Dollaro-centrismo

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di Redazione 11 Gennaio 2010 | 07:57
I Non-Farm Payrolls sono senz’altro il market mover più potente, che crea più volatilità di qualsiasi altra uscita e che anche venerdì non ha risparmiato il mercato FX.

In effetti la delusione ha colpito duramente gli investitori che speravano in una qualche creazione di posti lavoro: 85 mila posti persi e quindi Usd in discesa libera, con EurUsd che ha chiuso sui massimi venerdì sopra 1,4400. Qual è il messaggio fondamentale da carpire?

Probabilmente che la Fed non potrà alzare i tassi per lungo tempo ancora – una realtà sempre più tangibile se consideriamo anche che il credito al consumo USA è sceso ulteriormente.

Ma i fuochi d’artificio non son finiti qui: questa settimana avremo la Bilancia dei Pagamenti USA, il Beige Book, l’Empire State, la Produzione Industriale e la fiducia dei consumatori USA in uscita. Perché i dati USA sono sempre i più seguiti dal mercato?

Semplicemente perché il mercato è ancora “Dollaro-centrico”. Visto che la maggior parte dei fondi a livello internazionale investe in attività finanziarie statunitensi, risulta logico che il mercato più seguito sia quello USA. Apriamo una piccola parentesi: a proposito dell’azionario USA, non rischiamo forse di essere colti in una bolla speculativa instaurata dal regime di tassi bassi? Il mercato odierno come si paragona con le bolle passate?

In effetti, c’è stato uno “spiazzamento” nel senso che la crisi creditizia ha spinto le banche centrali alla politica “tassi-zero” portando tra l’altro i governi a sostenere le banche nazionali, garantendo le attività finanziarie e permettendo ai relativi debiti pubblici di puntare al cielo. Laddove gli investitori erano altamente avversi al rischio alla fine del 2008, sono stati poi spinti ad investire in attività di rischio, portando S&P 500 e Dow e altri indici dove sono oggi.

Ma anche se il denaro è “a basso costo”, non c’è ancora stato segno di una crescita del credito al settore privato (ingrediente delle bolle precedenti). Infine il Price/Earnings Ratio medio degli ultimi dieci anni è ben al di sotto dei livelli raggiunti nella bolla del 2000 – anche se effettivamente non siamo a bassa quota, essendo il P/E a 20 circa (fonte: The Economist).

Di fatto i nuovi controlli sulle banche commerciali e banche d’affari sono il rimedio “a-la-Bernanke” per placare sul nascere una bolla speculativa.  Dunque il timore di bolla speculativa sembra svanire per ora perché alcuni ingredienti fondamentali mancano all’appello.

EurUsd – grafico daily

Certo è che se “il buon giorno si vede dal mattino” allora questo 2010 (che tendenzialmente dovrebbe essere di consolidamento/ripresa in senso lato) sarà volatile a dire poco. Passiamo dunque all’analisi tecnica con questo a mente: disciplina, gestione della posizione e lasciar correre le vincite. Volatilità significa movimento, e quindi profitti per chi sa essere disciplinato.

L’EurUsd spinto dai dati sull’occupazione si trova ora a quota 1.4500 e il punto di resistenza che dobbiamo osservare attentamente è dato dal passaggio della media mobile esponenziale a 100 periodi intorno a 1.4550. Tecincamente l’area tra 1.4550 e 1.4625 probabilmente tenderà a contenere ulteriori deprezzamenti del dollaro americano, ma ora diventerà sempre più importante prestare attenzione ai dati macroeconomici ed alle aspettative sui tassi di interesse americani.

Il UsdJpy sembra essersi fermato anch’esso sulla scia dei dati Usa. Dopo la rottura dell’interessante livello di 93.15 avvenuta nei giorni scorsi che ci faceva pensare a 95.00 come livello successivo, ci troviamo a 92.30 con la possibilità di poter scendere ancora una figura in caso di dati non buoni provenienti da oltreoceano.

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