Cfa Sentiment Index prossimo al minimo storico

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di Gianluigi Raimondi 2 Marzo 2020 | 15:00

Gli investitori professionali italiani certificati CFA® risultano negativi sulle prospettive dell’economia domestica sui prossimi sei mesi, con il “Sentiment Index” che registra un valore pari a -53,8, prossimo al minimo storico di novembre 2018 (-55).

Al sondaggio mensile, svolto da CFA Society Italy, hanno partecipato 26 professionisti con certificazione CFA® e membri dell’Associazione tra il 19 ed il 29 febbraio 2020. Il risultante “Sentiment Index” scende a -53,8, da -2,4 del mese scorso. Gli analisti e gestori italiani sono negativi anche sulle prospettive economiche di Europa ed USA e, più in generale, sulle asset class rischiose.

La parola al gestore – Tommaso Cappuccio, CFA, trader indipendente

Il sondaggio del mese di marzo ha evidenziato un netto peggioramento del sentiment degli operatori con l’indice che ha fatto registrare il secondo valore più basso da gennaio 2015 quando sono iniziate le rilevazioni. Il rallentamento economico, già anticipato dagli investitori in questi ultimi mesi, si è aggravato per la poca visibilità sull’impatto dell’espansione del coronavirus a livello globale. Nel vecchio continente la situazione è particolarmente grave con la fiducia nella situazione macro attuale e le aspettative per i prossimi sei mesi in marcato calo. In USA, è la componente prospettica a peggiorare notevolmente mentre la fiducia nel contesto attuale si è mantenuta positiva seppure in flessione.

Il tema di fondo quindi è l’incertezza riguardo le conseguenze della diffusione del corona virus sulla crescita economica globale. Una potenziale disruption delle supply chain, i cui effetti sono ancora difficili da stimare, danneggerà sicuramente la crescita del PIL mondiale del primo trimestre considerata l’importanza del contributo dell’economia cinese. Tale incertezza si è riflessa sull’andamento dei mercati azionari nell’ultima settimana di febbraio durante la quale gli operatori hanno cominciato a dubitare dell’efficacia degli strumenti di politica monetaria.

La ripida discesa dei mercati azionari rappresenta tuttavia un segnale che gli operatori hanno lanciato agli istituti centrali. Un atteggiamento più accomodante è infatti atteso nei prossimi mesi per scongiurare i rischi di una recessione o di alleviarla. Ciò è evidenziato dalla discesa dei rendimenti dei titoli governativi decennali avvenuta in quest’ultima settimana. Le componenti dell’indicatore relative alle aspettative sui tassi hanno mostrato anch’esse una flessione, soprattutto nel breve termine. Una percentuale maggiore di operatori si attende una riduzione dei tassi a breve, a riprova del fatto che vi sono aspettative di ulteriori politiche accomodanti.

In Italia permane il rischio di un rinnovato allargamento dello spread in assenza di una maggiore chiarezza sugli obiettivi di finanza pubblica del Governo e, in secondo luogo, sull’impatto del corona virus, essendo il paese, il terzo focolaio più importante.

L’inflazione è attesa al rialzo soltanto negli Stati Uniti, nonostante il numero di rispondenti che ne prevedono un aumento sia notevolmente diminuito. In Area Euro e in Italia, invece, la differenza è pari a zero o di poco negativa. In questo contesto, anche il prezzo del petrolio è previsto in ribasso nei prossimi mesi a testimonianza del possibile rallentamento.

Per la moneta unica è previsto un apprezzamento nei confronti del dollaro e dello yen giapponese. Questo movimento è da ascriversi alla debolezza delle controparti più che alla forza dell’Euro sebbene per motivi diversi. Negli Stati Uniti vi sono attese di un ingente stimolo monetario da parte della Federal Reserve, mentre in Giappone si è assistito a una contrazione dell’economia nell’ultimo trimestre dell’anno 2019. Inoltre, conseguentemente all’incremento di casi di corona virus in Cina, che rappresenta il principale partner commerciale del Giappone, non è previsto per l’economia nipponica un recupero degno di nota nel primo trimestre del 2020.

In un contesto estremamente influenzato dall’incertezza degli operatori per i motivi sopraccitati lo scenario del mercato azionario è negativo sia a livello di indici sia a livello settoriale. In controtendenza il settore delle utilities i cui margini potrebbero beneficiare del marcato calo dei rendimenti.

 

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