Dividendi, quali sopravviveranno al coronavirus

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di Stefano Fossati 9 Aprile 2020 | 12:00

A cura di Richard Carlyle, Investment Director di Capital Group

Abbiamo la tendenza a vedere ogni crisi come la “peggiore di sempre”, ma quella attuale è davvero la peggiore che abbiamo sperimentato? L’approccio migliore in questi casi è fermarsi e pensare a ciò che sarà diverso, così come a ciò che tornerà alla normalità, nel 2021 o nel 2022. Sappiamo che ci saranno alcune aziende che subiranno cambiamenti di lungo termine della domanda, ad esempio le aziende che offrono servizi digitali saranno probabilmente beneficiarie. Alcuni beneficiari saranno meno evidenti, pensiamo alle assicurazioni sulla vita che risponderanno alla domanda delle persone in cerca di una maggiore protezione per sé e per le proprie famiglie. Molte delle compagnie che attualmente stanno subendo forti cali della domanda si riprenderanno, ma alcune potrebbero scoprire che la flessione è più a lungo termine, ad esempio le società immobiliari commerciali con negozi o spazi per uffici.

Chiamiamo questo approccio “guardare dall’altra parte della valle”. In crisi precedenti, come la crisi finanziaria globale, era difficile vedere dall’altra parte della valle e capire come ci saremmo arrivati; questa volta è diverso. L’economia globale e i mercati finanziari saranno messi a dura prova per un certo periodo e i leader di governo dovranno prendere decisioni difficili, tuttavia la Cina ha superato la pandemia adottando tempestivamente misure molto severe e questo può darci un’idea di come potrebbe essere la situazione per gli Stati Uniti e per l’Europa in futuro.

Un numero straordinario di aziende ha annunciato che non distribuirà i dividendi (finali) nel 2019. I dividendi sono normalmente meno vulnerabili rispetto agli utili aziendali in una situazione di recessione, ma nell’attuale crisi ci sono alcuni fattori aggiuntivi. In molti casi sono i governi di fatto a impedire alle aziende la distribuzione di dividendi, anche se dichiarati in precedenza. Ad esempio, la Francia chiede alle aziende che ricevono assistenza dal governo di cancellare i dividendi. La Bce ha chiesto a tutte le banche dell’Ue di non pagare dividendi e il Regno Unito ne ha seguito l’esempio. Nella maggior parte dei casi le società interessate sarebbero state in grado di pagare i dividendi anche nelle circostanze attuali. In tutta Europa, le banche rappresentano circa il 15% dei dividendi distribuiti, quindi questo avrà un impatto materiale. Anche i pagamenti di dividendi intra-aziendali sono interessati, ad esempio le banche australiane che operano in Nuova Zelanda non saranno in grado di versare i dividendi alla loro casa madre. Al di fuori di questi casi di “forza maggiore” ci sono aziende che hanno deciso di effettuare tagli ai dividendi, in particolare nel settore del commercio al dettaglio e dell’auto. Anche le dimensioni sono un fattore determinante, con il settore a media capitalizzazione che probabilmente si rivelerà più vulnerabile rispetto alle società più grandi.

Il nostro approccio agli investimenti si concentra sulla ricerca fondamentale bottom-up e proprietaria. Un aspetto importante di tale ricerca è la solidità dei bilanci aziendali: bilanci in ordine sostengono la capacità a lungo termine di pagare dividendi crescenti. La sostenibilità dei dividendi sarà influenzata anche da fattori quali la natura dei ricavi aziendali: sono ricorrenti o transazionali? Le aziende con un forte flusso di cassa o accesso al credito sono in una posizione relativamente buona. Gli investitori dovrebbero anche considerare le esigenze di rifinanziamento: quando scadono i prestiti correnti? I settori che hanno maggiori probabilità di avere dividendi sostenibili durante questa crisi potrebbero includere i servizi di pubblica utilità, specialmente quelli integrati, che hanno entrate ricorrenti e sono essenziali per la vita di tutti i giorni.

In generale, la mancanza di resilienza dimostrata dai titoli di dividendo può essere in parte attribuita a motivi tecnici, in quanto alcune assemblee generali, in occasione delle quali gli azionisti approvano i dividendi, sono state rinviate. Ma ci sono stati anche tagli abbastanza rapidi dei dividendi man mano che le aziende passano alla modalità di conservazione della liquidità. L’industria petrolifera potrebbe avere maggiori probabilità di tagliare i dividendi in un ambiente in cui altri stanno facendo lo stesso. Le major petrolifere come Royal Dutch Shell e Total si sono finora astenute dal tagliare i dividendi, nonostante il fatto che al prezzo attuale del petrolio questi pagamenti non sono più coperti da flussi di cassa liberi. Negli ultimi anni molte di queste compagnie hanno lavorato duramente per ridurre la loro base di costi e potrebbero essere in grado di tagliare ulteriormente i costi, comprese le spese in conto capitale, per rispondere alla crisi. Questo potrebbe rendere i loro dividendi meno vulnerabili di altri nell’immediato futuro, ma la sostenibilità a lungo termine dipenderà dalla ripresa del prezzo del petrolio.

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