Da Fca-Psa a Volkswagen, il futuro delle auto è ancora elettrico?

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di Stefano Fossati 17 Febbraio 2020 | 15:00

A cura di Randeep Somel, Director of Global Equities di M&G Investments

Guardando i film di Hollywood degli anni ’80 che davano un’immagine del futuro, quasi tutti sembravano mostrare persone alla guida di macchine elettriche. Oggi siamo nel 2020 e rimane ancora lo scetticismo su quando e se le auto elettriche diventeranno davvero la principale forma di trasporto via terra.

Con la conferenza sul cambiamento climatico di Parigi del 2015, incentrata su una strategia di riduzione delle emissioni di Co2, è stato messo in luce che il nostro comportamento in materia di trasporti deve cambiare per raggiungere gli obiettivi di Co2. È necessario un passaggio dall’Ice (motore a combustione interna) a modalità di trasporto carbon-free, sia dal punto di vista delle emissioni di Co2, sia per migliorare la qualità dell’aria a livello locale.

L’elettrico è il futuro delle macchine?

Rimangono ancora delle preoccupazioni riguardo ai Bev (veicoli elettrici a batteria).
1) Potrebbero funzionare meglio altre tecnologie?
2) Il costo dei Bev è superiore a quello dei veicoli Ice tradizionali.
3) I conducenti soffrono di “ansia da rifornimento” quando considerano l’acquisto di Bev.
4) Ci sono punti di ricarica sufficienti?
5) I Bev sono effettivamente migliori per l’ambiente?

1. Elettrico o qualcos’altro?

Il Gruppo Volkswagen è stato coinvolto nello scandalo delle emissioni nel 2015 quando l’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti ha emesso un avviso di violazione del Clean Air Act, dopo aver stabilito che la società aveva fuorviato le autorità di regolamentazione per quanto riguarda le emissioni dei suoi veicoli.

Da quel momento in poi, la VW ha guidato le case automobilistiche esistenti nello sviluppo di alternative ai veicoli Ice. In una recente dichiarazione, l’azienda ha annunciato che aumenterà la spesa di un ulteriore 36%, fino a raggiungere la cifra sbalorditiva di 60 miliardi di euro, in cinque anni, per i Bev (a livello globale, solo Amazon e Alphabet/Google ora spendono in ricerca e sviluppo più di quanto faccia il Gruppo VW). Dopo aver considerato la tecnologia delle celle a combustibile come alternativa ai Bev (dove l’auto funziona a idrogeno piuttosto che a benzina), VW ha deciso che il futuro sono i Bev e sostiene questa tecnologia.

Le celle a combustibile sono ancora in fase di ricerca da parte di altri produttori di automobili come Toyota, ma anche quest’ultimo sta accelerando la sua strategia Bev e ha recentemente acquisito una partecipazione del 51% nel business delle batterie di Panasonic. È probabile che le celle a combustibile abbiano ancora un’applicazione nei veicoli a lungo raggio, che richiedono una capacità di autonomia molto maggiore.

Sebbene anche gli ibridi plug-in (Ice + batteria ricaricabile) siano stati proposti come opzione, studi recenti in Europa hanno rilevato che la stragrande maggioranza dei conducenti non ricarica la batteria. Quindi, in sostanza, stavano creando più inquinamento, dato che la maggior parte sono veicoli più pesanti e che quindi necessitano di più carburante quando il motore è in funzione.

2. Costo

Il costo rimane ancora un grosso problema per i consumatori che vogliono passare da un’auto Ice a una Bev. Mentre i costi stanno diminuendo, c’è ancora una differenza sostanziale. Ciò continuerà a richiedere pressioni e sostegno da parte dei governi, sia per contribuire ad abbassare il costo del Bev, sia per garantire che i costi ambientali siano completamente a carico delle auto Ice. Non sorprendetevi se nei prossimi anni le città di tutta Europa proibiranno completamente le auto diesel. Il Regno Unito, la Francia e la Cina hanno tutti annunciato l’intenzione di porre fine alla vendita di nuovi veicoli Ice entro il 2040, e alcune città stanno già considerando di anticipare tale scadenza.

Anche il modo in cui si è proprietari di un’auto è aperto a cambiamenti. L’auto media è parcheggiata per oltre il 90% del tempo e, nelle grandi città, quasi il 50% delle auto in movimento sono alla ricerca di un posto auto. Con la partecipazione acquisita da General Motors nell’azienda statunitense Lyft, e di Daimler e Bmw nell’applicazione francese Kapten per il noleggio con conducente, le grandi case automobilistiche tengono aperte le opzioni per servire al meglio la mobilità futura.

3. Autonomia, infrastruttura e rete

I nuovi Bev in arrivo sul mercato possono percorrere 100 miglia con una ricarica standard di 25 minuti. Anche se questo può essere problematico per i pendolari che percorrono distanze maggiori, i tempi di ricarica continuano a diminuire. Inoltre, il proprietario medio di un’auto a Londra percorre solo circa 105 miglia a settimana: molto adatto ai Bev presenti oggi sul mercato. Rimane una mancanza di infrastrutture in termini di stazioni di ricarica, ma ci sono dei movimenti nel mercato. Royal Dutch Shell, BP e Total hanno tutte acquistato di recente società di ricarica di batterie per auto, vedendo chiaramente che il settore si sta spostando verso i Bev e volendo assicurarsi di mantenere un ruolo rilevante nel mercato.

Il che ci porta anche alla domanda sul perché alcune case automobilistiche rimangano ancora (pubblicamente) pessimiste sul Bev. In verità, non lo sono! Tuttavia, dichiarando pubblicamente gli ostacoli che si frappongono all’adozione delle tecnologie, esse desiderano far valere la loro posizione per ricevere il sostegno del governo nel contribuire alla costruzione delle infrastrutture necessarie.

L’ultima tappa della storia dell’infrastruttura è la capacità nella rete per i Bev. Anche con una spinta significativa verso tale tecnologia (la prevista penetrazione come percentuale delle vendite di auto nuove a livello globale è destinata a crescere costantemente fino a circa l’80% entro il 2045), è probabile che per allora non costituiranno molto più di un terzo della flotta circolante sulle strade. Questo dovrebbe quindi lasciare alla rete il tempo sufficiente per sviluppare la capacità di gestire l’aumento della domanda.

4. Le Bev sono davvero migliori per l’ambiente?

Si teme che, con i metalli aggiuntivi richiesti per i Bev – come rame, cobalto, nichel e litio – gli effetti ambientali di questa produzione aggiuntiva non siano presi in considerazione. Per affrontare questi problemi, VW sta predisponendo l’intera catena di fornitura in modo che sia neutra dal punto di vista del carbonio. Per poter rifornire la piattaforma elettrica Bev di VW, i fornitori dovranno verificare in modo indipendente che i prodotti siano stati prodotti con emissioni nette a zero. VW si sta inoltre assicurando che i propri impianti Bev non producano alcuna emissione.

Con la catena di fornitura che include le società minerarie, il più grande produttore minerario del mondo, Bhp, ha già iniziato la transizione delle sue miniere per operare solo con energia rinnovabile. Questo include la miniera di Escondida in Cile, il più grande produttore di rame del mondo, che si prevede sarà pienamente operativo con solo energie rinnovabili entro il 2025.
Rimane quindi il problema di come viene alimentata la rete. Qui, i governi devono continuare a spingere per sostituire i combustibili a base di carbonio (come il carbone e il gas) con energie rinnovabili (come l’eolico e il solare) per alimentare l’elettricità per la ricarica dei Bev.

Implicazioni azionarie

Il quantum di investimento richiesto per queste nuove tecnologie è molto elevato. Questo è il motivo per cui abbiamo iniziato a vedere un consolidamento sul mercato. Ad esempio, il proprietario di Peugeot e Citroen, il Gruppo Psa, si è fuso con Fiat Chrysler, e Ford (pur non investendo così tanto nei gruppi motopropulsori Bev) ha annunciato l’acquisto di tre piattaforme del Gruppo VW. Oltre a ciò, dopo essere stati rivali agguerriti in passato, Daimler e BMW hanno stretto una partnership con Kapten, e hanno in programma di mettere in comune le loro flotte Bev.

Aspettatevi di vedere un maggiore consolidamento e più partnership nel settore. Questa transizione sarà un sostanziale svantaggio strutturale per i fornitori che servono solo la catena cinematica dell’Ice. Delphi Technologies, ad esempio, ha annunciato la chiusura di nove centri di ricerca e sviluppo e attualmente opera su un multiplo P/E di 5. Dovrebbe comunque essere una manna per le aziende che hanno investito precocemente nella catena di fornitura Bev. Un buon esempio è rappresentato da Cypress Semiconductor, fornitore leader di processori di memoria per le piattaforme Bev, che ha ricevuto un’offerta da Infineon Technologies con un premio di quasi il 50%.

Sebbene ci siano ancora alcuni ostacoli, la visione hollywoodiana di un futuro con le auto elettriche sembra più vicina a diventare realtà.

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