L’Oracolo, presepe in fuga

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di Giacomo Berdini 7 Gennaio 2010 | 16:00
Quando gli animali ne hanno piene le tasche… pur non avendo le tasche, a meno che non siano canguri.

Ahimè le feste son finite e che stiate ancora digerendo il cotechino con le lenticchie del primo dell’anno o stiate smaltendo l’indigestione di caramelle della Befana, il lavoro chiama e tutti si torna ai nostri tristi computer a farci ingiallire la faccia a suon di radiazioni elettromagnetiche.

Per fortuna che il mondo rimane sempre lo stesso, pieno di cose bizzarre e buffe, e per fortuna che al lavoro ci torno pure io cosicché possa deliziarvi con le insostituibili cavolate dell’Oracolo, rubrica che vi tiene compagnia nelle giornate belle, brutte e medie, che vi fa ridere quando siete tristi, vi fa ridere quando siete felici e vi fa ridere anche quando siete medi. Se non fa ridere voi allora fa ridere me e, visto che anche il nostro premier se la canta e se la suona da solo, io prendo esempio e vado avanti nel mio inutile ed autoreferenziale umorismo demenziale.

Oggi parliamo ancora di Natale, perché siamo nostalgici delle belle ferie appena passate, o meglio perché sono nostalgico… ma perché sono qui?
Comunque, voi l’avete fatto il presepe?
Io no, ma c’è a chi piace addirittura farlo vivente. Ora, capisco che il fascino dei costumi, il puzzo degli animali, un neonato in ipotermia nella paglia affiancato dal padre tremante con la barba posticcia, il tutto sovrastato da un’immancabile stellona volante di carta pesta, possa essere molto suggestivo ma non bisogna dimenticare gli inconvenienti.

Ad Avon, una cittadina del Colorado nota per i suoi magnificenti presepi viventi, l’esibizione si è trasformata in una sorta di libro della giungla, però senza elefanti, senza avvoltoi e senza orsi, senza il bambino cresciuto da una pantera e senza la giungla, visto che in Colorado c’è molta neve…
Ok, al libro della giungla non ci assomigliava nemmeno un po’, fatto sta che il presepe vivente ha deciso di andare a farsi un bel giro per la città, per fortuna prima che l’esibizione fosse aperta al pubblico.

So che spesso gli organizzatori di tali prodigiose ricostruzioni pseudo religiose sono colti da presunzioni messianiche, ma pretendere che delle bestie da fattoria stiano inchiodate al suolo come oche da fuagrà è abbastanza improbabile. Così l’allestitore, una volta finito di pinzare alla capanna l’enorme cometa di carta pesta, si è accorto che asini, bovi, cavalli, cammelli, pecore, cani, pastori, cani da pastore, pastorcani, pastrani, castori e re magi, con tutti gli altri noti animali da presepe che ora non mi sovvengono, se l’erano prontamente svignata alle sue spalle, forse per approfittare dei saldi di Avon, non sappiamo.
Per fortuna prima di sera, grazie all’aiuto di tutta la comunità, le bestie sono state riportate al loro posto per prendere parte allo spettacolo, tutti tranne uno dei re magi, che si era attardato al centro commerciale per comprare un mazzo di fiori da regalare a Gesù, essendosi ingozzato tutto il giorno di Condorelli Sperlari e non avendo la più pallida idea di cosa diavolo sia la Mirra, come d’altronde la maggior parte di noi.
Comunque la morale è: muschio e statuette di legno, non era molto più semplice?    

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