Come le aziende possono gestire le interruzioni della catena di fornitura

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di Stefano Fossati 8 Aprile 2020 | 13:00

A cura di Natalie Blyth, Global Head of Trade and Receivables Finance di Hsbc

L’impatto del nuovo coronavirus (Covid-19) sul commercio globale è la prova di quanto gli ecosistemi siano particolarmente vulnerabili ai rischi al di fuori della loro sfera di influenza e controllo. L’ecosistema delle filiere produttive si estende fino a coinvolgere aziende in tutto il mondo: le imprese acquistano beni e servizi da fornitori globali che, a loro volta, si riforniscono da altri. Il settore del commercio offre un servizio essenziale ma, quando anche solo una parte network deve fronteggiare l’impatto di un evento come il Covid-19, l’ecosistema nel suo complesso è soggetto a interruzioni. Di conseguenza, nessuna azienda ne è immune.

Se da un lato l’interdipendenza rende l’intero sistema più efficiente, dall’altro può comportare rischi e fragilità non immediatamente visibili. Con la crescita globale trainata dai consumatori asiatici, un qualsiasi inconveniente dall’altra parte del mondo può avere ricadute negative su larga scala. E visto che ogni catena ha il proprio anello debole, anche le aziende possono essere soggette a interruzioni inaspettate lungo la propria supply chain.

Il disastro nucleare di Fukushima nel 2011 ha innescato uno shock imprevisto per le case automobilistiche mondiali. Le catene di approvvigionamento, infatti, dipendevano da un singolo produttore di componenti di elettronica. L’estrema vicinanza dei suoi stabilimenti alla centrale nucleare ne ha comportato la chiusura. Questo evento ha causato un brusco taglio di circa il 40% della fornitura globale di microcontrollori, un tipo di chip personalizzato utilizzato nelle automobili, portando a uno stop della produzione di auto in tutto il mondo.

Costruire la resilienza

Esempi come questo rafforzano l’idea che la catena di fornitura di un’azienda sia un elemento strategico. Quindi, come possono le aziende gestire in maniera efficace il rischio di interruzioni impreviste?

La priorità immediata è di prendersi cura dei dipendenti e delle loro famiglie. È necessaria una tempestiva diffusione delle informazioni per far sì che le raccomandazioni ufficiali abbiano un’ampia divulgazione. Nel tentativo di limitare il contagio da Covid-19, i dipendenti dei paesi colpiti non hanno potuto recarsi regolarmente al lavoro ma, grazie al lavoro da remoto, è stato possibile mantenere la produttività. Le considerazioni che emergono durante prolungati periodo di lavoro da casa vanno da quelle più pratiche a quelle personali, dalla velocità della banda larga al benessere dei dipendenti.

Il passo successivo è quello di scoprire le dipendenze nascoste attraverso una revisione end-to-end di una catena di fornitura. Attraverso la mappatura dei fornitori e degli acquirenti le aziende possono stilare dei piani per proteggersi da eventuali interruzioni fino al livello dei componenti. In seguito, visto che anche strade, porti e strutture di carico subiscono l’impatto delle interruzioni, potrebbero essere necessarie opzioni logistiche e di distribuzione alternative. Il mese successivo all’introduzione delle prime restrizioni agli spostamenti legate all’epidemia di Covid-19, circa la metà delle partenze programmate su una delle principali rotte cargo dall’Asia all’Europa sono state cancellate. Avere visibilità su tutte le operazioni, dall’approvvigionamento alla produzione e alla distribuzione, permetterà alle aziende di preparare in anticipo le opzioni d’emergenza.

Una volta verificatasi una riduzione degli impatti immediati, le aziende devono prepararsi a soddisfare la domanda latente che richiede agilità, in quanto può portare a un picco degli ordini. La disponibilità di finanziamenti consente di allocare le risorse in modo rapido e flessibile per aggiungere capacità ed evitare i colli di bottiglia.

Infine, per cercare di anticipare le interruzioni future, le imprese dovrebbero prendere in considerazione la diversificazione della catena di approvvigionamento. Una gamma più ampia di fornitori in diverse aree geografiche riduce il rischio che un paese venga tagliato fuori. Stanley Black and Decker, il più grande produttore di utensili al mondo, ha recentemente ampliato la produzione negli Stati Uniti per evitare di dipendere da una singola area geografica.

L’unione di queste azioni aumenta la resilienza, una caratteristica che diventa sempre più importante man mano che le potenziali interruzioni si moltiplicano: che si tratti di malattie infettive, come la Sars, l’Ebola o il Covid-19; ambientali, come nel caso di Fukushima; finanziarie, come la crisi globale; o di instabilità politica. Il Global Risks Report del World Economic Forum dipinge uno scenario incerto, evidenziando l’intensificarsi dei rischi ambientali. Il fallimento nel mitigare e nell’adattarci al cambiamento climatico rappresenta il rischio principale in termini di impatto, seguito dalla perdita di biodiversità.

Con il passare del tempo, le distanze tra le aziende e i loro fornitori potrebbero ridursi. Sia per essere più vicini al consumatore che per ridurre i rischi. Sarebbe tuttavia poco lungimirante interrompere questi legami che regolano la crescita globale. In effetti, la scelta di ricorrere solo a fornitori nazionali ridurrebbe la capacità di essere resilienti. È fondamentale avere una serie di opzioni a disposizione, in quanto beni, servizi e competenze in loco possono non essere disponibili, competitivi o addirittura incerti. Visto che il cambiamento climatico provoca delle interruzioni al commercio globale, i policy-maker devono essere attenti a non aggiungere ulteriori barriere al commercio, come è avvenuto negli ultimi anni, ma ad alleggerirne il peso.

Le imprese non possono avere il controllo su un contesto esterno volatile e incerto, ma possono adottare un tipo di risposta flessibile. Man mano che le minacce si moltiplicano, la resilienza diventa un fattore fondamentale. Le aziende che si distinguono sono quelle che riescono ad anticipare gli elementi di disturbo esterni.

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