Rosti (Vanguard): “Active share, sono molte le leggende urbane”

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di Gianluigi Raimondi 11 Maggio 2020 | 12:45

Secondo un’analisi di Vanguard, nelle fasi di forte volatilità dei mercati finanziari la scelta di investire in un fondo di investimento che ha in portafoglio un’alta percentuale di azioni diverse da quelle dell’indice di riferimento, le cosiddette “active share”, non necessariamente produce risultati ottimali nel lungo termine. Ecco di seguito la view di Simone Rosti, Responsabile di Vanguard per l’Italia.

In una recente analisi, Vanguard ha analizzato i risultati delle gestioni attive ad alto turnover, confrontandole con quelli delle gestioni passive e delle gestioni attive che non si discostano dal benchmark di riferimento e caratterizzate da una bassa movimentazione del portafoglio. I dati utilizzati si riferiscono ai rendimenti mensili generati dai prodotti, sia in termini lordi sia al netto dei costi, partendo dal 2003 fino al 2018.

Le evidenze hanno messo in luce che, in media, le gestioni che movimentano di più il portafoglio e che si discostano di più dal benchmark di riferimento non riescono a ottenere extra-rendimenti rispetto alle gestioni passive a basso costo e quelle caratterizzate da un basso allontanamento dall’indice di riferimento. La media degli extra-rendimenti netti delle prime, infatti, si attesta a -0,84%, contro il -0,72% delle altre due tipologie di gestione.

L’analisi di Vanguard evidenzia anche la correlazione inversa tra la movimentazione del portafoglio di un fondo e le commissioni dallo stesso applicate ai sottoscrittori rispetto al rendimento netto. Le gestioni attive ad alto turnover, infatti, hanno un expense ratio medio dell’1,02%, mentre l’expense ratio medio delle altre due tipologie di gestione è dello 0,84%.

La presenza di “active share” comporta inoltre una maggiore dispersione dei risultati finali, senza un parallelo aumento del rendimento medio atteso. In contesti volatili come quello attuale la scelta più saggia per un investitore è quella di restare fedele ai propri obiettivi di lungo periodo, mantenendo le posizioni e aumentando il grado di diversificazione del portafoglio tramite gli ETF, essendo questi strumenti facilmente liquidabili e utilizzati anche per eventuali rotazioni di portafoglio.

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