Volatilità, grande prova di tenuta degli emergenti: focus su Cina e Corea

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di Stefano Fossati 17 Marzo 2020 | 12:00

“Dal punto di vista regionale, i mercati azionari hanno dato prova di un comportamento alquanto differente rispetto ai mercati obbligazionari. È interessante notare che, rispetto al fixed income, le regioni si comportano in modo diverso. Il mercato più performante è stato in realtà la Cina, il mercato più grande, e questo è dipeso dalla capacità che il governo cinese ha avuto di controllare il coronavirus e di riprendere gradualmente l’attività economica nel Paese. Un altro mercato emergente che ha fatto molto bene è stato quello della Corea, che è stata in grado di superare il picco del coronavirus”. Questa l’analisi di Fabiana Fedeli, Global Head of Fundamental Equities di Robeco.

“Ci aspettiamo una maggiore volatilità – aggiunge Fedeli – ma sembra che i mercati emergenti continueranno a superare il ribasso almeno con la stessa agilità di alcuni dei mercati sviluppati. Per questa asset class è difficile quantificare quanto ulteriormente il mercato potrebbe scendere. È innegabile che ci sarà una maggiore volatilità a causa dei continui casi di coronavirus e dell’incessante debacle petrolifera. Pensiamo, tuttavia, che sarà importante continuare a osservare gli sviluppi dell’epidemia e, cosa ancora più importante, come i governi reagiranno a essa, poiché più a lungo l’attività economica resta bloccata, maggiore sarà l’impatto sugli utili e gli utili sono il fondamento dei mercati azionari”.

Il tempismo è tutto

“Una cosa che abbiamo appreso dalle crisi passate è che alla fine i mercati si riprenderanno. Ma quando questo accadrà? E fino a che punto dovremo sopportare il sell-off prima di vedere un miglioramento? Queste sono le due domande chiave”, dice ancora l’esperta di Robeco. “Un altro importante elemento è la correlazione molto elevata tra le azioni in perdita. Questa è ovviamente aumentata anche a causa della percentuale di investimenti passivi attualmente sul mercato, che è molto più elevata di quanto non fosse in passato. Ciò significa che è un ottimo momento per lo stock picking, ma bisogna essere molto attenti poiché alcune aziende usciranno da questa fase discendente in forma decisamente migliore rispetto ad altre”.

Da un punto di vista di gestione delle strategie, “innanzitutto, all’inizio del periodo di volatilità, abbiamo esaminato i nostri portafogli e fatto in modo che le società presenti potessero sopportare, anche da una prospettiva di bilancio, la volatilità futura dei loro business, e abbiamo analizzato le posizioni in alcuni settori che potrebbero risentirne, come l’indotto dell’IT, e altri che avranno ripercussioni su un orizzonte più lungo, come l’ambito dei viaggi. In un secondo momento, abbiamo iniziato a cercare opportunità di investimento. E francamente potremmo essere ancora all’inizio ma, dato che questo sell-off è stato così profondo e così brusco, stiamo iniziando a intravedere alcune ottime opportunità”, conclude Fedeli.

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