High yield tra rischi di default e opportunità

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di Stefano Fossati 21 Aprile 2020 | 17:30

“I cosiddetti risky asset sono fortemente penalizzati dall’attuale crisi, in particolare per quanto riguarda il mercato dell’high yield che è strettamente legato ai dati macroeconomici e alla solvibilità degli emittenti. Gli spread sull’indice HY globale si sono ampliati di oltre 400 punti base da inizio febbraio. I mercati high yield emergenti e statunitensi hanno subito un impatto più significativo, con spread che si sono ampliati rispettivamente di 430 e 550 punti base. Inoltre, gli emittenti con il rating più basso (B e inferiori) naturalmente sono stati più colpiti, con spread che si sono allargati di oltre 500 punti base per il segmento ‘B’ contro i 380 per il segmento ‘BB'”. E’ quanto sottolinea Akram Gharbi, Fund Manager di La Française AM.

L’inversione delle curve, insieme all’aumento atteso dei tassi di default, ha accentuato anche la sottoperformance delle obbligazioni a breve termine rispetto alle emissioni a lungo termine. Questa inversione delle curve vale anche per gli emittenti BB e Investment Grade. Va tuttavia aggiunto che il recente impegno della Fed ad acquistare obbligazioni ad alto rendimento ha portato ad un sostanziale miglioramento delle valutazioni.

Si verificheranno i default e si presenteranno le occasioni

“I tassi di default aumenteranno inevitabilmente nel medio termine rispetto all’attuale livello del 2%”, continua Gharbi. “La vera domanda è: in che misura? Dal nostro punto di vista, l’aumento dei default non sarà così drastico e omogeneo come previsto dalle agenzie di rating. Le previsioni più pessimistiche prevedono un incremento del tasso di default sino al 18% complessivo nei prossimi 12 mesi. Noi però riteniamo che l’aumento sarà più moderato in quanto il fabbisogno di rifinanziamento delle imprese è inferiore a quello delle crisi precedenti (2001 e 2008), soprattutto in Europa, e anche le misure accomodanti adottate dai governi e dalle banche centrali sono state più rapide e mirate. Questa osservazione deve tuttavia essere sfumata a seconda delle zone geografiche”.

Come? “Riteniamo che i Paesi emergenti (che attualmente hanno il tasso di default più basso, inferiore all’1%) saranno i più colpiti (in particolare America Latina e Medio Oriente), considerato il peso del settore energetico in queste regioni, gli squilibri di bilancio e il significativo fabbisogno di rifinanziamento in dollari, il cui costo è aumentato in misura considerevole. Riteniamo che anche il mercato statunitense dell’high yield sarà influenzato dalla sua esposizione ai settori dell’energia ed a quelli dei consumi ciclici. Il mercato europeo dovrebbe essere meno colpito a fronte di una minore esposizione ai settori dell’energia, del tempo libero e dei viaggi (5%)”.

In generale, secondo l’esperto “i grandi emittenti in Europa e negli Stati Uniti dovrebbero beneficiare delle misure accomodanti prese dai governi e dalle banche centrali, che dovrebbero limitare il contagio finanziario ed evitare un forte aumento delle insolvenze in queste due aree”.

Catturare le opportunità di mercato

I problemi di liquidità hanno amplificato la spirale al ribasso anche a causa dei declassamenti di molte aziende da rating investment grade a quello di high yield (“fallen angel”) che sta peggiorando il quadro tecnico portando masse aggiuntive nell’high yeld (il primo trimestre 2020 ha registrato il maggior volume di “fallen angel” mai registrato).

“Il busco spostamento dei prezzi causato da questi movimenti (in parte già limitato dalle banche centrali) offre l’opportunità di investire in emissioni di aziende di buona qualità soprattutto europee e statunitensi a rendimenti che, nel lungo termine, potrebbero essere molto attraenti”, conclude Gharbi.

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