Commissione Ue, nuove misure a supporto del settore bancario

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di Stefano Fossati 30 Aprile 2020 | 12:00

La Commissione Ue ha annunciato ieri una serie di nuove misure oltre che alcune interpretazioni normative che vanno nella direzione di garantire maggiore flessibilità al settore bancario a fronte della crisi economica. Secondo gli analisti di Equita Sim, non si tratta di mosse con impatto dirompente specie sul capitale delle banche, dal momento che alcune ricalcano le misure già adottate dai regolatori (flessibilità nell’applicazione dell’Ifrs9, nella classificazione a Npe in caso di moratoria pubblica/privata), ma dal punto di vista qualitativo sono un ulteriore segnale confortante del supporto che anche il legislatore vuole garantire al settore.

Le nuove misure che la Commissione intende introdurre riguardano modifiche alla Crr. Nello specifico:
– estensione di due anni (al 2024) nel periodo transitorio di applicazione dell’Ifrs9;
– posponimento di un anno (al 2023) dell’applicazione del leverage buffer per le G-SIfi, misura che nel caso delle banche italiane si applica solo a Unicredit (il leverage ratio minimo salirà al 3.5%);
– riduzione degli assorbimenti patrimoniali per i nuovi Npe coperti da garanzia pubblica (nello contesto delle banche italiane, l’applicazione sarebbe ai crediti coperti dalla garanzia fornita da Sace nell’ambito del decreto Liquidità);
– anticipo dell’introduzione dell’Sme supporting factor (riduzione del 24% degli assorbimenti patrimoniali sui prestiti fino a 1,5 milioni alle Pmi), attualmente previsto per il 2021;
– anticipo al 2020 dell’applicazione della riduzione dell’assorbimento patrimoniale (da 75% a 35%) nella cessione del quinto dello stipendio.

La Commissione inoltre ha confermato l’interpretazione dei regolatori riguardo in termini di flessibilità nell’applicazione dell’Ifrs9 e nella classificazione a Npe in caso di crediti garantiti da moratoria pubblica/privata.

In base ai calcoli degli analisti di Equita Sim, con la flessibilità garantita con le ultime iniziative i regolatori hanno sbloccato circa 60 miliardi di euro di capitale che dovrebbero permettere di assorbire fino a 150 miliardi di nuovi Npe (contro uno stock di 100 miliardi).

Infine, il governo italiano starebbe studiando la possibilità di estendere la garanzia di Sace non solo ai prestiti in bonis ma anche allo stock di Utp in essere prima del 1° febbraio: la manovra riguarderebbe, secondo gli stessi analisti, 43 miliardi di crediti problematici per le banche quotate e potrebbe avere un costo di 10 miliardi di euro.

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