Dollaro, fine del rally: copertura del rischio

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di Gianluigi Raimondi 12 Marzo 2020 | 10:00

Il calo del cambio euro/dollaro all’inizio del 2020, ai minimi dall’aprile 2017, non si è tradotto in un trend sostenuto al rialzo del dollaro che alcuni avevano previsto, a causa della chiusura aggressiva delle posizioni nel corso della settimana successiva. La corsa per questa chiusura del sovrappeso in dollari ha accentuato il movimento, con un ulteriore movimento dovuto alla decisione della Fed di tagliare i tassi durante il meeting di martedì scorso.

“Ci sono diversi ragioni per cui il dollaro è apparso così interessante a inizio anno – avverte Francesco Lomartire, responsabile di SPDR ETFs per l’Italia – i rendimenti più elevati sugli asset statunitensi e i tassi negativi nell’Eurozona hanno spinto gli operatori di mercato a investire nel carry trade. Tuttavia il Coronavirus ha visto crescere le aspettative per un taglio dei tassi di interesse da parte della Fed, con la banca centrale statunitense che ha poi effettivamente tagliato i tassi. Questo ha fortemente ridotto il carry e, di conseguenza, l’attrattività del dollaro“.

Gli investitori hanno puntato su un dollaro più forte anche per motivi diversi dal carry

“All’inizio dell’epidemia di Coronavirus, i mercati erano convinti che gli Stati Uniti fossero meno esposti economicamente alla Cina rispetto all’Europa. Questo fattore ha rafforzato l’opinione che il dollaro fosse una valuta rifugio. Tuttavia il Coronavirus si sta diffondendo rapidamente anche al di fuori della Cina e, di conseguenza, sono state accantonate le ipotesi secondo cui questa epidemia avrà solo un impatto moderato sulla crescita degli Stati Uniti”, prosegue Lomartire.

La Fed è il driver

“Il differenziale calcolato su base annua tra i tassi Swap a 1 mese in USD e EUR – prosegue Lomartire – una proxy delle aspettative della banca centrale in tema di tassi di interesse per i prossimi 12 mesi, si è ridotto significativamente (Figura 1), a 117 punti base, il livello più basso da novembre 2016. Nonostante la Fed abbia effettuato un taglio dei tassi d’emergenza, i mercati continuano a prezzare un ulteriore allentamento di 75 punti base entro la fine del 2020”.

Anche se queste attese dovessero rivelarsi eccessivamente aggressive, un rally del dollaro è tutt’altro che scontato: 1) Sembra improbabile che ci possa essere una corsa per rimettere in piedi posizioni di carry trade sul dollaro, maggiormente indicate per momenti con una minore volatilità; 2) mentre la debolezza economica persiste, è improbabile che gli investitori preferiscano il dollaro visto il margine per ulteriori tagli dei tassi della Fed, che rimane molto più ampio rispetto a quello della BCE.

La curva forward sconta già un graduale apprezzamento del cambio EUR/USD ad un livello oltre 1,1350 nel corso dell’anno (Figura 2). “Se questo venisse raggiunto si avrebbe un impatto negativo di circa l’1,5% sulla performance del portafoglio in dollari per chi ha l’euro come valuta di base”, prosegue Lomartire.

“Per concludere, con il rally del dollaro terminato in modo così drammatico, gli investitori in euro non possono più contare sul supporto di un dollaro forte per sostenere la performance del portafoglio. Per questo motivo, ora potrebbe essere opportuno considerare la copertura delle esposizioni in dollari“, concluede Lomartire.

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