La crisi del coronavirus a confronto con la Grande Depressione del 1929

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di Stefano Fossati 7 Aprile 2020 | 19:00

A cura di John Plassard, Investment Specialist del Gruppo Mirabaud

Di recente si è tracciato un parallelismo tra la crisi del 1929 e l’attuale contesto di mercato, ma è davvero possibile un paragone simile? Ci sono alcune analogie tra la situazione che stiamo vivendo oggi e quanto accaduto durante la Grande Depressione.

Movimenti degli indici

I movimenti recenti degli indici statunitensi possono ovviamente essere paragonati a quelli verificatisi durante la Grande Depressione. In effetti, due dei sei maggiori cali dalla creazione dell’S&P 500 sono avvenuti nelle ultime settimane. Anche i livelli di volatilità che abbiamo visto di recente sono paragonabili a quelli registrati nel 2008, nel 1987 e nel 1929. Così come la velocità del declino (-30%) dell’indice preferito dai money manager statunitensi non è mai stata così significativa.

Occupazione

Secondo quanto dichiarato da James Bullard, presidente della Federal Reserve Bank di St. Louis, 46 milioni di americani potrebbero restare disoccupati nel brevissimo termine. Il tasso di disoccupazione potrebbe raggiungere il 30%, una cifra superiore a quella raggiunta durante la Grande Depressione e tre volte superiore a quella della recessione del 2008-2009. Va tuttavia ricordato, che il tasso di disoccupazione era ancora del 20% nel 1938, sei anni dopo la fine della Grande Depressione.

Crescita del Pil

Durante la Grande Depressione, il Pil degli Stati Uniti è diminuito “solo” del 5,1%. Il calo medio del Pil dal 1948 è del 2,3%, con il risultato peggiore registrato durante la contrazione del 2007-2009. Negli Stati Uniti dalla recessione del dopoguerra non si è verificata una riduzione a due cifre dell’attività economica. Goldman Sachs prevede un crollo del Pil statunitense del 24% nel secondo trimestre, mentre Morgan Stanley del 30%. Durante l’ultimo trimestre della crisi del 2008, la contrazione è stata “solo” dell’8%.

Variazioni negli utili aziendali

Con così tante imprese chiuse a causa della pandemia, l’impatto sugli utili sarà ovviamente molto forte. Utilizzando i dati di Robert Shiller, possiamo discernere diversi elementi interessanti. Gli utili aziendali sono diminuiti di oltre il 70% durante la Grande Depressione, ma hanno riportato un calo addirittura maggiore tra il 2007 e il 2009. Tuttavia, questa cifra è difficile da inquadrare nella giusta prospettiva, dal momento che le regole contabili sugli utili sono cambiate considerevolmente negli ultimi 80 anni.

Oggi, prendendo in considerazione i dati Factset, gli analisti si aspettano:
– per il primo trimestre 2020, un calo degli utili del -5,2% e una crescita dei ricavi del + 2%;
– per il secondo trimestre 2020, un calo degli utili del -10% e una crescita dei ricavi del -0,4%;
– per il terzo trimestre 2020, un calo degli utili del-1,1% e una crescita dei ricavi del 2%;
– per il quarto trimestre 2020, un aumento del 4,5% degli utili e una crescita dei ricavi del 3,6%;
– per l’anno 2020, un calo dei profitti del -1,2% e una crescita dei ricavi del 2%.

Da questa prospettiva si evince che il consenso non ha tenuto conto dello stop storico dell’attività delle imprese attualmente in atto, che avrà un impatto molto più violento sugli utili aziendali di quanto ci si aspetti. Ci sono ovviamente anche molteplici differenze tra la situazione attuale e la Grande Depressione.

Azioni delle banche centrali

Nella settimana successiva al crollo del 1929, la Fed ha abbassato il suo tasso di interesse principale e ha anche iniettato massicce quantità di liquidità (contrariamente a quanto si potrebbe pensare). Ma non si è fermata qui: all’inizio del 1931 ha ridotto il suo tasso di riferimento allo 0,5%. Fu solo in un secondo momento che la Fed commise errori drammatici. Aumentò il tasso d’interesse per mantenere il suo oro, smise di iniettare liquidità e fece sprofondare l’economia in una profonda recessione nel 1937, inasprendo la politica monetaria per evitare l’inflazione. È inoltre risaputo che dal 1929 fino alla fine del 1933 la Fed non è intervenuta in supporto alle banche fallite. Oggi, le banche centrali si sono subito unite (quasi) congiuntamente alla battaglia. La Fed e la Banca Centrale Europea stanno seguendo la logica del “whatever it takes” tanto cara a Mario Draghi per salvare il sistema economico. I mezzi impiegati e la velocità della loro reazione vanno ben oltre quanto visto nel 2008.

Governi

Durante la Grande Depressione, il comportamento del governo americano fu molto diverso da quello a cui stiamo assistendo oggi. Infatti, sia i repubblicani che i democratici avevano cercato di pareggiare il bilancio e di tagliare le spese. Già nel 1932, al culmine della depressione, volevano tagliare la spesa pubblica del 25%. La Grande Depressione vide una riduzione della spesa pubblica, mentre oggi gli Stati Uniti le destineranno (almeno) il 10% del Pil. Inoltre, all’epoca non esistevano i programmi di previdenza sociale, di assistenza sanitaria pubblica per persone a basso reddito (Medicaid) e per gli anziani (Medicare), la Fdci insurance, i sussidi di disoccupazione.

Tutti questi programmi sono stati creati dopo la crisi senza precedenti del 1929. La mancanza di una “rete di sicurezza” amplificò lo shock e frenò la ripresa, facendo sì che gli americani si rivolgessero maggiormente verso il risparmio quando la situazione iniziò a normalizzarsi.

Non è possibile confrontare la crisi del 1929 con quella di oggi. Ci sono molte differenze sia nella loro stessa natura (il 1929 fu una crisi di Borsa e di eccesso di investimenti; oggi siamo di fronte a una crisi sanitaria), sia nelle mosse delle banche centrali e dei governi, sia negli stessi mercati finanziari (i mercati finanziari e l’industria dei servizi finanziari in generale erano molto meno maturi negli anni Trenta). Tuttavia, se la pandemia dovesse durare più a lungo di quanto ci si aspetta, le cose potrebbero cambiare.

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