Economia europea verso la depressione, crolla il Pmi a marzo

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di Stefano Fossati 24 Marzo 2020 | 14:15

Data ormai per scontata la recessione, in Europa possiamo iniziare a ipotizzare una vera e propria depressione economica. Del tresto era atteso: l’indice Pmi-Markit flash di Eurolandia, che che misura in maniera istantanea il livello di attività dell’economia nell’Area euro, è crollato a quota 31,4, da 51,6 di febbraio. Si tratta del livello minimo da quando esiste l’indicatore (istituito nel 1998) che, nel corso della grande recessione del 2009, non era sceso al di sotto di 36,2.

Il maggiore calo si è registrato nell’ambito dei servizi, il cui indice è sceso a 28,4 da 52,6, mentre contiene la discesa il manifatturiero, almeno per ora: 44,8 da 49,1 di febbraio, con la componente relativa alla sola produzione scesa a 39,5 da 48,7. Al di sotto di quota 50 l’indice Pmi, risultante da un sondaggio fra i responsabili acquisti delle aziende, segnala una contrazione dell’attività.

Ed è solo l’inizio: come sottolinea Ihs Markit – la società che realizza il sondaggio – Francia e Germania, che hanno iniziato relativamente tardi a chiudere le attività per cercare di arginare la diffusione del coronavirus, hanno infatti segnato a marzo flessioni molto consistenti ma inferiori a quelle del resto dell’Europa. In particolare, l’indice flash francese ha segnato una flessione a 30,2 da 52, quello tedesco un calo a 37,2 da 50,7. Anche in questi casi a soffrire maggiormente è stato il settore dei servizi, mentre il manifatturiero ha mostrato una maggiore resistenza. D’altra parte servizi come turismo, viaggi e ristorazione sono stati i comparti inizialmente colpiti dalle misure di contenimento.

Il dato italiano sarà pubblicato il 1° aprile per il manifatturiero e il 3 per i servizi e l’indice composito, e saranno numeri drammatici.

A confermare la gravità della situazione sono anche le indicazioni delle aziende sulla supply chain, che rivelano forti ritardi nelle consegne, inferiori solo a quelli registrate a maggio 2000, mentre i prezzi – che durante i precedenti shock sull’offerta erano aumentati – sono calati nel settore industriale “a un livello non visto da quattro anni – si legge in una nota di Ihs Markit – perché le imprese hanno offerto sconti per aumentare le vendite e ridurre le scorte. Questi sconti sono stati riferiti in modo ampio anche nel settore dei servizi”. In calo anche l’occupazione a livelli mai visti dalla Grande recessione.

Chris Williamson, capo economista di Ihs Markit, spiega che i dati di marzo sono coerenti con una flessione del Pil del 2% nel primo trimestre dell’anno, ma “c’è spazio perché la crisi peggiori”; secondo lo stesso esperto non si può tuttavia escludere una “rottura”, relativamente frequente anche in periodi normali, del collegamento tra l’indicatore e Pil.

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