Week-end bollente per il comparto media-tlc

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Avatar di Camilla Gaiaschi 14 Dicembre 2009 | 09:45
Secondo il quotidiano spagnolo Abc, Mediaset sarebbe pronta a sborsare 400 milioni di euro per acquistare il 20% di Digital Plus e fino all’80% di Cuatro, entrambe controllate da Prisa. Intanto, dopo il “battibecco” con il vice-ministro Paolo Romani, l’ad di Telecom Franco Bernabè esclude che dietro le posizioni del governo ci sia l’ombra del Biscione ma sullo scorporo della rete ribadisce il suo no.

Mediaset punta sulla Spagna, mentre Telecom ribadisce il suo “no” allo scorporo della rete. Di certo, quello appena passato è stato un week end caldo sul fronte del comparto media-tlc italiano, con le indiscrezioni di possibili “blitz” iberici da parte del Biscione e l’ennesimo “battibecco” tra il governo e l’ad di Telecom Franco Bernabè.

Partiamo da Mediaset. Secondo le indiscrezioni del quotidiano iberico Abc riportate ieri da La Stampa, il gruppo guidato da Giuliano Andreani, già proprietario di Telecinco, sarebbe pronto ad acquistare il 20% di Digital Plus e fino all’80% di Cuatro. Le due operazioni comporterebbero un esborso complessivo di 400 milioni di euro. Entrambi i canali fanno parte di Prisa, un colosso gravato da 5 miliardi di euro di debiti (di cui quasi 2 miliardi da rimborsare entro marzo) ed editore di El Pais. Secondo il quotidiano spagnolo già questo fine settimana verranno intavolati i negoziati, mentre fonti Mediaset precisano che per il momento in corso ci sono solo colloqui e che per questo fine settimana sono escluse trattative. Ad accelerare l’operazione sarebbe il venire meno dell’ultimo ostacolo all’accordo, ovvero l’orientamento politico del tg del canale Cuatro (un notiziario considerato socialista), su cui Prisa non voleva cedere. Sempre per quanto riguarda Mediaset, il settimanale del Sole Plus cita indiscrezioni sulla possibile quotazione della partecipata Endemol nel 2010, precisando che per ora nulla sarebbe stato deciso.

Quanto a Telecom Italia, ieri l’ad Franco Bernabè, in un’intervista a “In mezz’ora” su Rai Tre, ha ribadito la sua intenzione di voler respingere ogni pressione sullo scorporo della banda larga di proprietà del gruppo: “In nessun altro Paese al mondo – ha detto – è stato fatto uno scorporo della rete e quindi non si vede perché debba essere fatto in Italia”. Il riferimento è al vivace “scambio di vedute” avvenuto venerdì scorso con il vice ministro delle comunicazioni Paolo Romani, il quale è tornato sull’idea che la rete di nuova generazione deve essere fatta attraverso un’unica società a cui partecipano tutti gli operatori.

A questo proposito, Bernabè ieri ha detto di avere in cantiere spese per 3 miliardi di euro in tre anni sulla banda ad alta velocità, che si aggiungeranno ai 4 già investiti negli ultimi cinque anni. L’ad ha inoltre escluso che dietro alle posizioni del governo sulla stessa negli scorsi 5 anni. Benrabè ha inoltre negato che dietro le posizioni del governo ci sia l’”ombra” di Mediaset, circostanza sostenuta nelle scorse settimane dal quotidiano La Repubblica, il quale aveva riportato di un incontro tra lo stesso Romani ed esponenti del biscione per discutere della faccenda. Quanto a Telefonica, considerato da più parti (dal governo in primis) un socio “scomodo” (in quanto ferreo oppositore dello scorporo), Bernabè ha escluso che il gruppo spagnolo (primo azionista della holding di controllo Telco) abbia intenzione di lanciare un’Opa su Telecom, aggiungendo, lapidario, che si tratta semplicemente di “una società con cui collaboriamo”.

In riferimento all’intervista di ieri è intervenuta l’Asati, l’associazione dei piccoli azionisti di Telecom Italia, secondo cui le parole di Bernabè non hanno smentito le preoccupazioni riguardo “una ipotetica fusione con Telefonica, tenuto conto delle attuali basse quotazioni dei titoli azionari”.

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