La portata degli stimoli monetari e fiscali avrà conseguenze nel lungo periodo

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di Stefano Fossati 29 Aprile 2020 | 12:30

A cura di Gero Jung, Chief Economist e Pierre Pinel, Cio Asset Allocation di Mirabaud AM

Ci aspettiamo che la crisi economica attuale finisca quest’estate, con il punto più basso della recessione che verrà raggiunto all’inizio del secondo trimestre 2020. La portata degli interventi di politica fiscale e monetaria è inedita e avrà conseguenze nel lungo periodo. I costi economici della crisi saranno permanenti.

Prevediamo che l’attività economica globale calerà del 3% (in termini reali, ponderata sulla parità del potere di acquisto) quest’anno. Si tratta di un crollo molto più profondo di quello verificatosi durante la recessione globale del 2009, quando la produzione mondiale è diminuita di un più moderato 0,1%. Una volta che le misure di lockdown verranno allentate nelle economie sviluppate, ci aspettiamo una ripresa dell’attività, a partire dal terzo trimestre. È improbabile che il settore dei servizi torni immediatamente al 100% della sua capacità, ma guiderà il rimbalzo. A ciò contribuiranno le misure di stimolo da parte dei governi, sul fronte sia fiscale che monetario. Negli Stati Uniti, il nostro scenario di base prevede un recupero del 17% nel terzo trimestre.

Finora le banche centrali hanno aumentato – a livello globale – i loro bilanci di oltre 2,7 mila miliardi di dollari dall’inizio di marzo; circa i 2/3 di questa iniezione di liquidità provengono dagli Stati Uniti. L’ammontare di tale apporto di liquidità a livello globale è ben diverso dai 2,5 mila miliardi di dollari messi a disposizione – su un periodo di 12 mesi – durante la crisi finanziaria di oltre 10 anni fa.

Cosa può cambiare il nostro scenario di base? Sia la velocità della ripresa sia la profondità della recessione dipendono dalla strategia che verrà attuata per uscire dall’isolamento. In questo caso, test efficienti e un vaccino per il Covid-19 sono fondamentali, anche se è improbabile che quest’ultimo sia utilizzabile prima di giugno 2021.

Nel lungo periodo, le perdite nella produzione economica saranno permanenti. Le conseguenze economiche saranno importanti. Per prima cosa, la perdita netta della produzione totale aggregata è di quasi 9 mila miliardi di dollari, o di circa l’11% dell’output mondiale. La crescita globale rimarrà contenuta anche dopo il 2021, quando i principali effetti della crisi saranno probabilmente scomparsi. Inoltre, due elementi resteranno il tema dominante nel contesto attuale. I bilanci delle banche centrali nelle principali economie non sono mai aumentati in misura simile. Questo complicherà una possibile strategia di uscita – esperienze recenti hanno dimostrato le difficoltà per le autorità monetarie di ritirare questo tipo di misure. In secondo luogo, l’aumento dei deficit del settore pubblico e dei livelli di indebitamento è significativo e probabilmente rimarrà elevato negli anni a venire. I risparmi, compresi quelli precauzionali, aumenteranno.

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