Edmond de Rothschild: “Coronavirus dirompente, ma i cigni neri non sono tutti uguali”

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Avatar di Stefano Fossati 24 Marzo 2020 | 14:30

A cura di Gilles Prince, Chief Investment Officer di Edmond de Rothschild (Suisse)

Un cigno nero è un animale raro, e alcuni direbbero addirittura che non esiste. Nella finanza, descrive un evento che arriva a sorpresa, ha un effetto importante e spesso viene frainteso dagli operatori del mercato. I cigni neri sono per definizione estremamente difficili da prevedere e vanno oltre le normali aspettative dedotte dalla storia. Questi eventi sono di solito altamente improbabili, anche se possono avere un impatto potenzialmente massiccio. Nelle statistiche ci si riferisce ad essi come ad un outlier. È importante notare che la comparsa di un cigno nero sui mercati finanziari è più spesso associata a eventi di panico, in quanto gli investitori non hanno mai pensato che tali eventi fossero possibili. Con il rapido crollo dei prezzi degli sset, il quadro di riferimento degli investitori in materia di prezzi possibili si perde, il che porta ad avere asset finanziari a basso prezzo mentre cercano un rifugio sicuro. Guadagni che hanno richiesto anni per essere registrati vengono cancellati in poche ore, giorni o settimane. “I prezzi salgono con le scale, ma scendono con l’ascensore…”, diciamo.

Imprevedibile e dirompente, ma temporaneo

I cigni neri sono imprevedibili e creano perdite rapide e brusche. Gli investitori che gestiscono scommesse concentrate e portafogli a leva possono essere costretti ad abbandonare l’attività o a fallire personalmente. Più in generale, questi eventi possono essere dirompenti per i mercati in quanto l’assenza di acquirenti compromette la liquidità del mercato. Più asset liquidi vengono utilizzati per finanziare quelli invendibili, mandando ondate di panico nei mercati globali e seminando una crisi finanziaria. Le Banche centrali potrebbero dover intervenire come prestatore di ultima istanza per garantire il corretto funzionamento di questi mercati e quindi prevenire una potenziale crisi. Una volta ripristinate la fiducia e la liquidità, gli investitori rivalutano razionalmente il fair value degli asset finanziari.

In questa catena di eventi, è importante osservare che il panic selling porta inevitabilmente a un deprezzamento ingiustificato dei valori, cioè a un eccesso di vendite. Una volta che gli investitori ricominceranno a comportarsi in modo razionale – ad esempio dopo che la banca centrale avrà fornito liquidità di protezione – le attività finanziarie ricominceranno a convergere verso un valore equo. Da quel momento in poi, un cigno nero rappresenta un’opportunità di acquisto. La sfida è ovviamente quella di capire quando i mercati smetteranno di reagire alla paura.

È importante comprendere la psicologia del mercato e i pregiudizi comportamentali degli investitori. Le condizioni di ipervenduto di solito seguono un’ultima fase di capitolazione, in cui gli investitori non possono sopportare le perdite e quindi sentono la necessità di agire. In quest’ultima ondata di vendite, i partecipanti al mercato vogliono uscire a qualsiasi prezzo. Da quel momento, gli investitori che hanno potere d’acquisto e nervi saldi possono intervenire e iniziare a costruire la performance futura del loro portafoglio. Questo potrebbe sembrare teoricamente semplice, tuttavia, l’acquisto in una fase di depressione è psicologicamente difficile perché tutti gli investitori si affrettano ad attraversare la porta. Anche il riconoscimento di attività di qualità da quelle potenzialmente deteriorate può rivelarsi una sfida. Detto questo, avere una visione a lungo termine e un’asset allocation strategica può aiutare a superare la sofferenzza a breve termine.

I cigni neri non nascono tutti uguali

I cigni neri non sono tutti uguali. Alcuni possono essere di breve durata, altri limitati ad un’asset class oppure globali con conseguenze di vasta portata. Gli eventi dell’11 settembre hanno avuto un impatto sul mercato piuttosto breve, poiché i prezzi si sono ripresi prima della fine dell’anno. All’indomani degli attentati terroristici è stato tuttavia necessario chiudere temporaneamente i mercati finanziari. Il crollo del 1987 fu una reazione molto rapida dei prezzi (-25%), che innescò in seguito molti punti interrogativi sul funzionamento dei mercati e sulla strategia assicurativa di portafoglio. Ci vollero quasi due anni perché l’indice S&P 500 si riprendesse completamente. Il 2008 è stato un evento completamente diverso, o una catena di eventi, che ha dato forma a quella che divenne nota poi come “crisi finanziaria globale”. Il crollo di Lehman Brothers potrebbe probabilmente essere considerato il momento in cui il panico ha attanagliato gli investitori… I mercati hanno impiegato anni per riprendersi, anche se il 2009 è ricordato come un anno solido per la maggior parte delle asset class coinvolte.

Questi eventi hanno cause differenti e inducono le autorità ad adottare diverse reazioni. Ad esempio, durante gli attacchi terroristici dell’11 settembre, le risposte sono passate attraverso un arresto delle attività commerciali e uno stop della politica. Il lunedì nero del 1987 costrinse la Fed a fornire ai mercati liquidità immediata insieme all’introduzione di salvavita ancora oggi utilizzati. Infine, la reazione delle autorità alla crisi del 2008 è ben nota ed ancora in atto, ovvero l’allentamento quantitativo da parte delle Banche centrali e l’inasprimento della regolamentazione bancaria.

C’è una lezione che possiamo fare nostra da questi eventi e che può essere utile per comprendere la crisi attuale.
I mercati reagiscono in modo forte e rapido a un cigno nero, a condizione che lo shock sia legato ai mercati finanziari o all’economia.
La reazione dei palyer di mercato tende a essere esagerata, a provocare un eccesso di vendite e quindi opportunità di acquisto e un conseguente rimbalzo;
Tutti i cigni neri sono diversi per natura, tempo e portata. Possono scatenare reazioni diverse da parte dei mercati e delle autorità, ma si tratta di azioni che il più delle volte rappresentano punti di svolta decisivi;
– Lo shock è temporaneo e i mercati si riprendono alla fine, anche se ci vuole tempo. Il timing è assolutamente un problema.

Il cigno di nome Covid-19

La situazione del coronavirus non fa eccezione. È uno shock negativo che colpisce profondamente l’economia globale e in modi che ancora fatichiamo a comprendere fino in fondo. I mercati finanziari hanno reagito in modo estremamente ampio e disordinato, portando ad una crisi di liquidità che si è estesa a molte asset class. Si sono verificate diverse fasi di “capitolazione” e hanno destabilizzato i potenziali compratori. Ma, in risposta alle epidemie, i governi stanno adottando severe misure sanitarie e forniscono un ampio sostegno finanziario per limitarne l’impatto economico. Le banche centrali stanno intervenendo ampiamente per evitare lo sviluppo di una crisi finanziaria. Queste azioni si riveleranno decisive e infonderanno una dose di stabilità ai mercati.

La crisi legata a Covid-19 è per sua stessa natura temporanea, anche se ha una durata incerta. L’impatto economico non è ovviamente da sottovalutare, ma non appena gli investitori registreranno un affievolimento dell’epidemia e potranno valutarne meglio le conseguenze economiche, i prezzi di mercato si allontaneranno dai livelli di crisi. Come primo passo, le vendite indiscriminate saranno sostituite da acquisti selettivi. Con i prezzi delle azioni scesi del 30% o del 40%, si possono certamente trovare asset di qualità a valutazioni scontate.

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