Dopo il coronavirus la Cina guarda al 5G e alle Smart City

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di Stefano Fossati 15 Aprile 2020 | 12:00

A cura di Jasmine Kang, gestore del fondo Comgest Growth China di Comgest

Dopo due mesi di impatto epidemico e di blocco totale, che ha portato a una brusca battuta d’arresto economica, la Cina sembra aver fermato la diffusione del Covid-19. È troppo presto per definirlo un successo per il lungo termine, visto che gli esseri umani condividono lo stesso globo e il resto del mondo è diventato l’epicentro della pandemia. La Cina, tuttavia, ha messo in atto regole stringenti per chi entra nel Paese e tutte le misure da lei adottate suggeriscono che sarà probabilmente il primo paese a uscire dall’ondata iniziale del virus.

Le fabbriche stanno progressivamente tornando a un ritmo normale, con una rigorosa cautela nei viaggi. Da metà marzo, la maggior parte delle aziende ha iniziato l’80% o più della normale capacità produttiva. Ma le attività di consumo sono ancora lente a causa dell’atteggiamento cauto della gente nei confronti del trasporto pubblico e di una visione pessimistica dell’economia a breve termine. Ad esempio, mentre il tasso di ripresa del lavoro dei dipendenti delle concessionarie di auto è tornato a superare il 90%, il traffico negli show room e il volume di vendita al dettaglio ha recuperato solo il 60% del tasso normale, in altre parole è sceso del 40% a marzo. Oppure, per fare un esempio ovvio, i viaggi in aereo: i posti a sedere sono sempre più disponibili, ma non molti sono occupati.

Nonostante l’incertezza di breve termine, siamo fiduciosi che la Cina sarà probabilmente il primo Paese a ritrovare la normalità. La Cina avrà maggiori misure di stimolo sia in termini monetari che fiscali. A differenza di molti Paesi sviluppati, ha ancora un certo margine di manovra per ridurre le condizioni monetarie dall’attuale tasso di deposito a un anno del 2,85% e dal tasso di riserva obbligatoria dell’11%. Dal punto di vista fiscale, la Cina può stimolare ulteriori investimenti in alcuni progetti tecnologici, come i progetti 5G o Smart City. Più in generale, il driver economico a lungo termine è rimasto invariato ovvero il continuo spostamento dall’economia guidata dalle esportazioni e dagli investimenti in infrastrutture verso consumi e i servizi.

Covid-19 potrebbe avere un profondo impatto sullo stile di vita delle persone. L’economia digitale cinese sta assumendo sempre più importanza, ma con il virus sempre più persone stanno cercando e potrebbero prendere in considerazione internet per film, generi alimentari quotidiani, incontri a lunga distanza, o consulenze mediche online, ecc. La Cina si sta muovendo verso queste attività, ma il virus sta accelerando questi cambiamenti.

Come per le altre asset class, le azioni cinesi hanno subito notevoli oscillazioni da febbraio. Probabilmente l’unica differenza è che la Cina ha iniziato l’intero ciclo prima del resto del mondo, di conseguenza il periodo peggiore dal punto di vista dei virus si è verificato prima che il sentimento globale diventasse molto negativo. Pertanto, quando i mercati globali sono entrati nel panico, il governo ha controllato la velocità di diffusione del virus e di conseguenza l’indice Csi 300 (che rappresenta il mercato azionario cinese delle A share) che è sceso del 10,3% relativamente più lieve, mentre Msci China è scesa del 12,3% al 1° aprile 2020.

In questo contesto macro, sappiamo che gli utili delle nostre società in cui investiamo nel 2020 saranno inferiori a quanto inizialmente previsto. Tuttavia, nei prossimi 5 anni, non ci aspettiamo che la crescita annuale composta del 16,1% cambi in modo troppo significativo, dato che ci concentriamo in società forti e resilienti con marchi forti, potere di distribuzione dei dividendi, capacità in ricerca & sviluppo. Cerchiamo inoltre aziende con forti bilanci e capacità di generazione di cassa, siamo così più fiduciosi che realtà aziende supereranno il ciclo con un franchising ancora più forte.

Il benchmark Msci China ha una ponderazione di circa il 29% su due titoli, Alibaba e Tencent, che quest’anno hanno entrambi registrato una forte performance. Questi due titoli sono in realtà in crescita dello 0,75% e in calo solo del 9,8% da inizio anno (intraday del 1° aprile 2020.) in termini di dollari, superando così notevolmente la performance dell’indice nel suo complesso.

Ci piacciono entrambe le aziende, ma la nostra ponderazione è strutturalmente e inevitabilmente ben al di sotto del benchmark a causa delle loro dimensioni e della relativa opportunità. Entrambi i titoli figurano nelle nostre prime 10 partecipazioni, ma chiaramente per un fondo pubblico non possiamo possedere il 29% in due linee. L’indice è in calo di circa il 15% se si escludono questi due titoli (approssimativamente).

Abbiamo anche alcuni forti franchising come Tsmc o Aia, meglio conosciuti come “Greater China”. Anche se è troppo presto per dirlo, sembrerebbe che la Cina abbia superato il periodo peggiore di diffusione del virus e quindi abbia ampiamente superato gli altri paesi asiatici, tra cui Taiwan e Hong Kong. Continuiamo ad amare questi nomi e crediamo che la loro esposizione alla Cina sia il principale motore della crescita, rendendoli ora rilevanti per gli investimenti in Cina. Ma la nostra esposizione a Taiwan è stata gradualmente ridotta al 7%, mentre l’esposizione alla A share continua a crescere (attualmente al 20%), dato che continuiamo a trovarvi franchising nazionali di buona qualità.

Rimaniamo convinti del nostro stile in un mercato volatile. La volatilità ci ha dato l’opportunità di accumulare alcuni nomi interessanti o di migliore qualità. Dall’altro lato, abbiamo tagliato alcuni titoli per i quali riteniamo che i rischi non si riflettano pienamente nell’attuale corso azionario.

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