Le economie dell’Est Europa restistono al coronavirus

A
A
A
Avatar di Stefano Fossati 22 Aprile 2020 | 14:30

A cura di Tim Umberger, Partner & Deputy Head of Eastern Europe di East Capital

Nel corso del 2019, le economie dell’Europa orientale erano in una fase di continua forte crescita (Europa centrale, Balcani e Paesi Baltici), o di ripresa in corso (Grecia, Turchia). In aggiunta alle forti valutazioni, gli investitori hanno goduto di buoni rendimenti, con la Grecia e la Romania che hanno chiuso l’anno rispettivamente al secondo e terzo posto dei mercati a livello globale. Tuttavia, le prospettive positive per il 2020 si sono improvvisamente invertite con la diffusione del Covid-19 in tutto il mondo. I mercati sono stati veloci a prezzare i risultati drammatici, dato che gli investitori, in particolare di fondi indicizzati, hanno iniziato a disinvestire. Anche se l’impatto economico sarà significativo, riteniamo che i mercati dell’est Europa siano ben preparati a gestire la crisi e gli attuali livelli azionari offrono interessanti opportunità di acquisto per gli investitori a lungo termine. Principalmente per tre motivi.

1. Avendo il vantaggio di un ritardo nella diffusione del virus, i governi erano in una posizione migliore per rispondere allo shock.
2. Livelli di debito generalmente bassi, che consentono una risposta fiscale aggressiva.
3. Settori bancari robusti con alcuni dei più alti coefficienti di adeguatezza patrimoniale, pronti ad assorbire gli shock economici a breve termine.

I paesi dell’Europa Orientale hanno annunciato in media misure di blocco totale con meno di 0,5 casi ogni 100mila persone, rispetto ai livelli dell’Europa occidentale di 6,4. È troppo presto per dire se questo si rivelerà di per sé sufficiente a contenere l’epidemia nella sua fase iniziale, ma guardando le curve, la situazione non sembra essere fuori controllo.

La vita all’indomani della crisi del coronavirus sarà diversa. Mentre tutti i cambiamenti sono difficili da prevedere, una cosa sta diventando sempre più chiara: ci sarà uno spostamento della società da offline a online, poiché i blocchi accelereranno l’adozione di soluzioni digitali in tutti gli aspetti della vita. Un’azienda che beneficia chiaramente di questa tendenza è Wirtualna Polska, una delle principali piattaforme online e player di e-commerce in Polonia, che offre una varietà di soluzioni online. Oltre a ad attività verticali più consolidate come la moda, l’azienda ha anche linee di business innovative, come Extradom, uno strumento automatizzato per la progettazione di case online dove i clienti non hanno bisogno di incontrare un architetto. È molto probabile che tali attività si sviluppino molto più velocemente di quanto si sia pensato in precedenza.

Anche se difficile da stimare con precisione, lo shock economico per tutti i paesi sarà notevole. I nostri calcoli suggeriscono che la chiusura di un mese fa diminuire il Pil di poco più del 4%, con un impatto che cresce in modo non lineare con la durata della chiusura.

Il basso livello di indebitamento consente una forte risposta fiscale, ma fa sperare in una ripresa più rapida all’indomani della crisi, poiché le economie mantengono un certo respiro nonostante l’assunzione di nuovi debiti. I governi, infatti, non hanno perso molto tempo, annunciando pacchetti fiscali consistenti. Come ad esempio in Repubblica Ceca, con il 19% del Pil (tra i maggiori a livello globale), e la Polonia, dove la componente di cassa del pacchetto si attesta al 2,8% del Pil, che si aggiunge all’1,7% annunciato nel 2019. Se da un lato questi numeri non sono probabilmente sufficienti a prevenire la recessione, dall’altro fungeranno da importanti ammortizzatori e renderanno la situazione più sopportabile.

A medio termine, l’Europa dell’Est beneficerà ulteriormente, a nostro avviso, di due tendenze che la crisi attuale ha sostenuto. In primo luogo, questi Paesi potrebbero benissimo rafforzare ulteriormente la loro posizione e la loro quota nelle catene di fornitura globali. Dall’Europa centrale ai Balcani e alla Turchia, è logico aspettarsi che i costi competitivi sul lavoro e la vicinanza geografica rendano più forte il caso degli investimenti nel mondo post pandemia. In secondo luogo, sembra inevitabile che il prezzo del petrolio rimarrà basso più a lungo. Ciò potrebbe rivelarsi cruciale nella prima fase della ripresa economica, in quanto le bollette energetiche più basse sono di fatto uno stimolo esterno significativo, con la Turchia che ne beneficia maggiormente in quanto grande importatore di energia.

Il settore bancario si trova in una situazione completamente diversa rispetto al 2008/2009. A causa delle norme molto severe e delle elevate riserve di capitale anticicliche, il coefficiente di adeguatezza patrimoniale è superiore di circa il 50% rispetto a 10 anni fa.

Il nostro principale vantaggio è che le aziende sono ben preparate e abbastanza robuste da resistere al peggio. Le valutazioni sono chiaramente attraenti, soprattutto se si guarda oltre il 2020. Molti titoli – non da ultimo le banche – scambiano con un rapporto prezzo-utili a una sola cifra, un’occasione rara di cui vale la pena approfittare. Prevediamo che la crescita degli utili riprenderà significativamente nel 2021.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Bce, Lagarde: “E’ ancora necessario ‘schermare’ l’economia”

Il 2021 potrebbe essere l’inizio della fine di una crisi senza precedenti

Mercati a metà strada tra pandemia e nuova normalità, come investire in questa fase

NEWSLETTER
Iscriviti
X