I cattivi maestri

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di Private Banker 11 Gennaio 2010 | 13:00
Il 2010 sarà l’anno della borsa, almeno cosi prevedono oltre il novanta per cento degli esperti, che in queste settimane hanno riversato…

…le proprie previsioni e fatto scrivere fiumi d’inchiostro su dove investire nel prossimo futuro.
Infatti gennaio è tempo di consuntivi, arrivano gli estratti conto, si analizzano i risultati dell’anno passato e si fanno programmi per l’anno che verrà. E bisogna dire che l’anno passato è stato davvero sconcertante, difficile da decifrare ed è improbabile che i risparmiatori abbiano raggiunto risultati interessanti.
Infatti tutte le borse sono cresciute e molti fondi azionari hanno reso anche il 20% negli ultimi dodici mesi, con punte del 30% per azionari nei paesi emergenti come Brasile e India, ma tale crescita non è stata lineare e costante, anzi da gennaio a marzo le borse avevano perso il 50%, e l’ombra lunga della catastrofe mondiale aleggiava sull’inteso sistema bancario, poi da aprile una costante crescita ha portato gli indici azionari in area positiva. Gli speculatori che avessero investito in borsa nel mese di marzo avrebbero più che raddoppiato i propri capitali in pochi mesi.
Ma in realtà pochi hanno approfittato dei saldi e quasi tutti si sono buttati sui titoli di stato che hanno fatto registrare tassi record al negativo: i più bassi della storia.
Tutti così a comprare Bot, Cct e Btp a tassi vicino all’un percento con la sola certezza di perdere rispetto alla pur bassa inflazione e con l’unica consolazione che questi titoli sono sicuri, perché garantiti dallo Stato. A dicembre il debito pubblico italiano ha superato 1.800 miliardi di euro rispetto ai 1.699 di gennaio 2009, e questo è il frutto della crisi: meno affari, meno profitti, meno tasse. Nel contempo più richieste di garanzie e di interventi pubblici, cosi mentre il settore privato, complice la crisi, ha ridotto i costi e spesso aumentato il fatturato e quindi i margini, il settore pubblico ha aumentato i dipendenti a tempo indeterminato ad oltre 3.375.000. Pertanto se dividiamo 1.800 miliardi di debito pubblico per i sessanta milioni di italiani ne consegue un indebitamento medio per ogni cittadino di 30.000 euro. La buona notizia è che l’indebitamento, rappresentato dai titoli di stato, è detenuto in gran parte dalle famiglie italiane, che sono, di fatto, creditori di se stessi. Se tale scenario non è una novità, è certamente strano che non si percepisca un rischio insito nell’investire i propri risparmi tutti con un soggetto a rischio (lo Stato italiano) che spesso è anche debitore per le entrate correnti, vedi pensioni e sussidi vari. Recenti campanelli d’allarme relativi a Stati vicini come la Grecia, dovrebbero farci riflettere. Ma se la borsa è volatile e i titoli di stato non cosi sicuri, dove investire i propri risparmi?

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