Coface: rischio politico e ambientale principali incognite per le imprese nel 2020

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Avatar di Stefano Fossati 6 Febbraio 2020 | 19:00

Dopo un 2019 caratterizzato dall’affermarsi della retorica protezionista (con più di 1000 misure adottate nel mondo) e la prima contrazione del commercio mondiale in dieci anni, Coface si attende un aumento degli scambi internazionali soltanto dello 0,8% quest’anno. L’accordo di tregua commerciale siglato fra Stati Uniti e Cina potrebbe in effetti essere insufficiente per ripristinare la fiducia delle imprese e rilanciare significativamente l’industria e il commercio mondiale. Inoltre solo il 23% dell’insieme delle misure protezioniste adottate fra il 2017 e il 2019 coinvolge gli Stati Uniti o la Cina. L’espandersi del protezionismo è quindi una tendenza globale e continua a cui le imprese dovranno abituarsi. E’ quanto emerge dalla Guida Rischio Paese e Settoriale 2020 di Coface.

La crescita mondiale, già ridotta di tre quarti di punto l’anno scorso a causa di tali incertezze commerciali, non dovrebbe accelerare quest’anno (2,4% dopo 2,5% nel 2019). Coface prevede che le insolvenze d’impresa aumenteranno nell’80% dei paesi interessati dalle previsioni quest’anno. Fra questi, gli Stati Uniti (+3% nel 2020), il Regno Unito (+3% nel2020, dopo una crescita cumulata del 17% dal referendum di giugno 2016), la Germania (+2%) e la Francia (+1%) rientrano in questa condizione. Complessivamente, Coface si attende un aumento delle insolvenze del 2% nel mondo, in linea con il 2019.

Settori: metalli in affanno, costruzioni in forma

Le incertezze legate al contesto protezionistico contribuiscono anche alla volatilità dei prezzi delle materie prime, in particolare quelle dell’agricoltura, dei metalli e del petrolio. Secondo i modelli di previsione di Coface, i prezzi dell’acciaio dovrebbero continuare a contrarsi nei prossimi sei mesi, penalizzando così le imprese del settore, tanto più che la crescita in Cina, da cui proviene metà della domanda mondiale di acciaio, raggiungerà solo il 5,8% quest’anno. La valutazione di rischi di credito del settore dei metalli è pertanto rivista al ribasso in 5 paesi (fra cui gli Stati Uniti e l’Italia).

Inoltre, il mantenersi dei corsi petroliferi a livelli piuttosto bassi nonostante le incertezze geopolitiche (60 dollari al barile per il Brent in media nel 2020 dopo un costo medio al barile di 64 nel 2019) sfavorirà alcuni produttori indebitati, in particolare negli Stati Uniti. La buona notizia è che il settore delle costruzioni gode delle politiche monetarie decisamente espansive. La sua valutazione migliora in 4 paesi (tra cui Brasile e Turchia). Complessivamente, Coface procede a 22 declassamenti e 8 miglioramenti di valutazioni settoriali questo trimestre, sulla scia del netto aumento dei rischi per l’economia in questo periodo.

I principali rischi per le imprese nel 2020 saranno di natura non economica

La fine dello scorso anno è stata caratterizzata dal moltiplicarsi dei focolai di tensioni sociali nel mondo, con vari gradi di intensità. Questa tendenza di fondo era ampiamente anticipata dall’indice di rischio politico Coface pubblicato a inizio 2019, a valori record. Nel 2020, questo indicatore evidenzia un livello di rischio sociale elevato in diversi paesi dell’Africa, del Medio Oriente, dell’Asia centrale e in Russia.

Dal 2019, il malcontento sociale esprime anche sempre più spesso richieste in tema di protezione dell’ambiente. I rischi ambientali hanno molteplici effetti sul rischio di credito delle imprese: maggiore frequenza di rischi fisici (catastrofi naturali derivanti dal cambiamento climatico) ma anche rischi di transizione (nuove normative più severe, cambiamenti nelle abitudini di consumo). Per questi ultimi, quest’anno dovranno essere monitorati gli effetti delle norme anti-inquinamento più restrittive per il settore auto in India e nel settore dei trasporti marittimi mondiali. Coface riserva una particolare attenzione all’analisi di queste due categorie di rischi ambientali.

Economie emergenti: il rischio sovrano torna sotto i riflettori

La crescita delle economie emergenti dovrebbe accelerare leggermente quest’anno (3,9% contro 3,5% nel 2019). Tuttavia, il debito pubblico ha raggiunto livelli storicamente elevati per questi paesi. È in aumento in tutte le regioni, con la sola eccezione dell’Europa centro-orientale. Per l’America latina, il livello di indebitamento è maggiore di quello della fine degli anni ’90 caratterizzati da periodiche crisi di debito. In Africa, il debito pubblico è vicino ai valori osservati quindici anni fa, periodo di cancellazione dei debiti da parte dei creditori internazionali e bilaterali. Per le imprese di queste regioni, ciò implica un probabile aumento quest’anno dei ritardi di pagamento dello Stato e delle grandi imprese pubbliche. Il solo aspetto positivo è che la struttura del debito dei paesi emergenti è in generale più favorevole rispetto a vent’anni fa, in quanto circa l’80% è denominato in valuta locale.

In questo contesto delicato e volatile in cui le economie vanno controvento, sono declassate 4 valutazioni paese (Colombia, Cile, Burkina Faso e Guinea), mentre 6 sono promosse (Turchia, Senegal, Madagascar, Nepal, Maldive e Paraguay).

A questo link, il Barometro 2020 di Coface completo.

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