Mercati emergenti, che cosa è veramente cambiato con il coronavirus

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di Stefano Fossati 8 Aprile 2020 | 14:00

“Il rallentamento globale era stato inizialmente scongiurato, ma la diffusione del coronavirus e la volatilità del settore energia rappresentano una minaccia. La crescita globale ha rallentato fino a raggiungere i livelli più bassi dai tempi della crisi finanziaria del 2009, zavorrata dalle barriere al commercio e da un rallentamento ciclico in settori quali energia, materiali e auto. I mercati emergenti non hanno fatto eccezione: la crescita ha frenato in Cina e in India, mentre Argentina e Turchia hanno risentito delle turbolenze di natura politica e finanziaria. Lo scoppio del coronavirus, infine, ha peggiorato la situazione. La chiusura delle fabbriche in Cina e le restrizioni sui viaggi stanno esercitando un impatto significativo sulla produzione.”. Così Kunjal Gala, Global Emerging Markets Co-Portfolio Manager International di Federated Hermes, analizza l’asset allocation su base geografica per il 2020 per i principali mercati emergenti.

“All’inizio dell’anno era opinione diffusa che non avremmo parlato di una recessione globale nel 2020. Con le previsioni di crescita globale riviste al ribasso in risposta all’epidemia di coronavirus, vi sono ancora altri rischi che contribuiscono ulteriormente a peggiorare le prospettive”, continua Gala. “Il deficit fiscale statunitense è cresciuto del 26% per l’anno fiscale 2019 ed è probabile che raggiunga il record di 1000 miliardi di dollari nel 2020. La mancanza di interventi alla voce che riguarda la spesa potrebbe lasciare l’economia senza sostegno in un momento in cui gli strumenti della politica monetaria si stanno esaurendo. Inoltre non si può escludere un’ulteriore escalation delle tensioni commerciali, dato che la concorrenza tra Stati Uniti e Cina è strategica e si estende ad ambiti quali la tecnologia, militare e influenza globale”.

E ancora, “mentre il rapporto debito/Pil su scala globale è diminuito dal 2017, il debito corporate e governativo si sta accumulando e rappresenta una potenziale fonte di rottura. E la recente volatilità del prezzo del petrolio potrebbe determinare un aumento delle emissioni sul credito nel settore energetico e peggiorare il sentiment degli investimenti”.

I politici a livello globale stanno cercando di evitare la crisi. Tuttavia, secondo l’esperto, “qualsiasi eccitazione innescata dagli stimoli fiscali o da un allentamento monetario potrebbe essere l’ultimo sospiro di sollievo, poiché una recessione sembra inevitabile. Il mercato ha ipotizzato che le banche centrali conterranno la volatilità e che il tema della spesa fiscale salirà alla ribalta. Ma a differenza della politica monetaria, le politiche fiscali si muovono lentamente e sono limitate dall’agenda politica”.

Nel lungo periodo, i rischi per l’economia globale sono chiaramente più elevati. “Se il coronavirus rappresenta un ostacolo significativo alla crescita a breve termine – spiega Gala – l’impatto complessivo sul Pil globale è gestibile a lungo termine. Molto dipende dalla risposta fiscale all’epidemia: ad esempio, il governo cinese sta assistendo le parti dell’economia colpite e sta dando priorità alla spesa per le infrastrutture, scelta che dovrebbe garantire che l’impatto sulla crescita sarà temporaneo. Tuttavia, se lo scoppio del virus e la recente interruzione dei colloqui all’interno dell’Opec influenzeranno negativamente l’attività economica globale, il Pil mondiale rallenterà, con una significativa perdita di produttività e di produzione”.

Gli emergenti devono affrontare gli stessi messaggi contrastanti dell’economia globale. Ma per l’esperto di Federated Hermes “il percorso di crescita strutturale rimane intatto, trainato dall’urbanizzazione, da una middle class in crescita e dalla digitalizzazione”.

Conclude Gala: “Manteniamo la nostra attenzione verso i temi strutturali di lungo periodo legati al 5G, alla digitalizzazione, all’IoT, alla crescente penetrazione finanziaria, alla sanità, alla crescita della middle class e alle infrastrutture che, ci aspettiamo, potranno mitigare l’attuale incertezza economica associata alla diffusione globale del virus, la debolezza dei mercati delle materie prime e i possibili problemi di qualità del credito”.

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