Oro, l’anno dei 3.500 dollari

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di Redazione 13 Gennaio 2010 | 12:30
Chiunque abbia investito nel mercato delle commodity nel 2009 può ritenersi soddisfatto. Il rame ha raggiunto i massimi degli ultimi 15 mesi sulla Borsa di New York sostenuto dal calo delle scorte e da una domanda mondiale in continua crescita.

di Marco Mairate

Anche lo sciopero che ha bloccato diversi centri di produzione in Cile sembra aver favorito la corsa del rame, uno dei materiali più utilizzati nel campo delle telecomunicazioni. Il derivato sul metallo duttile e dalle altissime capacità conduttive, ha raggiunto e superato i 3.330 dollari l’oncia, il prezzo più alto mai registrato dal settembre del 2008. I prezzi sono più che raddoppiati anche grazie alle enormi importazioni cinesi, che hanno toccato nuovi massimi nella prima parte dell’anno. Il derivato con scadenza aprile, alla Borsa di Shanghai, ha raggiunto per esempio i 59.180 yuan alla tonnellata (ovvero circa 8.665 dolari), il prezzo più alto per un contratto dall’agosto del 2008.
Che dire dell’oro. Il metallo giallo che in 12 mesi ha registrato un rialzo del 26% (rendimento che cambia a seconda della tipologia di strumento che segue l’oro) ha letteralmente fatto esplodere gli asset dell’Etf più importante sull’oro (lo SPDR Gold Trust) che oggi vanta un patrimonio di 1.134 tonnellate metriche di oro massiccio. In particolare negli ultimi due mesi dell’anno, si è verificata una vera e propria isteria collettiva intorno al metallo prezioso, che ha toccato la quotazione record di 1.227 dollari/oncia. Ovviamente questa brusca corsa dell’oro ha portato molti analisti e studiosi a credere che ci si trovi di fronte ad una bolla dalle dimensioni ciclopiche, bolla che presto potrebbe esplodere. Tra i tanti pessimisti sul futuro del lingotto troviamo Nouriel Roubini, (l’uomo che anticipò il crollo dell’economica americana nel 2006) convinto che i movimenti del metallo prezioso siano guidati più dalla speculazione che da motivi fondamentali. Al pessimismo di Roubini risponde a tono Jim Rogers, uno dei più brillanti conoscitori del mercato delle commodity, che considera Roubini e altri esperti macro economici degli incompetenti che non conoscono a pieno i movimenti storici di oro e delle altre commodity. Sulla stessa linea d’onda è l’analista Adam Hamilton di zealllc.com secondo cui il prezzo dell’oro dovrebbe toccare i 3.500 dollari l’oncia entro il 2010/11. Per chi avesse ancora dei dubbi: “hard” o “soft” le materie prime sono e saranno per lungo tempo un asset class interessante per completare l’asset allocation di ogni portafoglio a prova di crisi.

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