Uno tsunami di liquidità sui mercati spinge l’oro ai massimi da sette anni

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di Stefano Fossati 17 Aprile 2020 | 15:00

A cura di Paolo Mauri Brusa, gestore del team Multi Asset Italia di Gam (Italia) Sgr

Ottomila miliardi di dollari. E’ la stima fornita dal Fmi sugli aiuti fiscali messi in campo dai governi di tutto il mondo, 2.200 miliardi di dollari il solo pacchetto di salvataggio approvato dagli Stati Uniti. A questo si aggiunge il quantitative easing della Federal Reserve che, oltre ai prestiti alle piccole imprese e ai governi locali, ha contemplato l’acquisto di obbligazioni corporate (inclusi alcuni emittenti high yield) e delle cartolarizzazioni di mutui commerciali.

Un fiume di denaro che ha spinto l’oro oltre i 1.700 dollari l’oncia, sui massimi da sette anni. D’altro canto quella che si va delineando sembra essere la recessione più profonda dai tempi della Grande Depressione, con il tasso di disoccupazione che già questo mese potrebbe raggiungere il 20% negli Stati Uniti. Dopo una settimana di euforia sui mercati, forse eccessiva, la stagione delle trimestrali appena iniziata potrà fornire qualche elemento utile in più sullo stato dell’economia reale e sulle previsioni degli imprenditori per i prossimi trimestri. E’ da notare però che l’ultima fase di rialzo dell’oro è arrivata nonostante il sentiment positivo degli investitori, con i dati su import/export cinesi decisamente migliori delle attese e l’appiattimento della curva dei contagi in diversi paesi europei.

A livello globale le riserve fisiche detenute dagli Etf hanno raggiunto livelli record, con il prodotto più grande in termini di asset distribuito negli Stati Uniti che ha superato le 1000 tonnellate. Qualunque sia l’evoluzione dell’epidemia nei prossimi mesi, la ripresa delle attività produttive sarà lenta e non sono da escludere battute di arresto in caso di recrudescenza dei contagi. L’intervento dei governi e delle banche centrali sarà quindi prolungato e comporterà da un lato tassi reali negativi per molto tempo e dall’altro a una nuova esplosione del debito e dei bilanci delle principali banche centrali.

In un quadro così delineato, anche in caso di miglioramento della situazione sanitaria e di alleggerimento progressivo del lockdown, potremo assistere a un aumento dei tassi d’interesse a lunga scadenza solo in caso di incremento delle attese sull’inflazione, il che comporterà comunque tassi reali depressi. In questo caso verrà premiato l’approccio “barbell” azioni + metalli preziosi. Sia che si tratti di recessione o di graduale ripresa, l’oro resta il rifugio migliore in un mondo troppo indebitato.

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