Notz Stucki, ecco il nostro portafoglio anti-coronavirus

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di Gianluigi Raimondi 2 Marzo 2020 | 12:00

Nel corso degli ultimi giorni alcuni analisti hanno azzerato le aspettative di crescita dei profitti per il 2020, in quanto ritengono che l’impatto del Coronavirus sull’economia possa essere significativo. Quello che si è osservato è che lo scoppio dell’epidemia ha portato molte aziende a soffrire sia sul lato della domanda che su quello dell’offerta.

Questa situazione ha quindi spinto le società a lanciare dei profit warning, in quanto si attendono che l’obiettivo di fatturato non verrà raggiunto e che gli utili, di conseguenza, subiranno un calo significativo.

Potremmo dire che il lato della domanda nel corso delle prossime settimane potrebbe avere qualche difficoltà a riprendersi (per determinati settori),poiché ci vorrà tempo affinché la diffusione del virus venga davvero contenuta. Invece l’offerta potrebbe mostrare dei segni di ripresa“, fa notare Giacomo Calef, Country manager di Notz Stucki, che di seguito dettaglia la propria view.

Un mese fa circa, quando è partita l’epidemia, gli impianti produttivi in Cina hanno smesso di funzionare, causando peraltro dei pesanti ritardi sulla catena di produzione globale. Tuttavia, negli ultimi giorni alcune fabbriche stanno riprendendo parzialmente le attività, con l’intenzione di procedere gradualmente a sfruttare l’intera capacità produttiva disponibile per colmare il gap che si prodotto nell’ultimo mese. Da parte nostra, nel 2019 abbiamo avuto un anno molto positivo, ma abbiamo sempre ragionato nell’ottica di proteggere i guadagni ottenuti, seguendo principalmente le seguenti direttrici:

  • Sulla parte azionaria ci siamo concentrati sulla selezione di società dai business solidi, di qualità e soprattutto profittevoli. Abbiamo mantenuto in particolar modo un’esposizione maggiore verso gli Stati Uniti, poichè in quest’area si concentra la maggior parte delle aziende che perseguono quelli che noi chiamiamo i “Quality Trends”, ovvero trend profittevoli di lungo periodo che si riferiscono ad aree settoriali di nicchia, come i Software, i New Media oppure il Medtech (ovvero tecnologie avanzate applicate in campo medico). Riteniamo, inoltre, che questi trend abbiano la capacità di essere resilienti nei momenti di rallentamento economico, pertanto crediamo che possano riprendersi con successo a fronte degli scossoni avvenuti negli ultimi giorni sui mercati.
  • Come protezione, abbiamo inserito un Treasury (titolo di Stato americano) in portafoglio, con l’ottica di proteggerci dalle ondate di volatilità sui mercati. Questa è una delle poche asset class che in questi giorni registra rendimenti positivi.
  • Abbiamo aperto una posizione nell’oro, non solo perché si tratta di un tradizionale bene rifugio, ma anche perché rappresenta una buona alternativa a fronte di un mondo a tassi zero o negativi nel comparto obbligazionario.
  • Con l’intento di proteggerci dai possibili ribassi delle Borse, abbiamo inserito una protezione in portafoglio, ovvero un’opzione Put, sfruttando un momento in cui il costo fosse relativamente contenuto per non erodere la performance. Infatti, a seguito dei ribassi dei giorni scorsi tale protezione ci sarà utile per recuperare parte delle perdite subite.
  • Per ultimo, dato che l’obbligazionario rende poco ed in certi casi può essere rischioso, per moderare la volatilità di portafoglio abbiamo sovrappesato le strategie Long/Short, che sono state in grado di contenere il rischio grazie ad un’adeguata e attenta selezione dei gestori inseriti.

In ogni caso, la strategia di investimento adottata non salva completamente dai forti scossoni di mercato come quelli degli ultimi giorni, ma almeno aiuta a ridurne limpatto e a facilitare poi il recupero delle perdite. Infatti, avendo investito in società con business solidi, seppur con la dovuta pazienza, col passare del tempo probabilmente potremo vedere le quotazioni tornare a rispecchiare i fondamentali. Inoltre, vendere in questo momento non è detto che sia la soluzione migliore, in quanto le valutazioni di mercato di molti titoli stanno tornando ad essere interessanti e potrebbero essere valutate per dare luogo ad una finestra di ingresso per cogliere nuove opportunità.

Tutti sui bond in attesa della Fed

L’ultima settimana è stata all’insegna del panico su tutti i principali listini azionari, soprattutto sulle Borse americane ed europee. Addirittura l’S&P 500 in sei giorni ha subito una perdita superiore al 10% rispetto al suo ultimo massimo, entrando, come la definiscono gli analisti, in una recessione tecnica. Il risultato di ciò è che la volatilità è schizzata alle stelle e che la capitalizzazione di mercato globale si è vista bruciare circa 5 trilioni di dollari.

Nel 2020 stiamo assistendo ad un allargamento degli spread sul credito con rating High Yield

In un tale clima gli investitori si sono dunque rifugiati nei bond, in particolar modo nei titoli di quelli che vengono considerati gli stati economicamente più stabili. Su tutti, abbiamo il treasury americano, considerato a livello globale un rifugio per eccellenza nei tempi di crisi e di panico sui mercati. La domanda insaziabile degli investitori ha portato i tassi sui Treasury a record minimi di tutti i tempi: a inizio anno il decennale americano rendeva quasi il 2%, mentre ora è sceso sotto l’1,3% circa. Anche il Bund tedesco rientra nella categoria dei bond preferiti dagli investitori quando arrivano le ondate di volatilità, pur rendendo meno di zero, con il tasso a 10 anni che ora si è spinto in basso fino a circa -0,6%. Inoltre, il rendimento del Bund ora è negativo su tutte le scadenze, in quanto anche il trentennale questa settimana è sceso sotto lo zero.

Ma se andiamo ad analizzare l’intero comparto obbligazionario globale Investment Grade (cioè ad alto merito creditizio), notiamo che questo è rimasto sostenuto da inizio anno. Infatti, l’indice rappresentativo Bloomberg Barclays Global Aggregate, che ricomprende sia i mercati sviluppati che quelli emergenti, totalizza da inizio anno circa il +1,3%. Tuttavia, attenzione agli High Yield (rating creditizio più basso): l’indice Bloomberg Barclays Global High Yield da inizio anno è negativo, al -0,9% circa, e la discesa si è verificata proprio questa settimana. Inoltre, si osservi il grafico sopra rappresentato: gli spread sul credito High Yield si stanno allargando ed i rialzi dei rendimenti stanno portando agli investitori delle perdite in conto capitale.

Ora l’impatto economico del Coronavirus chiama in causa anche le Banche centrali, soprattutto la FED, in quanto ha ancora margine per dare luogo a delle manovre monetarie espansive. Questa settimana il dollaro ha ceduto terreno rispetto all’euro (il cambio EUR/USD ora si attesta a circa 1,10 da un precedente 1,08) e, infatti, il mercato ora si attende con buona probabilità fino a tre tagli nel corso dell’anno, con il corridoio dei Fed Funds Rate che potrebbe scendere al 0,75% – 1%. Non solo, a fronte di una potenziale pandemia si stanno alzando anche le attese per una possibile adozione del Quantitative Easing da parte della Federal Reserve, a sostegno dei mercati e dell’economia.

 

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