Unicredit nel 2010 niente inflazione

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di Redazione 15 Gennaio 2010 | 15:00
Marco Annunziata, capoeconomista di Piazza Cordusio, si attende un tasso di crescita dello 0.9%, mentre l’inflazione rimarrà sotto i livelli di guardia almeno fino a tutto il 2011. Priorità dei governi rimane la riduzione della spesa pubblica.

“La buona notizia è che la crescita c’è. La cattiva è che sarà solo modesta”. Per Marco Annunziata, capoeconomista di Unicredit, il 2010 sarà un anno a luci e ombre, caratterizzato da un tasso di crescita del Pil dello 0,9% (+1,3% nel 2011), dopo il tracollo del 4% nel 2009. A inibire la ripresa – secondo quanto emerge dall’Outlook sul 2010 di Piazza Cordusio – saranno principalmente tre fattori: il venir meno delle politiche fiscali che in questi mesi hanno scongiurato il collasso (e che hanno in un certo senso “pompato” la crescita), l’esaurirsi del ciclo delle scorte (che una volta ricostituite comporteranno un rallentamento della produzione), il persistere di livelli di consumi bassi. Così, dopo un rimbalzo molto forte del terzo quarter (sostenuto principalmente dalla ripresa delle esportazioni, che stanno però affievolendosi), la crescita sarà debole nel primo semestre, per poi stabilizzarsi nel secondo, “ma a livelli inferiori rispetto ai periodi di pre-crisi” .

Quanto all’inflazione, inutile dare corda alle varie cassandre: Unicredit la stima all’1,3% nel 2010, all’1,8% nel 2011, “ma solo a condizione che il prezzo del petrolio torni sopra i 100 dollari al barile”. Perché se è vero che le banche centrali hanno inondato di liquidità il sistema, questo non comporterà un ritorno dell’inflazione: “la carta stampata – spiega Annunziata – di per sé non crea necessariamente inflazione. La crea quando piuttosto si trasforma in credito e potere d’acquisto”. E, visto il livello di disoccupazione che resterà ancora elevato (rendendo difficile spuntare rialzi salariali), per almeno i prossimi due anni la questione non si pone. Il problema, appunto, è anticipare questo passaggio mettendo in moto lo strumento della politica monetaria: “le banche centrali si chiedono che cosa devono fare, quando e come varare la exit strategy”, evitando con ciò un rally dei prezzi. E se la Bce “può permettersi di adottare un approccio graduale”, mettendo in atto un progressivo ritiro della liquidità senza variazioni del tasso refi, “la Fed si sta già preparando a un rialzo dei tassi, che potrebbe avvenire tra settembre  e ottobre”.

Guardando al mercato azionario, dimentichiamoci i rialzi record del 2009: “c’è spazio per un ulteriore aumento ma in maniera moderata, con più rischi e in maniera differenziata”. Quanto all’obbligazionario, i rendimenti, dopo i minimi storici toccati di recente, torneranno a crescere, “prima sul segmento a breve che non sul lungo, dove la crescita sarà moderata”. Sul fronte dei cambi il dollari tornerà a indebolirsi nella prima metà del 2010. L’Euro/dollaro si riporterà oltre 1,50 euro grazie all’affievolirsi dei timori sullo stato della finanza pubblica in alcuni Paesi Europei. Unicredit resta positiva su sterlina e nagativo su yen e franco svizzero.
 
L’unico modo per uscire dalla crisi, conclude Annunziata, è “attuare riforme strutturali e fiscali per aumentare la produttività”. Ovvero: ridurre la spesa pubblica, intervenendo sui livelli di pubblico impiego (“elevati”), eliminando alcuni sussidi alle imprese non mirate e attunado una riforma strutturale della spesa sanitaria e previdenziale. Questo libererebbe risorse per le imprese, mentre un taglio delle imposte, “sarebbe auspicabile”.

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