Obbligazioni cinesi onshore sempre più popolari

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di Stefano Fossati 24 Febbraio 2020 | 16:30

A cura di Cary Yeung, Head of Greater China Debt di Pictet Asset Management

Nonostante la turbolenza scatenata dal coronavirus, un segmento del mercato finanziario cinese si è mostrato sorprendentemente resiliente: il debito in valuta locale. Questo perché a breve, per la prima volta in assoluto, le obbligazioni cinesi onshore denominate in renminbi saranno inserite nell’indice obbligazionario di punta per i mercati emergenti di JP Morgan.

Si tratta di un traguardo importante, sia per la Cina, che per gli investitori di tutto il mondo. Per le autorità di Pechino, si tratta di un marchio d’approvazione per il loro sforzo nel liberalizzare il mercato finanziario nazionale e integrarlo nel sistema finanziario internazionale. Per gli investitori, si spalanca un nuovo mondo in cui il renminbi è destinato a diventare una valuta d’investimento globale. Nel giro di pochi mesi, il mercato obbligazionario onshore cinese, che vale 13mila miliardi di dollari, svolgerà un ruolo ben più importante all’interno dei portafogli obbligazionari.

Obbligazioni in renminbi e valuta di riserva

La quota di obbligazioni cinesi in mano agli investitori esteri era già in crescita in previsione delle variazioni apportate all’indice, che secondo il Fondo Monetario Internazionale dovrebbero tradursi in afflussi di capitale fino a 7.400 miliardi di renminbi. Gli investitori esteri, infatti, hanno aumentato la propria esposizione alle obbligazioni denominate in renminbi fino a 2.200 miliardi di renminbi a settembre 2019, dai 700 miliardi di renminbi di metà 2017. Le banche centrali estere e i fondi sovrani costituiscono la porzione maggiore, con il 58% del totale, mentre i gestori patrimoniali e le banche commerciali ne detengono attualmente il 20%.

Grazie agli acquisti delle banche centrali, il renminbi è adesso la quinta più importante valuta di riserva al mondo, e costituisce poco meno del 2% delle riserve valutarie complessive. Se questa quota dovesse raddoppiare, comporterebbe ulteriori 1.500 miliardi di renminbi in investimenti obbligazionari in questa valuta, secondo il Fmi. Secondo gli economisti di Pictet Asset Management, non ci vorrà molto prima che la quota di riserve internazionali in renminbi superi quella della sterlina britannica.

Gli afflussi dagli investitori privati aumenteranno rapidamente, man mano che altri fornitori di indici seguiranno le orme di JPMorgan e inseriranno la classe di attivi negli indici di riferimento obbligazionari. L’inserimento negli indici pone in evidenza anche gli aspetti positivi di questa classe di attivi, in un’epoca in cui un importante volume di obbligazioni delle economie sviluppate e di alcuni Paesi emergenti presenta rendimenti negativi. Il rendimento delle obbligazioni di Stato cinesi a cinque anni si attesta al 2,8%, rispetto all’1,4% per i Treasury Usa, al -0,1% per le obbligazioni di Stato giapponesi e al -0,6% per i Bund tedeschi con stessa scadenza.

Il rendimento non è il loro unico punto forte. Offrono anche benefici di diversificazione. I rendimenti delle obbligazioni in renminbi, infatti, non presentano una forte correlazione con nessuna delle principali classi di attivi, obbligazionarie o azionarie. La correlazione tra le performance delle obbligazioni in renminbi e quelle delle azioni e obbligazioni statunitensi ed europee è inferiore allo 0,3. Considerato anche il potenziale apprezzamento della valuta nel lungo termine, gli investitori faranno fatica a ignorare a lungo questo mercato.

Sempre più importante per il settore dell’asset management

Gli asset manager stanno già diventando una significativa fonte di flussi d’investimento nel mercato obbligazionario in renminbi. Nei primi otto mesi del 2019, hanno superato gli investitori del settore pubblico per diventare i maggiori compratori esteri netti di obbligazioni onshore cinesi, con una quota del 51% degli acquisti netti di obbligazioni, pari a 110 miliardi di renminbi in termini nominali.

Dal suo lancio nel 2017, per gli stranieri l’accesso al mercato è reso più facile dal programma “Bond Connect”, che ha consentito agli investitori non cinesi di effettuare le operazioni a Hong Kong senza possedere un conto onshore. Il volume di scambi del programma è aumentato di quasi il 200% nel 2019, attestandosi a 2.600 miliardi di renminbi. I responsabili della politica sono interessati ad attrarre fondi esteri per accelerare lo sviluppo del settore nazionale della gestione patrimoniale. Si tratta di una priorità per la Cina, in quanto il rapido invecchiamento della popolazione richiede un sistema pensionistico sostenibile.

Si prevede che negli anni che ci separano dal 2028, il settore della gestione patrimoniale – società finanziarie, compagnie assicurative e fiduciarie – possa triplicare fino a 47.300 miliardi di renminbi, considerato anche che Pechino ha deciso di eliminare tutte le restrizioni alla proprietà estera nel corso dell’anno. Ciò dovrebbe anche contribuire ad allargare l’attuale base degli investitori istituzionali domestici, al momento dominata dalle banche commerciali.

Ulteriore allentamento della politica monetaria

La conquista dello status internazionale per il mercato obbligazionario in renminbi giunge in un momento in cui le condizioni monetarie domestiche sono particolarmente favorevoli. La People’s Bank of China ha tagliato il coefficiente di riserva obbligatoria – ovvero il quantitativo di liquidità che tutte le banche devono detenere a titolo di riserva – per otto volte dall’inizio del 2018, nel tentativo di arrestare il rallentamento economico. All’inizio di questo mese, la PBoC ha abbassato i tassi d’interesse sulle operazioni reverse repo e ha iniettato più liquidità nei mercati monetari per alleggerire la pressione sull’economia provocata dall’epidemia di coronavirus.

Prevediamo un ulteriore allentamento delle condizioni di politica monetaria. Nel mix di interventi della politica dovrebbero rientrare misure volte a sostenere i settori in difficoltà. È stato un avvio difficile, ma l’Anno del Topo promette ancora una forte crescita per il debito onshore denominato in renminbi.

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