State Street: approccio cauto guardando a settembre

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di Stefano Fossati 21 Aprile 2020 | 14:30

A cura di Jeremy De Pessemier, Senior Investment Strategist, Investment Strategy & Research di State Street Global Advisors

È altamente speculativo stimare l’impatto finale in termini economici e di mercato di uno shock completamente esogeno come questa pandemia. Come evolverà il tasso di contagio? Per quanto tempo dureranno le restrizioni obbligatorie in termini di distanziamento sociale? Questa incertezza si estende alle possibili risposte di politica fiscale e monetaria, tanto che ci chiediamo anche se saranno sufficienti ad attenuare l’impatto e se porteranno a conseguenze indesiderate e quali. Non c’è niente di chiaro. Inoltre, questo straordinario grado di incertezza ha fatto registrare una forte volatilità dei mercati finanziari in tutto il mondo. Infatti, marzo per la Cina è stato il mese in cui Pechino ha iniziato ad alleggerire il lockdown, facendo salire anche il tasso di attività industriale ed è stato il periodo in cui l’azionario (come dimostra l’andamento dell’S&P500) ha riportato un rapido calo, seguito da un recupero di circa la metà delle perdite. Gli spread creditizi, invece, sono stati un po’ più stabili, anche se è difficile osservare un andamento normale.

In altre parole, riteniamo che i mercati stiano incontrando delle difficoltà nel valutare l’ampia gamma di possibili scenari. Quello più probabile prevede un breve ma brusco calo dell’attività, dei ricavi e dei profitti, seguito dalla fine delle misure di isolamento e supportato da stimoli fiscali pluriennali. Incoraggiamo quindi gli investitori a ricordare che si tratta di una situazione temporanea e noi, in quanto investitori di lungo termine, dobbiamo tenere a mente che la maggior parte del valore degli asset emerge nell’arco di anni e non di trimestri. Non sappiamo esattamente quando durerà il periodo di lockdown e di interruzione delle attività economiche, ma sicuramente dipenderà dalla elevata probabilità che un vaccino venga prodotto in un lasso di tempo ragionevole.

La diffusione del virus ha finora innescato shock simultanei con effetto su domanda, offerta e settore finanziario. Gli investitori istituzionali fortemente esposti a settori colpiti dalla crisi, come le crociere, le compagnie aeree, gli alberghi e persino il settore energetico saranno i più impattati. Tuttavia è importante notare che l’attuale drawdown nasce da un contesto inusuale, caratterizzato da ampi sell-off di diversi settori e mercati. Se guardiamo ai rendimenti dei settori, ad esempio, osserviamo che sono stati molto più ridotti rispetto ai drawdown precedenti e questo è un segnale del fatto che gli investitori cercano liquidità per avere un certo grado di sicurezza in un contesto di mercato incerto. Il settore con le migliori performance nell’attuale drawdown ha sovraperformato l’indice solamente del 12,87% (fino al 20 marzo 2020). In situazioni analoghe del passato, come la Grande Crisi Finanziaria e la Bolla delle Dot.com, il settore con le migliori performance aveva sovraperformato l’indice Msci World rispettivamente del 20% e del 32%.

In generale, più il virus si diffonde, maggiore sarà il numero di “arresti improvvisi” delle attività economiche in tutto il mondo, più difficile sarà per le politiche monetarie attutire il colpo, e più tempo ci vorrà perché i mercati si riprendano. L’interruzione delle catene di approvvigionamento e il rallentamento della crescita porteranno a un declino degli utili e a una maggiore difficoltà di emettere debito: l’implicazione di questi sviluppi è che, nonostante la diminuzione dei rendimenti obbligazionari, le condizioni finanziarie si inaspriranno per gli emittenti societari più deboli. Di conseguenza una grande quantità di debito societario investment grade dovrà affrontare un rischio considerevolmente più elevato di declassamento, dovuto all’inevitabile rallentamento dell’economia globale. Qualsiasi esposizione significativa a questi emittenti declassati potrebbe danneggiare gli investitori istituzionali.

La domanda fondamentale non è come sarà il mondo nel secondo trimestre, ma piuttosto quale sarà la situazione a settembre. Più a lungo persiste l’epidemia, più alti saranno i costi economici, con la possibilità che il rischio rimanga elevato in tutte le asset class. Tuttavia il lato positivo è che una volta che la diffusione del virus si sarà placata, ci aspettiamo che molti governi sostengano le proprie economie con uno stimolo fiscale coordinato, in modo che l’attività economica possa riprendere rapidamente.

Nel frattempo, l’elevato grado di incertezza ci porta ad adottare un approccio cauto. In questo contesto, all’interno dei nostri portafogli multi-asset e legati al regime di mercato, abbiamo ridotto le posizioni negli asset più rischiosi, come l’azionario, e ci siamo spostati verso i tradizionali beni rifugio, oro e Treasury a lungo termine.

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