Le ragioni per cui il Bitcoin può diventare un bene rifugio

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di Gianluigi Raimondi 16 Aprile 2020 | 09:30

I mercati azionari stanno affrontando un periodo di crisi; nell’ultimo mese anche oro e Bitcoin hanno affrontato un calo di prezzo: il prezzo del metallo prezioso ha rotto la soglia psicologica dei 1.500 dollari all’oncia; allo stesso modo quello di Bitcoin è arrivato sotto i 4.000 dollari. Entrambe le quotazioni, però, negli ultimi giorni hanno mostrato una ripresa. La domanda che sorge spontanea è: il Bitcoin può affiancare il metallo giallo come bene rifugio? Di seguito la view di Christian Miccoli, fondatore e co-ceo di Conio.

La risposta è sì e il grafico di comparazione a questo link (oro/biticoin e dow jones) lo evidenzia.

Le quattro ragioni per cui Bitcoin può funzionare come un bene rifugio:

Al pari dell’oro, il Bitcoin è un bene finito: l’algoritmo alla base della sua creazione è stato sviluppato in modo da poter immettere sul mercato una quantità massima di 21.000.000 di monete (target che sarà raggiunto nel 2140).

Il Bitcoin è decentralizzato: il che lo rende non manipolabile da un ente centrale. Non appartenendo a nessun Paese è praticamente immune dagli effetti che i cambiamenti geopolitici possono avere sulle valute tradizionali.

A differenza delle valute tradizionali, non è influenzato dagli interventi delle banche centrali. Ogni volta che una Banca Centrale immette liquidità sul mercato, diminuisce il potere d’acquisto della valuta, fenomeno che si associa a un incremento dei rischi di inflazione, a cui però il Bitcoin non è soggetto.

È decorrelato rispetto ai mercati tradizionali e alle loro fluttuazioni: può essere influenzato dal panic selling che sta colpendo gli investitori in questi giorni, e per questa ragione registrare anch’esso una forte volatilità. Quando si affronta un periodo di crisi, come il Covid-19, è normale che le persone preferiscano detenere più soldi sul proprio conto in caso di necessità: per questo gli asset finanziari vengono venduti e il loro prezzo crolla. Persino il prezzo dei beni rifugio subisce un calo. Poi, però, per far fronte alla crisi, le banche centrali immettono liquidità sul mercato: è proprio a questo punto che, in vista di un possibile scenario di inflazione, torna utile avere beni rifugio come Oro e Bitcoin.

Il Bitcoin può diventare interessante anche per altri quattro motivi:

L’halving. È il momento in cui si dimezzano gli incentivi ai miner: è previsto per maggio 2020. Consiste nel dimezzamento della ricompensa destinata ai miner per l’estrazione di nuovi blocchi della blockchain: meccanismo messo a punto per ridurre il numero di nuovi bitcoin generati dalla rete e sostenerne conseguentemente il valore. Come i mondiali di calcio, l’halving avviene ogni 4 anni e, prima del suo arrivo, il prezzo del Bitcoin tocca il suo punto più basso, per poi risalire subito dopo. Si tratta di un fenomeno che si ripete con cadenza regolare: nel 2012 il fenomeno è iniziato dieci mesi prima dell’halving (picco: Novembre 2013); nel 2016 dodici mesi prima (picco: Dicembre 2017). Ora ci stiamo avvicinando al prossimo halving e potrebbe essere il momento giusto per investire, in previsione di una nuova impennata del prezzo. A sei mesi dai primi due halving si sono verificati i due picchi del Bitcoin: nel 2013 e nel 2017, con rendimento rispettivamente del 6.700% e del 1.200%.

Il valore del Bitcoin dipende principalmente dalle dinamiche di domanda e offerta: più persone comprano Bitcoin, più alto sarà il suo valore e quindi il suo prezzo. Viceversa, nel caso di minore domanda, il suo valore diminuirà. Oggi, per la prima volta, accede al mercato un maggior numero di persone, grazie ad Hype, la Challenger Bank con più di 1 milione di clienti in Italia. L’ingresso sul mercato di Hype segnala la disponibilità delle banche ad integrare Bitcoin nella propria offerta: questo può favorire la fiducia nelle valute digitalie far superare la tipica barriera psicologica per entrare sul mercato, facilitando l’acquisto. Hype è solo la prima Challenger Bank entrata sul mercato, ma costituisce il primo vero passo concreto verso l’adozione di massa delle criptovalute.

Al di là di fluttuazioni anche repentine nel breve periodo, il Bitcoin ha registrato, dalla sua nascita, performance positive. Tutti gli anni – dal 2012 ad oggi, ad esclusione del solo 2018 – hanno registrato rendimenti a due cifre: oggi (14 aprile 2020) il valore del Bitcoin (6.235,43 €) è di circa 1.500 volte superiore a quello del 2012 (4€).

Una diversificazione che preveda l’investimento di una piccola percentuale del portafoglio (1-2%) in Bitcoin offre la possibilità di aggiungere un boost all’alpha complessivo di portafoglio e, come tutte le diversificazioni, mitiga il rischio del portafoglio complessivo.

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