crediti scesa al 5% nel quarto trimestre, meglio della guidance e in calo di 2,7 punti percentuali rispetto a 12 mesi prima.

Per l’anno appena partito la banca punta a registrare ricavi in ulteriore calo a 18,2 miliardi, costi inferiori ai 10,2 miliardi e un utile netto sottostante, al netto di poste straordinarie, di 4,3 miliardi, con un Rote dell’8%. Parlando agli analisti Jean-Pierre Mustier ha poi ribadito di preferire per ora i buy-back a possibili fusioni o acquisizioni, e che sarà valutato l’innalzamento del payout al 50% già da quest’anno, con una possibile distribuzione di capitale straordinaria nel 2021 e nel 2022 in base alle proiezioni del Cet1 Mda buffer in eccesso.

Il quadro tecnico

Quanto al quadro tecnico, il titolo si presenta in fase di accelerazione al rialzo sia sul brevissimo sia sul breve periodo, rimanendo per ora neutrale il trend a medio-lungo termine. L’incremento delle quotazioni è stato accompagnata da un leggero incremento dei volumi, perché il rialzo prosegua occorrerà che questi aumentino ulteriormente. Stamane il il trend primario appare laterale, quello secondario estremamente positivo, con prezzi sopra la media mobile veloce e sia lo Stocastico sia l’indicatore di forza relativa (Rsi) entrambi tornati nell’area superiore della banda d’oscillazione.

Dopo i primi scambi il titolo ha già superato agevolmente la prima fascia di resistenza individuata tra i 12,95 e i 13 euro, portandosi all’interno della seconda (tra 123,32 e 13,45 euro) ed oscillando appena sui 13,43 euro per azione (+4,7%) dopo un primo picco intraday a 13,56 euro e quando sono passati di mano circa 10 milioni di pezzi. Nel caso, al momento giudicato meno probabile, di uno storno delle quotazioni per lo scattare di nuove prese di profitto i primi supporti sono in area 12,43-12,41 euro, circa un euro al di sotto delle quotazioni viste in avvio di giornata. Più in basso un’ulteriore fascia di supporto è segnalata sui 12,25-12,21 euro per azione.

L’andamento in Borsa di Unicredit negli ultimi 12 mesi

A cura di Luca Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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