Risparmio: Italiani in fuga dal rischio

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di Giacomo Berdini 18 Dicembre 2009 | 11:30
Il rapporto annuale sui risparmiatori evidenzia una crescita del risparmio sul lungo periodo, seppur in calo nel 2009. Resta alta l’avversione al rischio e la banca continua ad essere il canale preferito.

È stato pubblicato il rapporto annuale BNL/Centro Einaudi sul risparmio e sui risparmiatori in Italia, uno studio che tratteggia i comportamenti finanziari delle famiglie italiane. I protagonisti sono appunto un migliaio di risparmiatori, la cui condotta viene fotografata tramite una serie di domande riguardanti le aspettative e le motivazioni delle loro scelte.

Il rapporto, basato su un’indagine Doxa e nato dalla collaborazione fra il Centro di Ricerca e Documentazione “Luigi Einaudi” e l’Ufficio Studi della Banca Nazionale del Lavoro, è giunto alla ventisettesima edizione.
In particolare vorremmo concentrarci sui dati emersi in riferimento al risparmio e sull’impiego finanziario dei patrimoni familiari.
Quello che lo studio rileva sul lungo periodo, è una tendenza crescente al risparmio, che dal 1984 al 2008 ha portato i valori dei risparmi familiari dal 6,2% al 68,9%.
Nel 2009 il valore è lievemente calato fino a livello 53%, mantenendosi comunque nelle prospettive di crescita, forse in flessione per il periodo duro cui si è dovuto fa fronte dopo la crisi, attingendo anche dal capitale messo da parte.
La percentuale di chi ritiene il risparmio “indispensabile” o “molto utile” sale costantemente in tutto il periodo per raggiungere un massimo nel 2007 (71,5 per cento), mentre scende la quota di chi ritiene il risparmio “poco utile” o “inutile”. Nel 2009 il 69,9 per cento ritiene il risparmio “indispensabile” o “molto utile”, in lieve calo dal 2007, ma nel lungo periodo esiste una chiara e continua tendenza alla riduzione di chi risparmia sulla base di una precisa programmazione delle proprie risorse. Per quanto inerente agli obiettivi degli impieghi finanziari la sicurezza nell’investimento resta al primo posto tra gli obiettivi per il 56% degli intervistati, convinzione ulteriormente rinforzata dalla caduta delle Borse. Il 45 per cento circa degli intervistati si è dichiarato inoltre “per niente favorevole a correre rischi nel campo degli investimenti finanziari pur di aumentarne il rendimento atteso”, e solo lo 0,9 per cento è risultato a favore.
Questo elevato livello di avversione al rischio, che certamente è cresciuto come conseguenza del basso livello di rendimento medio offerto nell’ultimo decennio dall’investimento azionario e della elevata volatilità, pone problemi rilevanti sia dal punto di vista del singolo risparmiatore sia dal punto di vista dell’industria finanziaria italiana e dell’economia nel suo complesso.

In merito alle fonti di informazione la banca resta il canale principale, segnalato al primo posto dal 45% degli intervistati, seguita da amici o famigliari nel 17,5 per cento dei casi. I promotori sono al primo posto nel 7,3 per cento dei casi, una percentuale superata da giornali, televisione e televideo che assieme superano il 9 per cento.

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