Coronavirus, occhi puntati sulla Bce: il ruolo delle banche centrali

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di Stefano Fossati 11 Marzo 2020 | 19:00

A cura di Olivier De Berranger, Chief Investment Offier di La Financière de l’Echiquier

Di fronte al dilagare del coronavirus arrivato dalla Cina, la tentazione è quella di chiamare in soccorso i medici. E non solo: nuovi oracoli, stregoni, santoni, siamo pronti ad accordare loro una potenza infinita.

E il mercato? Il mercato ricorre al “medico del mercato”: le banche centrali. Grazie a loro nel 2019 i mercati si sono decisamente apprezzati nonostante la contrazione generalizzata degli utili. Non potrebbero allora aiutare anche a contrastare il virus? O meglio, le sue conseguenze? Ovvero, la depressione economica dovuta al fermo della produzione e dei consumi nelle regioni colpite?

Il mercato riceve una prima risposta: le banche centrali hanno cominciato ad agire e con forza. Il 3 marzo la Fed, in una riunione a sorpresa, ha tagliato i tassi ufficiali di 50 punti base. La Banca Popolare Cinese ha ridotto una serie di tassi del paese a sostegno del credito. Nell’Eurozona non è ancora successo niente, ma è attesa a breve una riduzione di 10 punti base a fronte di un tasso di riferimento già negativo.

Queste azioni sostengono le condizioni finanziarie. Ma a una Pmi in difficoltà perché i suoi clienti o dipendenti sono in isolamento o le forniture sono interrotte, servono a qualcosa? Si potrebbe credere che siano solo gli speculatori e le grandi aziende a beneficiarne. In realtà, abbassare i tassi di interesse permette agli Stati di indebitarsi a un costo inferiore e quindi apre alla possibilità di varare misure di stimolo fiscale o finanziario. La Cina ha così alleggerito o differito le imposte sulle società più colpite. A Hong Kong il governo concederà una “indennità virus” di 1.300 dollari a ogni residente adulto. In Italia sono state rese possibili spese straordinarie per far fronte all’emergenza, nonostante l’indebitamento elevatissimo del Paese. Anche la Germania si appresta a infrangere il tabù del deficit di bilancio, incoraggiata dai tassi negativi (più si finanzia e più si arricchisce)!

La generosità delle banche centrali si irradia quindi fino all’imprenditore. E, indirettamente, fino all’ente ospedaliero che lotta contro il virus. Perché anche lui dipende in parte dalla capacità di bilancio degli Stati. Naturalmente questo ha un costo: i tassi bassi, anzi negativi. Chi ha investito in obbligazioni sembra rimetterci.

Ma, se l’economia continua a girare grazie ai tassi bassi, non ci guadagna anche il risparmiatore? Non andrebbe in rovina se l’economia si inceppasse del tutto? In questa prospettiva, i tassi bassi sembrano il prezzo da pagare per l’assicurazione fornita dalle banche centrali contro la rovina economica. E tutte le assicurazioni hanno un costo. Non è quindi fuori luogo invocare l’intervento delle banche centrali contro il virus. Certo, non saranno loro a guarirci. Ma aiuteranno le imprese, i consumatori e gli Stati a superare la crisi più velocemente o con meno difficoltà.

In caso di febbre… chiamare la Dott.sa Lagarde a Francoforte!

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