Il Trading e la Fed

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di Redazione 25 Gennaio 2010 | 07:46
Anche i trader migliori del mondo perdono a volte.

Esattamente: il mercato non risparmia proprio nessuno. Non è un fatto nuovo, ma la reazione spesso è erronea. I più si dicono: “se pure i migliori non riescono a farcela sempre, che speranze ho io che mi affaccio da poco sul mercato? Poi, se pure i migliori con i loro sistemi sbagliano, allora posso fare altrettanto bene tirando a caso!”.

Niente di più lontano dalla verità. Siamo trader, non giocatori d’azzardo: l’ironia incredibile del mercato risiede nel fatto che spesso una scommessa può portare a grandi profitti laddove il piano di trading non lo fa. Ed è qui che casca l’asino: la lezione che viene imparata allora è che “il caso regna sovrano anche nei mercati, che non hanno un senso logico”.

Invece i mercati sono veramente tanto razionali, ma la razionalità si forma a livello di gruppo e crea il contesto del mercato. Ogni trade richiede un piano, un perché. Ecco la differenza: il trade è un insieme di regole che ci devono servire per decidere l’ingresso (il perché), il target (quanto razionalmente possiamo portar fuori dal mercato), lo stop (quanto possiamo rischiare in base al margine utilizzabile) e quindi il contesto (le condizioni attuali di mercato, delineate dall’analisi tecnica e dai dati macro in uscita).

Oggi spendiamo anche qualche parola sul tema più scottante dei prossimi mesi: la fine della stagione degli acquisti della Fed.

Probabilmente la Fed non alzerà i tassi per lungo tempo ancora (ricordiamo che deve tornare in territorio positivo il dato sui Non Farm Payrolls, e la produttività deve diventare sostenibile), ma la posizione fiscale potrebbe migliorare prima dell’area euro e del Giappone.  Il 2009 è stato una tempesta perfetta contro il Usd: il trade idea  generale era “risk-off” a livello globale, e quindi il dollaro ha perso pure lo status di moneta rifugio (dov’era la qualità?).

Inoltre il Quantitative Easing della Fed (dove la Fed praticamente si è sostituita al settore privato nell’acquisto di un ammontare record di bond, trasferendo la leva operativa dai mercati sul proprio bilancio) ha portato i tassi ai livelli più bassi mai visti – quindi tutti nel 2009 e probabilmente nel 2010  guarderanno alle relative posizioni fiscali per cercare “qualità” nelle diverse valute.

Cosa succederà quando la Fed smetterà di assorbire l’offerta di bond? Che il mercato lo dovrà fare, e per farlo ovviamente vorrà più compenso. Tra risk-premium e tassi reali, gli investitori si tufferanno in asset USA, e probabilmente  il modo migliore per approfittare di questo flusso di capitali sarà tenere sotto osservazione il Usd contro la valuta tipicamente più volatile: lo Yen.

E’ possibile che il UsdJpy faccia un bel salto in avanti, dunque, in questo 2010. Ovviamente è uno scenario molto meno “a senso unico” rispetto ad un trade come EurAud (arrivato vicino ai minimi storici), ma nonostante questo appetitoso.  Passando alle opportunità di oggi, abbiamo le vendite di  case esistenti (USA) questo pomeriggio alle 16.00 e quindi il resto della giornata guardiamo al carry trade, e ai trend imposti dai trader a Londra.

UsdJpy–grafico daily

Abbiamo assistito ad una buona tranquillità del cambio eurodollaro, dopo il test del supporto importante a 1.4040: la volatilità è diminuita così come l’escursione giornaliera. Per le prossime ore oltre al supporto già citato sarà interessante osservare come il cambio si comporterà alla prova della resistenza di 1.4220.

Passiamo al cambio UsdJpy, dove ci teniamo a far notare come la tendenza di lungo periodo si sia mantenuta probabilmente la più stabile e precisa tra le majors. Dal lontano 6 aprile a 101.40 la tendenza ribassista ha toccato precisamente il 10 agosto e l’8 gennaio descrivendo una trendline ribassista dalle premesse molto interessanti e dagli spunti operativi molteplici.

L’idea dominante comunque, dopo una tendenza di almeno 10 mesi, è di continuare a tenere fede alla linea venutasi a creare, che casualmente transita molto vicino all’area di massimo ancora considerata importante di 92.50. Gli obiettivi di questa propensione al ribasso sono ambiziosi ma transitano necessariamente dal supporto dato dal minimo di 84.80.

Interessante la configurazione del cable nel breve. Un grafico a 60 minuti rende bene l’idea di come sarà importante in giornata il supporto di 1.6090 (dato dai minimi crescenti) e come oltre 1.6160 ci si possa attendere una ripresa sino anche nei pressi di 1.63 figura.

Il dollaro nei confronti del franco è molto vicino al supporto importante di 1.0375. Attenzione invece nelle prossime ore alla tenuta di 1.0425 e 1.0450.
L’escursione ribassista dell’euro nei confronti del franco, oltre il supporto di 1.4720, non fa che confermare l’idea di 1.4580-1.46 come punto di arrivo della tendenza, prima di un’ipotetica risalita.

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