Nei fondi le quote rosa sono ferme a vent’anni fa

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di Sara Silano 11 Marzo 2020 | 07:45

A cura di Morningstar

Le società di gestione raccomandano la diversità di genere nelle aziende che hanno in portafoglio, ma le donne rimangono largamente sotto-rappresentate nell’industria del risparmio gestito mondiale. Secondo uno studio Morningstar, il settore è fermo a vent’anni fa: nel 2000 la quota di gestori-donne era del 14%, esattamente come nel 2019 (l’analisi, svolta con metodologie quantitative, ha coinvolto 56 paesi e oltre 25 mila fund manager).

“I grandi centri finanziari sono sotto la media globale, inclusi gli Stati Uniti (11%) e il Regno Unito (13%)”, commenta Laura Lallos, editorial manager di Morningstar. “In alcuni mercati minori troviamo risultati migliori, tra cui la Spagna, Hong Kong e Singapore”. Anche l’Italia è ben posizionata.

La voce femminile si spegne

Guardando i dati più in profondità si notano addirittura dei peggioramenti negli ultimi anni. Nel 2000, le fund manager di fondi passivi statunitensi erano il 19,4% contro il 13,4% dei comparti attivi. Ma l’espansione degli indicizzati non è andata di pari passo con la crescita della presenza femminile. Al contrario, nel 2019 la percentuale di donne sul totale è scesa al 13,2%. Ed è calato anche il dato negli active fund (10,7%).

Percentuale di donne-gestori di fondi attivi e passivi in Usa dal 2000 al 2019

Percentuale di donne gestori nei fondi attivi e passivi

All’inizio del nuovo millennio, il reddito fisso parlava molto più al femminile di oggi. Nel 2000, la quota rosa dei fondi obbligazionari era del 16% contro il 12,9% degli azionari. Nel 2019, entrambi i segmenti hanno una percentuale di donne intorno all’11%.

Percentuale di donne-gestori per classi di attività in Usa dal 2000 al 2019

Percentuale di donne-gestori per classi di attività in USA dal 2000 al 2019

“Il gap di genere nell’industria dei fondi è davvero ampio”, commenta Lallos. “La causa è probabilmente una complicata combinazione di barriere strutturali e stereotipi. Ma non ha nulla a che vedere con le capacità, come hanno dimostrato precedenti studi Morningstar: il genere non influisce in alcun modo sulle performance degli investimenti”. In altre parole, le ricerche hanno dimostrato che è assolutamente infondata l’ipotesi che gli uomini ottengano migliori rendimenti.

Per contro, un crescente numero di analisi prova che la presenza femminile nei consigli di amministrazione e ai vertici aziendali è connesso a migliori risultati finanziari. Forse è per questo che aumenta il supporto dei grandi asset manager alle risoluzioni sulla diversità di genere durante le assemblee degli azionisti. Ma perché lo stesso attivismo non viene adottato all’interno delle società di gestione per aumentare il numero di donne-gestori? Sarebbe quanto mai sorprendente che fossero proprio coloro che invocano una maggior equità alle imprese ad arrivare in ritardo rispetto a normative che vanno sempre più in questa direzione.

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