Wall Street guida la risposta al coronavirus: il rimbalzo è partito

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Massimiliano Carrà di Massimiliano Carrà 3 Marzo 2020 | 12:00

Dopo una settimana da profondo rosso per le borse mondiali, a partire da quella italiana fino ad arrivare a Wall Street (che ha combattuto gli spettri della crisi del 2008), ieri la borsa americana ha preso in mano le redini della risposta ai timori legati al coronavirus e ha chiuso in positivo di circa 5%.

Tra i tre indici di riferimento, il Dow Jones è stato sicuramente il migliore di Wall Street, tant’è che ha guadagnato il 5,1%. Molto bene però l’S&P500 e il Nasdaq che hanno chiuso in positivo rispettivamente del 4,6% e del 4,5%. 

La dura e convinta reazione di ieri Wall Street, tra l’altro, ha dato fiducia anche alle borse europee che sono riuscite a rispondere alle paure legate al coronavirus. Nell’ultima ora di contrattazioni di ieri, Londra, Parigi e Francoforte hanno invertito l’andamento e hanno chiuso sopra la parità, il nostro Ftse Mib, invece, è riuscito a più che dimezzare le perdite e ha cedere in definitiva l’1,5%.

Wall Street guida la riscossa delle borse europee

Gli effetti dei guadagni di ieri di Wall Street si stanno vedendo in maniera decisa anche oggi. Al momento della scrittura, infatti, tutti i principali indici del vecchio continente, da Milano a Madrid, sono in ampia scia positiva, con guadagni che si attestano oltre il 2%.

Esaminando il principale paniere di Piazza Affari, il Ftse Mib, in questo momento in Borsa Italiana sta facendo segnare un rally positivo del 2,58%, ossia la seconda migliore performance in Europa dopo il Dax di Francoforte che sta spingendo i suoi guadagni vicino al 3%. 

ftse mib grafico

Ftse Mib grafico – Borsa Italiana

I motivi del rimbalzo delle borse mondiali

Entrando nel dettaglio dei motivi che avrebbero spinto il rimbalzo delle borse mondiali, se ne può identificare assolutamente uno ben preciso: la risposta delle banche centrali alla crisi economica dettata dal coronavirus. 

Infatti, dopo la netta apertura da parte della Banca del Giappone e della Banca d’Inghilterra, anche la Federal Reserve – attaccata più volte su Twitter dal presidente Usa Donald Trump – secondo gli analisti di Goldman Sach taglierà di 50 punti i tassi di interesse. E lo farebbe anche prima della prossima riunione prevista per il 18 marzo, quindi esattamente tra 15 giorni. 

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