Coronavirus: Europa unita (ma può fare di più), Usa nel caos

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Avatar di Stefano Fossati 20 Marzo 2020 | 17:30

A cura di Filippo Diodovich, Senior Strategist di IG Italia

Le parole di Christine Lagarde “we are not here to close the spreads” (“non siamo qui per chiudere gli spread”) e quelle del governatore della canca centrale austriaca Robert Holzmann (“la politica monetaria ha raggiunto i suoi limiti”) avevano portato forti turbolenze sui mercati azionari e obbligazionari, soprattutto su quello italiano, portando lo spread btp-bund a 320 punti base. Le dichiarazioni dei due membri del Governing Council hanno fatto perdere reputazione e credibilità all’istituto centrale e hanno sollevato tanti punti di domanda sulla solidità dell’area euro e sulla compattezza all’interno del Consiglio Monetario.

Era inevitabile, per scongiurare una implosione dell’area euro, che la Bce decidesse di cambiare rotta sia nelle azioni che nella comunicazione. Prima il capo economico Philip Lane ha smentito le parole di Lagarde sugli spread, poi è uscito un comunicato da parte della Bce per negare le dichiarazioni di Holzmann e specificare che l’istituto utilizzerà ogni mezzo per mantenere la liquidità nel sistema bancario.

Riteniamo che le parole della Lagarde, sotto forma del tweet “extraordinary times require extraordinary action”, non possano essere paragonate a quelle di Draghi sia nella forma della comunicazione (ben diverso un tweet rispetto a una conferenza stampa) sia negli effetti sui mercati finanziari. Inoltre non abbiamo la certezza che tali misure possano essere sufficienti per stabilizzare a lungo i mercati. Quando Mario Draghi aveva pronunciato il “whatever it takes” e “credetemi sarà sufficiente” i mercati avevano creduto alle sole parole di Draghi, le misure sono arrivate successivamente con l’architettura delle operazioni Omt. Al momento gli spread scendono non per la fermezza o la credibilità di Christine Lagarde ma per il gigantesco piano di acquisti di asset da parte del Consiglio Direttivo.

Quale strada per l’Europa?

Lo avevamo già espresso prima del meeting della Bce della scorsa settimana, gli istituti europei si trovano a un bivio fondamentale nella ventennale storia dell’Eurozona. La crisi sanitaria, ancor più rispetto a quella debitoria, ha fatto emergere i dissensi e le incongruenze europee. Saltati gli accordi di Schengen. La guida della Bce ed erede di Mario Draghi, Christine Lagarde, smentita dal capo economico Philip Lane. Il governatore della banca centrale austriaca smentito ufficialmente nel sito istituzionale della Bce.

L’Europa aveva iniziato con un approccio molto “soft” per poi passare a un atteggiamento radicalmente opposto e molto piu’ solidale nei confronti dei paesi in difficoltà. I mercati fino a ieri avevano scontato questa linea “soft” che avrebbe inevitabilmente causato un possibile cortocircuito del sistema Europa. Ora le borse iniziano a credere all’impegno degli istituti europei ma a nostro avviso non è ancora sufficiente per stabilizzare le piazze finanziarie per l’emergenza coronavirus nel medio/lungo periodo. Il Governing Council della Bce è spaccato, non solo il governatore austriaco si è opposto a misure monetarie così espansive ma, secondo le indiscrezioni delle agenzie di stampa, anche il capo dell’istituto centrale olandese Klaas Knot e quello tedesco Jens Weidmann.

Tuttavia le ultime dichiarazioni di Christine Lagarde (“La Bce è determinata a fare la sua parte per sostenere ogni cittadino dell’area dell’euro in questo momento di estrema difficoltà”) e quelle del commissario alla concorrenza della Commissione Europea Margrethe Vestager, che ha ufficializzato regole temporane più flessibili nella normativa per gli aiuti di Stato, hanno dato un segnale che l’Europa è intenzionata a percorrere la strada della solidarietà ai Paesi in difficoltà e a porre rimedio agli errori di comunicazione fatti nei giorni precedenti. Il dissenso rimane ma non deve emergere. E serve fare un passo successivo. Politiche fiscali super-espansive associate con il sostegno della Banca Centrale Europea con l’introduzione di nuove misure non convenzionali.

Valutazione delle recenti misure

Crediamo che la soluzione dell’incremento del quantitative easing fosse la più facile da adottare nel brevissimo periodo. Tuttavia ci aspettavamo una quantità ancora maggiore in dotazione del piano (1000-1200 miliardi di euro) proprio per scoraggiare qualsiasi tentativo di speculazione sui Paesi maggiormente indebitati, tenendo conto del peggioramento delle recenti condizioni economiche nel Vecchio Continente.

Non riteniamo quindi che nel medio/lungo periodo tali scelte della Bce possano essere sufficienti a fermare i timori degli investitori sull’emergenza coronavirus e sui rischi di un crollo di reputazione degli istituti europei. Serve qualcosa ancora di più significativo. Non solo nei numeri ma nell’impegno.

Quali altre soluzioni possibili?

Crediamo che sia necessario fare un passo successivo da parte delle istituzioni europee.
• Dare la possibilità di attivare le operazioni Omt senza l’obbligo di aderire alle stringenti condizioni del programma Esm (o eventuale revisione delle norme);
• modificare il mandato della Bce aggiungendo oltre al controllo della stabilità dei prezzi anche il raggiungimento della piena occupazione, come negli statuti di Federal Reserve e della banca centrale neozelandese;
• lancio di bond europei garantiti da tutti gli Stati membri.

La terza opzione, ovvero l’introduzione degli eurobond o coronabond, è a nostro avviso la soluzione più efficiente per ricucire le spaccature aperte dai vari membri degli istituti europei. Obbligazioni che raccolgono fondi vincolati al finanziamento delle spese sostenute dai singoli Stati per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Obbligazioni che se non comprate dagli operatori di mercato possano essere oggetto di acquisto del piano di Quantitative Easing della Bce. Una tale soluzione fermerebbe l’avanzata di tutti i movimenti separatisti europei e darebbe un concreto segnale che l’Europa è unita e solidale.

Stati Uniti nel caos, Trump perde consensi

Se in Europa sono stati commessi tanti errori nella comunicazione ed esiste una spaccatura politica all’interno delle istituzioni, negli Stati Uniti la situazione è molto simile, con l’aggravante che l’apparato politico non è frammentato come quello europeo. La superficialità con cui Donald Trump ha affrontato l’emergenza coronavirus ha portato gli indici azionari di Wall Street a perdere oltre 30 punti percentuali nelle ultime settimane. Solamente dopo aver visionato il drammatico report del professore dell’Imperial College di Londra, Neil Ferguson, Trump, che fino a 10 giorni fa paragonava il coronavirus a una semplice influenza (tweet del 9 marzo), ha cambiato rotta nelle misure per contenere la diffusione del contagio del Covid-19. Ma per Donald Trump è necessario un cambio radicale nell’atteggiamento non solo nelle misure anti-virus.

Vediamo positivamente la possibilità di una mediazione nel braccio di ferro tra Arabia Saudita e Russia nel mercato del petrolio. La possibilità che gli Stati Uniti possano diminuire la produzione di petrolio nel Texas può essere un fattore determinante nella possibilità di trovare un compromesso tra i vari produttori in modo da ricercare un nuovo equilibrio sul mercato oil. Ma Trump dovrà ricucire anche i rapporti con la Cina (e definire il virus cinese sicuramente non aiuta) e con l’Europa. Al momento il capo della Casa Bianca sta isolando il Paese non solo chiudendo le frontiere ma allontanandosi politicamente anche dagli alleati.

E il caos trumpiano ha portato a un forte aumento della percentuale di cittadini statunitensi che disapprovano la sua amministrazione. Al momento il quasi sicuro candidato democratico Joe Biden ha molte più possibilità di vittoria nei confronti di Trump rispetto a qualche mese fa quando la vittoria dell’ex magnate newyorchese era abbastanza scontata. Crediamo che Trump sia ancora in tempo per rimediare con un massiccio piano fiscale di aiuti ai propri cittadini (2000-2500 dollari) ma non può più commettere alcun errore: nella comunicazione, nelle misure economiche e nella politica estera.

Reazione dei mercati

Riteniamo che in mancanza di nuove misure la stabilizzazione dei mercati finanziari possa essere solo temporanea. Il probabile acuirsi delle emergenze di coronavirus negli altri Paesi europei e negli Stati Uniti potrebbe causare l’ennesimo cortocircuito delle piazze finanziarie. Solamente con misure economiche nuove ed estreme si possono limitare i danni economici del virus. Senza dimenticare che ogni Stato dovrà eseguire anche quelle sanitarie, ovvero il distanziamento sociale, l’aumento dei tamponi, l’isolamento dei pazienti positivi e il rintracciamento dei contatti delle persone positive.

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