Tremonti, Pil all’1% e riforma autofinanziata nel 2013

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Avatar di Giacomo Berdini 18 Gennaio 2010 | 09:45
Il ministro dell’economia appare fiducioso sul rialzo del Pil italiano nel corso del 2010 e non si torna indietro sulla riforma del fisco, che avverrà con i suoi tempi e in gran parte sarà autofinanziata. Il ministro non si trattiene dal mostrare ammirazione per il Robin Hood Obama.

Nel corso di quest’anno il Prodotto interno lordo italiano crescerà almeno di un punto percentuale, forse di più, questa la prospettiva di Giulio Tremonti per il 2010: “Può andare sopra di un punto o qualcosa in più nel 2010”, ha dichiarato alla stampa, specificando che per la previsione che l’esecutivo farà nel programma di stabilità Ue “si punta sull’1%”, con emissioni di titoli di Stato per un totale di 485 miliardi di euro: “Nel 2010 la Repubblica italiana dovrà operare sul mercato finanziario emissioni di titoli del debito pubblico per circa 485 miliardi. Tolti i giorni festivi, fanno due bilioni al giorno, 4.000 miliardi di vecchie lire”, ha detto il ministro, “Su questa scala di valori, con questo ritmo, ad ogni asta devi trovare operatori che hanno fiducia nella Repubblica italiana”.

Per quanto riguarda invece la riforma del fisco il ministro dell’Economia ha annunciato che la manovra sarà effettuata entro il 2013 e che in gran parte si autofinanzierà: ”La riforma si finanzierà anche al suo interno, spostando il prelievo ed eliminando gli eccessi di complicazione”, ha spiegato Tremonti illustrando come, dopo le elezioni regionali di marzo, si apra “un periodo di quasi tre anni di tregua elettorale, un tempo politicamente lunghissimo, il tempo delle riforme”.
Confermando il dietrofront del premier sulla riduzione della pressione fiscale, anche Tremonti esclude nell’immediato futuro un taglio alle tasse, ma “non è affatto escluso che nel tempo a venire”, afferma, “si possano aprire finestre di opportunità per riduzioni fiscali, ma queste devono essere sottoposte al vincolo della disciplina del bilancio”.
La “riforma delle riforme”, come il ministro ha definito quella fiscale, sarà fatta secondo i suoi tempi, e “non in termini di speculazione elettorale o di avventurismo demenziale, ma in termini di vero riformismo”, motivo per il quale si è sempre opposto ad un taglio delle imposte, procurandosi dissapori e critiche all’interno della maggioranza: “un conto è proporre di tagliare le tasse per 20-30 miliardi con un taglio ugualmente virtuoso e simmetrico della spesa per servizi e consumi intermedi delle Regioni”, spiega,  “Un conto è uscire dall’astrattismo e proporre di tagliare le tasse con la macelleria sociale del taglio alla sanità”. Tremonti comunque dichiara che, d’accordo con il premier Silvio Berlusconi, si è concordato di lavorare secondo la logica del confronto: “se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano vai in gruppo”, semplifica il ministro, “All’Aquila si terrà il coordinamento dei lavori si raccoglieranno carte ed idee, si ascolteranno tutte le istituzioni interessate” racconta, e poi precisa: “questo non è immobilismo o rallentismo ma positiva determinazione del fare”.

In conclusione Giulio Tremonti non si astiene dal commentare l’azione del presidente USA Barack Obama di tassare le banche, dichiarando che gli ricorda “un po’ Robin Hood e io, come si sa dai tempi di Parmalat, sto dalla parte di Robin Hood”. Il ministro sottolinea come le scelte di Obama segnino il ritorno della “prevalenza della politica sulla tecnica” dopo un periodo in cui “sono stati architettati prodotti di dubbia utilità, medicine scadute prima ancora di essere sperimentate”. 
“Il suo piano non credo sia stato concepito da tecnici o banchieri centrali”, continua Tremonti “L’idea che chi è stato salvato con il denaro pubblico restituisca il denaro che ha ricevuto con il sovrappiù dei benefici di sistema mi pare un’idea che si inserisce perfettamente in questa logica”, sottolinea, “Quella che in Italia è stata presentata come una polemica personale”, afferma Tremonti riferendosi ai suoi dissensi con il governatore di Bankitalia e presidente del Financial Stability Forum Mario Draghi, “era ed è in realtà la contrapposizione tra due visioni del mondo, tra due idee molto diverse sul che fare”.

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